riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Senza sapere perché

Posted by pj su 12 aprile 2011

Chi frequenta le reti sociali non sarà riuscito a sottrarsi: in questi giorni decine di contatti – o amici che dir si voglia – inoltrano post generici al limite della banalità in relazione alle prossime consultazioni referendarie. Il messaggio è uguale per tutti, e viene declinato in una improbabile versione neutrale – che pretende di spiegare le complesse questioni in tre righe – e un’altra, più militante, dove azioni e obiettivi politici sono esposti in maniera più evidente.

Non sono solo i credenti evangelici a far girare questi post, beninteso. Semmai è sintomatico che a lasciarsi coinvolgere siano anche i credenti evangelici.
 E non certo perché l’impegno politico – dalla sua declinazione locale, meramente amministrativa, alla promozione della democrazia diretta rappresentata dai referendum – sia sbagliato per principio: ognuno è libero, davanti a Dio e alla sua coscienza, di esercitare le forme che ritiene più opportune per andare incontro alla società con il Messaggio di speranza e l’aiuto pratico che siamo chiamati a portare attorno a noi insieme al Messaggio della salvezza.

Più di qualcuno probabilmente resterà scandalizzato da una affermazione simile, e non c’è da stupirsene: l’ambiente evangelico italiano, salvo rare eccezioni, ha – legittimamente, è chiaro – scelto di non occuparsi delle vicende terrene in una forma invasiva come l’impegno politico, talvolta trascurando, in questa corsa al disimpegno, perfino il risvolto sociale di una presenza costante, visibile, attiva della chiesa nella comunità locale.

Se la scelta in questione, perseguita in maniera coerente da generazioni di credenti, è del tutto legittima, va anche aggiunto che è il motivo per cui oggi, di fronte alla politica, la componente evangelica si trova spesso disorientata, mancano proposte originali e coerenti per una società che, ci accorgiamo ora, ha sostituito i principi con gli istinti.

Il risultato è che la nostra estraneità all’agone politico – una estraneità benedetta, almeno secondo i nostri padri -, ci porta oggi a scegliere senza sapere, sostenere senza informarci, promuovere senza conoscere. Imbarcandoci in cause degne di migliore attenzione, con un’attenzione degna di miglior causa.

Ultimo caso in ordine di tempo, appunto, i prossimi quesiti referendari. Ai quali in molti hanno dato il loro sostegno entusiasta, senza se e senza ma, quando alcuni “se” e “ma” sarebbero quantomeno opportuni.

Non scenderemo nello specifico delle tematiche su cui la tornata referendaria ci chiamerà a prendere posizione: il problema del nostro impegno infatti, rileverebbe qualsiasi analista, non è politico ma prepolitico. Quel che lascia perplessi, insomma, non è tanto il “cosa”, ma il “come”; non il merito, ma il metodo.

Sì, perché con la nostra adesione (che poi, beninteso, consiste in un semplice “click” alla voce “inoltra”) dimostriamo quanto ci difetti quella che, un tempo, si sarebbe definita la cultura politica: ossia quell’insieme di conoscenze, competenze, esperienze che guidano un’analisi adeguata della situazione e una scelta opportunità delle posizioni.

E, invece, eccoci coinvolti al volo da una passione fino a ieri considerata clandestina: agnostici della politica, abbiamo deciso di impegnarci prima ancora di esserci posti il problema delle idee e delle azioni: ingenui nelle convinzioni, esorbitanti nelle posizioni, incoraggiati forse da un panorama parlamentare desolante in fatto di dignità e austerità, abbiamo pensato che il fai-da-te abbinato a qualche versetto biblico strategico potesse bastare a far meglio di quel che vediamo attorno a noi.

Senza rete e senza bussola, ci ritroviamo a confondere i comportamenti dei singoli con il pensiero politico degli schieramenti, le leggi con i principi, perfetti coristi poco intonati di schieramenti raccogliticci nell’ambito dei quali ci pregiamo, di volta in volta, di intonare peana o di scandire slogan vuoti, senza curarci minimamente del contenuto: e tutto questo in barba alla coerenza cristiana che, invece, ci imporrebbe sobrietà e valutazioni ben diverse.

Basti guardare ai prossimi referendum e alla superficialità con cui tanti, troppi cristiani rilanciano un messaggio, una scelta, un’idea, senza rendersi conto di quanto quell’idea sia vacua e strumentalizzata, oltretutto senza preoccuparsi – per amor di fede o almeno per amor proprio – di andare oltre la mediocrità di un bigino approntato alla bisogna da chi, oggi, ride compiaciuto per la facilità con cui ci si può abbindolare.

Questo non è, si badi, un discorso politico. Crediamo nella libertà di votare sì, votare no e perfino di non votare: se la democrazia è veramente tale, non la si può applicare à la carte, dando la patente di legittimità solo a chi fa il nostro gioco.

Il problema, si diceva, è più profondo. Viene infatti da chiedersi quanti conoscano le questioni sul tappeto, e quanti invece si siano mossi sull’onda dell’emozione. Quanti abbiano almeno letto, se non proprio approfondito, le leggi in questione, e quanti invece abbiano preferito attivarsi in favore di una causa dopo essersi fatti sommariamente raccontare il motivo del contendere da altri, meno disinteressati e ben lieti di contare su altre forze da schierare nelle piazze virtuali.

Ma d’altronde, è ovvio, così è più comodo: quattro slogan oggi, quattro croci domani, e dopodomani saremo pronti per tornare lontani dalla società civile, dall’amministrazione locale, dalla politica, pronti a indignarci quando qualcosa “non va” senza peraltro degnarci di intraprendere un impegno serio e costante per cambiare le cose. Meglio seguire la corrente, adeguarci alla linea che suona più affascinante, magari lasciandoci influenzare nelle nostre opinioni da pensieri schierati che nemmeno sappiamo essere tali.

Quattro croci bastano al massimo per mettersi a posto la coscienza, non certo per cambiare la società. Se, come cristiani, riteniamo di non doverci estraniare dalla realtà, sarà il caso di cominciare a porci più di qualche domanda, e darci qualche risposta che sia seria dal punto di vista morale, fondata sul versante etico, lineare sul piano pratico.

Ma questo richiede impegno. Molto meglio lanciare la pietra da qui a giugno, e nascondere la mano fino alla prossima causa prêt-à-porter, delegando altri a formare le nostre opinioni in vista del prossimo click.

4 Risposte to “Senza sapere perché”

  1. RADIOLONDRA said

    “Questo non è, si badi, un discorso politico. Crediamo nella libertà di votare sì, votare no e perfino di non votare: se la democrazia è veramente tale, non la si può applicare à la carte, dando la patente di legittimità solo a chi fa il nostro gioco.”

    Per il cristiano, non esiste la libertà di votare. Il cristiano, ha l’obbligo di informarsi, per quanto gli è possibile, e scegliere bene,(che nel caso di elezioni politiche consiste sempre nello scegliere il meno peggio). Purtroppo invece una parte dei credenti crede che non ci sia alcuna relazione fra la loro fede e le loro scelte e preferenze in politica e nelle battaglie sociali, e un’altra parte, per ignoranza, sceglie di appoggiare sedicenti difensori dei valori cristiani, che si rivelano poi essere, quasi sempre, i peggiori nemici della causa del Signore. Decenni or sono, analfabeti e sempliciotti credenti, sostenevano e votavano uomini corrotti fino al midollo spinale, perchè erano i candidati “ru partitu ru Signuruzzu”, il partito di Gesù, la vecchia Democrazia Cristiana; non mi pare che molto sia cambiato.

  2. Luca said

    Il tuo discorso, caro Paolo, non mi sembra avere molto senso. Perché? Se hai due scelte ne devi abbracciare una. Le motivazioni che spingono una persona a decidere una cosa piuttosto che un altra non sono affar tuo credo, puoi criticare secondo il tuo modo di vedere le cose, ma appunto è il TUO modo di vedere le cose, e non è detto che sia quello giusto. Non espliciti neanche la scelta che tu approvi e le ragioni perché lo fai, alla fine dai torto a tutti…tranne che a te stesso!

    • pj said

      Non sta a me suggerire come votare: non era quello lo scopo dell’intervento. Se hai letto i quesiti referendari e le leggi relative, puoi costruirti un’opinione ragionevole e le opportune motivazioni. Gli unici che hanno davvero torto sono coloro che all’informazione preferiscono gli slogan o si accontentano di un’imbeccata di parte, per poi sbandierare inconsapevoli la loro ignoranza.

  3. Matteo said

    Io leggo questo editoriale come un invito a prendere parte alla politica in maniera continuativa e, perché no, se qualcuno lo sente come una chiamata, anche ad entrarvi.

    P.S.
    Poi, concordo sul fatto che raramente Paolo prenda una posizione personale nei suoi editoriali, però egli deve principalmente stimolare a riflettere piuttosto che cercare consensi.
    Ed in ogni caso, si lamentava soprattutto dell’atteggiamento alla “Brancaleone”. Purtuttavia, nel mondo dei social network non puoi scrivere paginate di riflessioni perché i più “sbirciano” soltanto pochi minuti; quindi occorre essere stringati, magari triviali, ma concisi.

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