riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Privilegio incompreso

Posted by pj su 16 marzo 2011

Non è questo ‘l terren ch’i’ toccai pria?
Non è questo il mio nido ove nudrito fui sí dolcemente?
Non è questa la patria in ch’io mi fido,madre benigna et pia,
che copre l’un et l’altro mio parente?
(F. Petrarca – Canzoniere, CXXVIII)

Per ventura o per scelta viviamo in Italia, e dovremmo esserne grati. Non è questione di nazionalismo né di sentimentalismo. E nemmeno di politica.

150 anni non si possono riassumere in poche battute, e risulta fuorviante – come qualcuno ha tentato di suggerire – volervi leggere una storia fatta solo di momenti di gloria o, sull’altro fronte, esclusivamente di misfatti. Come tutti i Paesi al mondo, anche l’Italia ha avuto i suoi eroi e i suoi furfanti, in ogni epoca ha saputo dare il meglio e il peggio di sé, in base alle convinzioni, alle motivazioni, ai riferimenti morali di chi l’ha vagheggiata, vissuta, rappresentata.

Al di là delle cartoline, tuttavia, esistono ragionevoli motivi per essere grati di vivere qui e ora. Un privilegio per il quale molti, anche in queste ore, rischiano la vita su rotte precarie, ma che spesso noi sottovalutiamo, concentrati come siamo sulle polemiche di giornata.

Sì, è un privilegio. Viaggiare, conoscere, studiare, intraprendere. Concorrere alla vita politica del Paese. Informarsi e informare. Manifestare. Vivere ed esprimere liberamente la propria fede.

Un privilegio che si chiama libertà, per il quale qualcuno ha combattuto. Qualcuno ha sofferto. E qualcuno ha pagato anche con il sangue.

Questi 150 anni di storia d’Italia si intrecciano, inevitabilmente, anche con la storia del movimento evangelico. E se tanti evangelici in questi 150 anni hanno preferito starsene in disparte, vivendo una vita di fede separata e quasi indifferente a ciò che accadeva attorno a loro, molti altri hanno contribuito a rendere l’Italia quello che è oggi.

E se quello che l’Italia è oggi ci pare ancora poco, dipende anche da noi: solo che, anziché imputarlo a chi ci ha investito del suo meglio per renderla tale, forse dovremmo chiederne conto all’indifferenza di coloro che – centocinquanta anni fa, cento anni fa, cinquant’anni fa, venticinque anni fa: ogni generazione ha le sue responsabilità – hanno preferito astrarsi dal “mondo”, concentrandosi su dotte disfide teologiche, lasciando campo libero a una degenerazione morale e a un vuoto etico di cui, oggi, paghiamo le conseguenze.

Forse, anziché ritirarci nella nostra aurea solitudine in attesa di tempi migliori, avremmo dovuto comprendere – un secolo e mezzo fa, cent’anni fa, due generazioni fa, l’altroieri – che i tempi migliori non nascono per caso. Forse avremmo dovuto alzare la voce con chiarezza, prima che il fango travolgesse ogni cosa. Forse avremmo dovuto essere più presenti: con l’azione, ma anche con la preghiera. Preghiera per le autorità, per la nazione, per il popolo: la Bibbia, in fatto di spunti per una preghiera mirata e specifica, ci offre l’imbarazzo della scelta.

Eppure, al di là delle amare considerazioni d’attualità, della crisi economica e delle fosche nubi nucleari, poter vivere qui e oggi resta un privilegio. Che, forse, l’ingratitudine e la poca lungimiranza dell’uomo moderno non ci permettono di cogliere, ma che ben saprebbero cogliere i nostri fratelli nordcoreani, iraniani, somali, maldiviani.

E allora, davvero, non possiamo non ringraziare Dio per quello che questi 150 anni hanno rappresentato. E, per il futuro, non possiamo non invocare la sua benedizione.

Sì, Dio benedica l’Italia e gli italiani: un popolo complicato e speciale, difficile e sorprendente, sconsolante e spettacolare, fanalino di coda e secondo a nessuno.

Dio benedica l’Italia. Ma noi, facendo tesoro delle esperienze passate tentiamo di non dimenticare che, almeno in parte, il futuro del Paese dipenderà anche da noi: dalla nostra preghiera, dal nostro esempio, dal nostro impegno.

Per i prossimi 150 anni, prendiamo sul serio questa sfida.

8 Risposte to “Privilegio incompreso”

  1. Davide said

    Bellissima analisi e importante conclusione.
    Una storia importante, un presente complicato. Ma soprattutto un futuro molto, molto impegnativo per ognuno di noi, nel nostro piccolo. Sono pienamente d’accordo con te nel pensare che questa debba essere la nostra consapevolezza, e la nostra sfida.

  2. Tommaso said

    Condivido tutto! peccato che queste riflessioni si facciano oggi 17 marzo 2011. Il problema sta tutto qua. La libertà sta anche nel fatto di poter esprimere il proprio parere. Trovo correttissimo e ricchissimo di valori queste tue parole… ma, come evinenziato nel tuo pensiero, dovremmmo metterlo in pratica tutti i giorni e non solo un giorno.

    Un solo appunto: certo… se nel nostro paese noi evangelici siamo minoranza è un nostro errore, perchè dovevamo essere noi i facitori e gli urlatori del Vangelo nelle strade. Non tutti l’hanno fatto. Si è vero non l’abbiamo fatto pienamente; ma facciamo attenzione. Noi siamo chiamati a portare la “Buona Notizia”. Ognuno deve rispondere personalmente (e ne risponderà personalmente) a questo comandamento del Signore. Possiamo anche esortare i fratelli a farlo ed è una cosa buona. Ma il resto non tocca a noi. Il Signore sa tutto. Il Signore sa anche il vero motivo se nel 2011 siamo in questa situazione. Noi certamente possiamo parlarne, ma dobbiamo essere coscienti anche questi discorsi possono essere “vento”, davanti all’onniscenza e onnipotenza di Dio. Un’abbraccio nel Signore a tutti.

    • pj said

      Dobbiamo ricordarlo ogni giorno, e le ricorrenze dovrebbero servire proprio a enfatizzare e valorizzare questa memoria.

  3. Francesco said

    Concordo. Dobbiamo essere sale e luce qui, ed in ogni luogo dove ci mette Dio, ora, e in ogni momento della ostra vita. Quello che ci circonda è anche il frutto di chi siamo noi.

  4. Tina V. said

    o forse bastava (basterebbe) fossimo più uniti…

  5. Matteo said

    Per gustare cos’è l’Italia, occorre andare a vederla dall’esterno (e dall’estero, in particolare).
    Allora. il punto di vista degli altri ti aiuta a mettere sotto i riflettori molte cose e te ne fa scoprire!

    Poi torni in patria e vivi un po’ più da vicino e assapori la nostra vitalità, su tutti i piani.
    Purtroppo, il rammarico è che per sentirsi soddisfatti vorremmo anche sentirci concordi e cooperativi, mentre i fatti (specie la cronaca) ci fanno addolorare molto.

  6. ellepiana@libero.it said

    Io ho sempre nel cuore le storie della guerra che mi raccontava mio padre,che giovane alpino combattè e fu anche deportato in campo di concentramento in Germania. Ero piccola, ma i suoi racconti mi hanno sempre emozionato e lo vedevo come un eroe.
    Tornò a casa vivo per miracolo e la prima cosa che fece fu cercarsi un lavoro e mettere su famiglia, come tanti suoi coetanei.Per me l’Italia è iniziata da lì, perchè ero testimone di fatti e storie di vita vissuta. Per me il concetto di Patria è un concetto vero e profondo che mi fa sempre versare qualche lacrima. Prima e dopo altre storie tutte indispensabili, ma l’Italia è la mia vita, la mia storia, il mio passato ed il mio futuro terreno sapendo che la mia speranza eterna è con il Signore Gesù, ove ci troveremo tutti cittadini di una città celeste

  7. Mio nonno ha combattuto al fronte nella Grande Guerra, e sono cresciuto con questo mito. Mi meraviglia come un bene così prezioso sia così messo in discussione in questi giorni, discussioni che probabilmente svanirebbero se, per assurdo, qualche nazione ci attaccasse. Gli italiani hanno sempre saputo tirare fuori le proprie risorse, giustamente ricordate in questo articolo come non seconde a nessuno, ma hanno sempre aspettato l’ultimo momento. Non si è sempre fortunati. Per quello che riguarda gli evangelici in particolare, è ancora troppo poco conosciuto il fatto che il Risorgimento aveva una matrice protestante, persino nel nostro stesso ambiente.

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