riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Dimmi quando. O forse no

Posted by pj su 28 giugno 2010

La notizia, se confermata, sarebbe inquietante: l’Università di scienze mediche di Teheran avrebbe scoperto che basta un esame del sangue per scoprire quando una donna andrà in menopausa.

Anche se, con tutto il rispetto, la fonte accademica non sembra garantire una particolare attendibilità alla dichiarazione, l’ipotesi ha fatto il giro del mondo, suscitando discussioni e riflessioni. Sul Corriere ha commentato la notizia la scrittrice Silvia Avallone, esprimendo un certo scetticismo: «L’idea che un prelievo sia sufficiente a predire il futuro – commenta – può entusiasmare o meno. Del resto ricorriamo ancora agli oroscopi e ai tarocchi per sapere se e quando avremo un figlio, e dovremmo gioire adesso che il responso potrà essere scientifico e non più vaneggiato».

«La scienza – aggiunge saggiamente la Avallone – offre degli strumenti, e non dovrebbe mai essere osteggiata. Ma i suoi risultati andrebbero valutati con cura, e secondo prospettive esterne al mondo dei bisturi e dei laboratori. Se il fine resta sempre e comunque una vita felice, allora questa previsione del ciclo biologico della donna andrebbe gestita con misura».

Anche perché, conclude, «Conoscere il mese esatto in cui diventeremo realmente vecchie non credo risolva il problema della vecchiaia, anzi».

Il problema, in effetti, non è tanto la possibilità di conoscere l’ultima occasione di concepire un figlio. Né, come annunciava qualche anno fa un’altra pretenziosa ricerca, l’opportunità di sapere in anticipo (in quel caso attraverso un’analisi del dna) le malattie cui andremo incontro nel corso della vita. La questione è più ampia: vogliamo davvero sapere? Ci teniamo davvero a dipanare quel velo di mistero che la vita porta con sé, a conoscere in anticipo le risposte, a sapere quali decisioni adottare, quali scelte, quali svolte, quale direzione prendere, e tutto questo prima ancora di essere partiti?

Forse sì: ci toglierebbe qualche grattacapo. Ma forse no: a fronte di una maggiore capacità di previsione (a proposito: siamo sicuri che sapremmo sfruttarla? Spesso non riusciamo a risolvere i problemi nemmeno quando ci vengono anticipate  le opportune soluzioni), ci prefigurerebbe una vita di ansie. Non più una vita di soddisfazioni, di gioie – grandi o piccole che siano – di affetto da dare e da ricevere, di strade da incrociare, di vicende da dipanare: l’esistenza sarebbe una continua attesa della successiva malattia, della probabile difficoltà, della incombente scadenza.

«Il fatto è che non sapere fa parte della vita – riflette la Avallone -. Che l’attesa di una nascita, la bellezza della gioventù che non è eterna, l’imminente o lontana maternità non sono cose organizzabili in agenda come una serie di appuntamenti di lavoro».

In fin dei conti è meglio così, meglio non sapere: che non è, si badi, sintomo di ignoranza o di incoscienza. Testimonia piuttosto, la consapevolezza che la vita non è solo un insieme di accidenti, e che la felicità è molto più di una parentesi tra un incidente e l’altro.

PS: in questa sacrosanta certezza, una curiosità comunque si insinua: non possiamo non chiederci come sarebbe la vita di ogni essere umano se sapesse il giorno esatto della sua dipartita. Chissà se perderebbe ancora il suo tempo in banalità, se si scalderebbe su questioni futili, se dedicherebbe il suo impegno alle stesse cause, se manterrebbe le stesse priorità.

Se la conoscenza della data fatale può stravolgere i punti di riferimento e gli obiettivi della nostra intera esistenza, c’è da chiedersi come mai non riesca a fare altrettanto la elementare – ancorché certa – considerazione che prima o poi quel momento arriverà.

Se una data basta a cambiarci la vita, e la sua assenza ci illude di poter ignorare l’ineluttabile, forse non siamo razionali come vorremmo far credere.

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