riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

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    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Coscienze e comportamenti

Posted by pj su 25 ottobre 2011

Da qualche settimana è tornato sulla scena politica Romano Prodi: come docente di economia partecipa a una serie di programmi settimanali su La7 (domanda per l’emittente: perché realizzare un programma di qualità, per giunta in una cornice suggestiva, e mandarlo in onda alle 23.30?), mentre come esperto di politica ha ripreso la parola concedendo interviste e commentando la situazione del nostro Paese e del continente che ha contribuito a trasformare in Unione europea.

Nei giorni scorsi è intervenuto sul Messaggero con un articolo dedicato alle condizioni del Sud. Un articolo che non si ferma ai luoghi comuni e che azzarda anche qualche constatazione forte sulle vere cause dell’arretratezza, della mancanza di lavoro, della fuga delle forze migliori. Il problema di fondo, segnala Prodi, non dipende da una questione economica, ma una questione di legalità.
«Il Mezzogiorno – scrive il professore – non corre al passo del mondo contemporaneo perché la criminalità e i comportamenti illegali lo hanno isolato dal resto del mondo. Perché nessuno investe risorse in attività che corrono il rischio di essere quotidianamente taglieggiate dal mancato rispetto della legge. Perché nessuno si sente protetto da una classe politica a volte complice e a volte debole di fronte alle prevaricazioni. Perché, di conseguenza, le energie migliori fuggono».

Una legalità che fa rima con moralità. «Non sono gli interventi economici – precisa infatti Prodi – che pongono rimedio a questa situazione ma soltanto un mutamento etico e politico. Ed è in questa direzione che lo Stato e i cittadini debbono camminare».

«A questa semplice conclusione – rileva – si doveva arrivare molti decenni fa, senza illuderci che un po’ di denaro avrebbe cambiato le coscienze e i comportamenti, mentre è solo il cambiamento delle coscienze e dei comportamenti che può preparare un futuro al nostro Mezzogiorno».

Cambiare le persone per cambiare la società: parole nette, che non lasciano spazio a equivoci o a buonismi di circostanza. Una ricetta calvinista, quella di Prodi, solo apparentemente semplice, e forse proprio per questo trascurata fino a oggi. Più che una cura d’urto, infatti, la richiesta di una maggiore moralità nelle coscienze e nei comportamenti ricorda una dieta dimagrante: tutti sono convinti di poterla rimandare senza troppi fastidi e, poi, di poterla seguire senza particolari disagi. Fino a quando non si comincia ad avere fame.

Purtroppo la fame di denaro è difficile da controllare – al sud come al nord, beninteso -: fino a quando si considera la ricchezza materiale come principale parametro di riferimento per una vita felice, sarà difficile imporsi una dieta di “coscienze e comportamenti”.

D’altronde una dieta, alimentare o morale, non può prescindere dalla consapevolezza di un bisogno (la necessità di cambiare vita) e da valori genuini (nutrizionali o etici che siano). Abbinati, naturalmente, a una ferrea volontà di proseguire anche dopo i primi, inevitabili ostacoli.

7 Risposte to “Coscienze e comportamenti”

  1. Mi permetto di fare alcune considerazioni sulla questione delle condizioni del Sud. Sicuramente Romano Prodi ha tutte le capacità e l’intelligenza per analizzare in modo approfondito questo argomento e di dare anche delle valide soluzioni, perciò non mi permetto neppure minimamente di mettermi al suo livello, ecco perché ho iniziato dicendo, mi permetto solo alcune considerazioni, per la poca esperienza acquisita in questi ultimi 20 anni, provenendo dal nord e dal settore del commercio. Al primo impatto pure io avevo fatto le stesse considerazioni di Prodi, il motivo principale è la legalità e questo deve cambiare. Poi con il tempo ho notato che questo cambiamento innanzitutto è difficile (non impossibile), deve avvenire dall’interno, cioè dagli stessi abitanti del posto e non importato o imposto da altri, ma allo stesso tempo mi sono accorto con il tempo, che non è solo questa la motivazione e continuare a cercarne una sola è forse il metodo errato che per anni si è seguito. Le motivazioni in realtà sono tante e questo rende anche più difficile il cambiamento. Oltre alla legalità, possiamo trovare problemi nella determinazione e nella volontà, nella velocità, nelle strutture e infrastrutture, nelle comunicazioni e nelle distanze tra una località e l’altra, nettamente superiori che al nord, nei controlli che spesso mancano e permettono di uscire o di stare fuori dalla legalità, ecc.; insomma tante e molto diverse. Attenzione, non voglio essere solo o troppo critico, ma cercare di fare una analisi per poter aiutare il cambiamento, perché continuare a dire che va tutto bene o alla prima critica gridare al razzismo nordista o piangersi addosso, non aiuta proprio quel cambiamento desiderato e gli anni in questa situazione dimostrano proprio questo. Allora analizziamo e vediamo quante e quali cose non vanno e poi forse si può iniziare un cambiamento, ma se il malato non accetta e riconosce di esserlo sarà molto difficile questo cambiamento, non basta che il medico ci dica di essere malati, non basta neppure darci le medicine giuste, se non decidiamo di prenderle, la malattia o come in questo caso le problematiche che affliggono da anni questa parte della nazione italiana rimarranno al loro posto o addirittura peggioreranno. Difficile da attuare, ma forse un buon consiglio per Romano Prodi sarebbe quello di vivere in questi luoghi per alcuni anni e di provare personalmente le situazioni che ho descritto sopra, potrebbero aiutarlo nelle analisi e nelle soluzioni. Comunque, al di la delle battute, (ma non proprio), il cambiamento di questa situazione non è facile ma neppure impossibile, le soluzioni magari ancora tutte da trovare, una sicuramente come buon punto di partenza, potrebbe essere quella del cambiamento personale, non aspettando la massa, non aspettando aiuti esterni, ecc.. Ancora più difficile? Forse si, ma molto più soddisfacente e contagioso, magari altri potrebbero alla fine seguire la stessa strada; provare per credere!

  2. e’ una cultura, costruita in laboratorio,… nutrita, rinforzata e protetta nei fatti da chi ha convenienza a farla crescere cosi… Cambiando gli obiettivi di chi e’ in grado di trascinare (e di riprogrammare) la massa si otterranno automaticamente dei risultati – perche tutto avviene di conseguenza… gli investimenti, il lavoro, maggiore presenza e effettiva attuazione di reinforzare le regole, tutto di conseguenza a questa decisione – sono pessimista. (scrivo male, ma spero si capisca). bho… non so se ho detto qualcosa che non si sapesse gia :))))

    • Per capire meglio, cosa significa “cultura costruita in laboratorio” e sopratutto a cosa ti riferisci?

      • non so bene come spiegarmi ma penso che va bene a certi (chi ne trae profitto) che un certo modo di pensare rimanga come e’… cosi che possano continuare a far ‘funzionare’ le cose come ‘funzionano’ blaming the same old non importa… come per esempio quando al governo non importa se tu dici ‘troppe tasse’ basta che le paghi… da pure la colpa a chi vuoi tu non fa niente anzi ti fa sentire giusto lamentandosi (e ti sfoghi e buonanotte… lo sfogo e’ necessario) che ti danno e ti giustifica pure (non a tutti vabbe ma per spiegare) per continuare a fare il contrario di quello che servirebbe per cambiare le cose diventando cosi addirittura difensori ‘chi ne trae profitto’… e consolidando la struttura disfunzionale… bho… mi fumano le orecchie… piu di cosi non riesco :)))

  3. Giuseppe said

    Non credo sia un caso che i paesi dove il popolo ha goduto una migliore qualità della vita (indipendentemente dal tipo di governo) siano, per esempio, i paesi del nord Europa, paesi nei quali anche i gatti rispettavano la legge. Per contrasto, che però rafforza lo stesso concetto, non credo che sia un caso che gli unici in Europa ad essere messi peggio di noi siano i greci, che guarda caso erano gli unici a superarci in fatto di illegalità e cattiva gestione della cosa pubblica.

  4. Matteo said

    Io vedo una correlazione inversamente proporzionale tra legalità e temperatura media locale

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