riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Le colpe degli altri

Posted by pj su 16 ottobre 2011

Cortei indignati ma pacifici in 950 città del mondo. Disordini solo a Roma. Perché?
«Da noi accade – risponde il direttore della Stampa, Mario Calabresi – perché non abbiamo mai preso le distanze in modo netto e definitivo dalle pratiche violente. Perché siamo i massimi cultori del “ma” e del “però”, che servono a giustificare qualunque cosa in nome di qualcos’altro. Per guarire dovremmo eliminarli dal vocabolario. Smettere di relativizzare la violenza».

O smettiamo di giustificare, comprendere e minimizzare, ipotizzare complotti e scaricare le colpe sui soliti capri espiatori – come più di qualcuno sta già facendo – o resteremo sempre “l’anomalia italiana”. E non sarà l’ultima volta in cui dovremo sospirare “Anche oggi ci tocca vergognarci“.

2 Risposte to “Le colpe degli altri”

  1. Al nostro Paese sta mancando da tempo quel senso comune di etica, che dovrebbe salvaguardare la società dai tanti scandali che, invece, vengono normalmente tollerati. In nessuna parte del mondo, per esempio, vi è una legge che obblighi uomini al potere di dimettersi quando si trovano ad affrontare situazioni complicate a livello giudiziario; però lo fanno, e tutti si aspettano che lo facciano. E non si tollera, mai, alcun tipo di scusante.

  2. Anonimo said

    E’ vero che siamo un popolo ipertollerante verso cose che non dovremmo tollerare, violenza in primis, ma grazie a Dio, questa volta, c’è stata una forte indignazione verso quello che è successo da parte di quasi tutti, partecipanti al corteo compresi.
    Può essere un buon segno. La gente vuole cambiamento non violenza.

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