riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Alla ricerca della terza via

Posted by pj su 27 agosto 2011

Interessante riflessione di Angelo Scola sul rapporto tra cristianesimo e società, riportata da Aldo Cazzullo sul Corriere.

In questa fase di post-modernità, si confrontano nella società italiana due interpretazioni culturali del cristianesimo.

La prima è quella che tratta il cristianesimo come una religione civile, come mero cemento etico, capace di fungere da collante sociale per la nostra democrazia. Ma, se una simile posizione è plausibile in chi non crede, a chi crede deve essere evidente la sua strutturale insufficienza.

L’altra, più sottile, è quella che tende a ridurre il cristianesimo all’annuncio della pura e nuda Croce per la salvezza di “ogni altro”. Occuparsi, per esempio, di bioetica o biopolitica distoglierebbe dall’autentico messaggio di misericordia di Cristo. Come se questo messaggio fosse in sé astorico e non possedesse implicazioni antropologiche, sociali e cosmologiche. Ma un simile atteggiamento produce una dispersione dei cristiani nella società e finisce per nascondere la rilevanza umana della fede in quanto tale; al punto che, di fronte ai drammi anche pubblici della vita, si giunge a domandare un silenzio che rischia di svuotare il senso dell’appartenenza a Cristo […].

Nessuna di queste due interpretazioni culturali, dal punto di vista di Scola, riesce ad esprimere in maniera adeguata la vera natura del cristianesimo e della sua azione nella società civile: la prima perché lo riduce alla sua dimensione secolare, separandolo dalla “forza sorgiva del soggetto cristiano” […]; la seconda perché priva la fede del suo spessore carnale.

Per il patriarca è più rispettosa della natura dell’uomo e del suo «essere-in-relazione» un’ altra interpretazione culturale, che […] propone l’avvenimento di Gesù Cristo in tutta la sua interezza, annunciando tutti i misteri della fede e tutti gli aspetti e le implicazioni che da tali misteri sorgono. Il ruolo centrale è giocato dallo stile della testimonianza, che si contrappone a quello della militanza o dell’ egemonia: testimonianza intesa come metodo di conoscenza e di comunicazione.

Da questo sguardo, da questa curiosità e passione, niente di ciò che fa parte della vita quotidiana degli uomini e donne di oggi, come anche la politica e l’ economia, può restare fuori: così si costruisce quella che il patriarca chiama “amicizia civile”.

La presenza cristiana nella società, per risultare significativa o almeno sensata, richiede una prospettiva nuova. Limitare la fede al ruolo di collante sociale o, sul versante opposto, confinare la spiritualità negli angusti spazi del “fatto privato” per un malinteso senso di rispetto verso le diverse realtà religiose può aver dato soddisfazione a chi voleva limitare il peso sociale di un insieme di valori chiaramente riconoscibili. Un osservatore onesto, però, non potrà non riconoscere che le due soluzioni non si sono rivelate soddisfacenti da nessun punto di vista.

Urge dunque una nuova chiave di lettura, che deve arrivare dai cristiani stessi, e deve prendere le mosse dalle radici del testo biblico: essere nella società senza lasciarsene travolgere, essere della società senza perdere la propria vocazione; rispettare gli altri senza smarrire il Messaggio di cui siamo depositari, annunciare il Messaggio senza dimenticare l’amore che siamo chiamati a provare per chi ci sta di fronte. Un equilibrio impegnativo, che richiede maturità e passione, forza e prudenza, serietà e serenità, presenza e discrezione.

Impegnativo, certo, ma necessario: solo su queste direttrici potrà svilupparsi un approccio sano e un dialogo fruttuoso in una società sempre più complessa, che tuttavia non ha perso la sua fame di Speranza.

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