riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

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Adulti da “cinque” in condotta

Posted by pj su 23 giugno 2010

C’è quello che disturba regolarmente lo svolgimento delle lezioni, quello che non rientra in classe dopo l’intervallo, quello che esce da scuola senza autorizzazione, quello che manca di rispetto ai compagni, e perfino quello che spara alla sua “prof” semplicemente per noia.

Sono casi emblematici da cinque in condotta, storie da un anno scolastico raccontate sulla Stampa da una preside torinese che però precisa: «quei ragazzi avevano i requisiti per essere bocciati: insufficienze gravissime in quasi tutte le discipline, sospesi più volte e per lunghi periodi. Non avevano mai mostrato alcun miglioramento né ravvedimento, che è poi il senso della sanzione: che è educativa, non punitiva».

Quando la bocciatura è arrivata, insomma, non è bastato un generico comportamento da bullo, ma un ostinato disinteresse per la scuola in tutti i suoi aspetti, dal didattico al sociale, nonostante la scuola abbia «messo in campo una quantità di azioni… per far sì che anche i peggiori potessero capire la gravità dei loro comportamenti e imboccare la strada giusta». Alcuni si sono “salvati” e hanno cambiato veramente strada, tanto da voler continuare il loro impegno nel sociale anche durante l’estate.

Altri, spiega la preside, hanno “perserverato”. E in questa espressione che nella saggezza popolare viene abbinata a un’ostinazione “diabolica”, si coglie tutta l’amarezza per una battaglia persa. Perché il vero insegnante è colui che vede l’educazione dei suoi allievi come una missione, più che un lavoro, e che di fronte alle intemperanze o alle mattane di un adolescente non assume una posizione di giudizio ma di recupero. Prendendo a cuore la vicenda, fino a considerare una sconfitta quando la bocciatura diventa inevitabile.

Certo, di fronte a una preside – e a insegnanti – di questa pasta, la resistenza irriducibile dei bulletti da cinque in condotta diventa ancora più ingiustificabile: l’assenza di un “miglioramento” o di un “ravvedimento” fanno riflettere una volta di più su quale sia lo scopo di quei poveri ragazzi, poveri in tutti i sensi, affamati di una visibilità e di un’affermazione personale marcia, senza prospettive sane né obiettivi ragionevoli.

Certo, è facile parlare così quando si è adulti. E proprio per questo viene da chiedersi dove siano gli adulti – genitori, tutori, pastori d’anime – attorno a cui questi ragazzi hanno gravitato fino a oggi, ricevendo da questo rapporto insoddisfazione e frustrazione.
L’esperienza ci insegna che quasi sempre l’atteggiamento nasce dalle relazioni che circondano la persona. Spesso dietro a un giovane difficile ci sono adulti assenti, o quantomeno disattenti, o addirittura incapaci di rendersi conto della loro distanza.

Forse, allora, quel cinque in condotta andrebbe condiviso con loro. Nella speranza che porti un ulteriore, salutare ravvedimento.

Una Risposta to “Adulti da “cinque” in condotta”

  1. Luca said

    Fai molto bene Paolo a sottolineare questi fenomeni (purtroppo negativi).
    Ferma restando la responsabilità personale di questi ragazzi, sono d’accordo con te sul fatto che bisognerebbe intraprendere un percorso di crescita dei ragazzi assieme alle proprie famiglie, in seno alle famiglie. Come ho affermato in un’altro mio commento, credo fermamente che una personalità in crescita senza forti riferimenti (una famiglia sana) o con riferimenti completamente sbagliati, non possa avere nemmeno il senso della realtà, che poi produce comportamenti assolutamente irreali ed irrazionali.
    Un plauso anche a queste scuole che cercano di strappare questi giovani alla futilità, spero che siano d’esempio al resto delle scuole dell’italico stivale.

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