riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

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Il senso del limite

Posted by pj su 2 luglio 2010

Abbiamo perso il senso del limite? Se lo chiede, in un interessante intervento su Panorama, Giulio Meotti, che rileva come «nella stagione delle nonne che diventano mamme, dei trans, delle discussioni infinite su aborto, eugenetica ed eutanasia, i confini non contano più… siamo così confusi da fare sempre più fatica a distinguere la vita dalla morte, il padre dalla madre, il maschio dalla femmina».

Un articolo lungo per lanciare un allarme e una speranza: «che dai casi che più hanno diviso l’opinione pubblica recentemente si possa trarre una lezione. Abbiamo perso il senso del limite».


I greci, scrive Meotti, erano fermi nella condanna «di ogni forma di “hybris”… e all’elogio concomitante del pudore, della modestia nel pensiero e nell’azione», cui  corrisponde, nella prospettiva cristiana, «il dogma del peccato originale: l’uomo che, per orgoglio o voracità, andava al di là di ciò che la sua condizione prescriveva veniva richiamato severamente all’ordine».

Nel concreto Meotti nota come «In passato il confine tra vita e morte, uomo e donna, padre e madre appariva come delineato da un segno ben marcato, assoluto. Oggi, invece… quel tratto nero ha bordi che sfumano nel grigio, sono diventati sfuocati, labili, non sappiamo più decidere dove inizia e dove finisce. È così che si spalanca un abisso. Per questo siamo così turbati, confusi e divisi su questioni come la pillola abortiva, il fine vita, la stagione dei transessuali, fenomeni e problematiche tanto diversi tra loro quanto accomunati dalla dissoluzione dei limiti che prima li rendevano tabù».

La famigerata Ru486 “ci mette davanti agli occhi le insidie della dissoluzione di una vita che non si vede ma che batte, esiste, cresce”; l’eutanasia “è la grande metafora di un limite che si è perso fra vita e morte, fra ciò che ha calore e ciò che è diventato freddo, tra ciò che è vivo e ciò che ormai è morto“.

Un problema che coinvolge la lingua (nemmeno le parole oggi hanno il significato che dovrebbero avere) e la logica: «Nei giorni scorsi… è stata presentata al mondo la prima cellula sintetica di Craig Venter, guru della genetica… e di fronte a questo straordinario passo verso la manipolazione della vita umana persino i vescovi italiani, anziché la prevista levata di scudi a difesa della vita, hanno parlato della scoperta come di una prova dell’intelligenza divina dell’uomo… “E l’uomo creò la vita” recita anche la bella copertina del settimanale britannico The Economist».

Non basta: c’è “l’ossessione crescente per la transessualità”, soprattutto se indiscreta e sbandierata nei talk show, che “denota un confine ormai sbiadito persino fra uomo e donna”.
Quasi come antidoto cita un mirabile George Weigel, “considerato il teologo più influente e ascoltato degli Stati Uniti”: «Uomo e donna sono radicalmente uguali di fronte a Dio, ma non sono icone intercambiabili alla sua presenza nella creazione. Virilità e femminilità sono realtà iconografiche, terrestri e visibili attraverso le quali impariamo a conoscere il divino».

L’elenco dei limiti perduti si allunga segnalando che «le nuovissime e abbaglianti tecniche di fecondazione artificiale sono arrivate a rendere madre una nonna… persino un bioeticista laicissimo come Ignazio Marino ha fatto notare come in questo caso si sia superato il limite imposto dalla biologia». Un commento che però tradisce l’impossibilità di segnare limiti dopo averli disconosciuti: «Qual è – chiede infatti ancora Meotti – il limite ultimo? Quello dettato dall’etica o dalla biologia, dalla fede o dalla scienza, dalla logica del desiderio o dai limiti imposti dalla società? Perché secondo il pensiero laico di Marino una donna eterosessuale od omosessuale, purché giovane, può avere un figlio grazie alla fecondazione artificiale e una donna anziana no?».

La galleria degli errori si arricchisce della vita che “arriva da un morto” («Accade spesso in America con le fecondazioni da seme congelato di una persona deceduta») e «Neppure bambini con “tre genitori” sono più una fantasia («Padre, madre, ma come chiamare il terzo?») , mentre la scienza «ha reso inservibile persino il limite che separa il mondo umano da quello animale» con gli “ibridi uomo-animali”.

Anche l’avvocato americano Wesley Smith, portavoce del pensiero laico, avverte un certo disagio: «È la fine del limite, il self restraint come lo chiamiamo noi in America. I padri fondatori degli Stati Uniti dicevano che perché ci sia libertà la gente deve essere morale, deve esserci un limite. Altrimenti la libertà diventa licenza, una forma di dissipazione, di decadenza».

Il limite si può superare per utilitarismo («che sminuisce l’uguaglianza delle persone in nome della “qualità della vita”. In questo caso i più vulnerabili, i disabili e i morenti sono sempre più deboli»), per una malintesa ambizione ambientalista («È l’idea che l’uomo sia nemico del pianeta, che non vi sia più limite fra la specie umana e quella animale») e per edonismo («Qui il limite viene superato dal fatto che si è imposta l’idea che si debba fare quel che si vuole»).

«Il pericolo della perdita del limite è allora che la coesione sociale viene meno e che la responsabilità abdica per fare posto alla miopia del piacere del momento».

Per il filosofo George Weigel «la hybris, la tracotanza, la perdita del limite, è antica quanto il Giardino dell’Eden. La differenza fra allora e oggi, come dimostrano i casi di nonne provetta, dell’eutanasia, dei trans, è che la hybris, sposata alla tecnologia, può portare a una riscrittura della saga dell’umanità».

E allora, sulla scia di Weigel, viene da chiedersi se abbiamo perso il senso del limite o se, forse, non lo abbiamo mai posseduto: negli ultimi cinquemila anni l’uomo non pare cambiato quanto ai mezzi a sua disposizione. La mania di onnipotenza che tentò Adamo ed Eva («potrete diventare come Dio!») e che ha costellato ogni epoca della storia umana, amplificata da conoscenze, scoperte, strumenti sempre più raffinati ha esteso il suo fascino secolo dopo secolo, fino a divenire irresistibile nel Novecento, con il salto di qualità che ha permesso all’uomo da un lato di demolire i princìpi etici su cui aveva basato le proprie certezze per secoli e, dall’altro di manipolare la vita stessa.

Una manovra ben congegnata, dietro la quale si potrebbero indovinare ancora una volta l’astuzia del serpente dell’Eden e le sue effimere lusinghe. Ma si sa, siamo troppo raffinati e progrediti per dare retta a una storia così antica e banale.

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