riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Ricerche a tema

Posted by pj su 16 giugno 2010

Focus riporta la notizia di una ricerca danese secondo la quale «Davanti al fascino di personalità carismatiche il nostro cervello sembra rinunciare a ogni forma di difesa».

Pare infatti che «alcune aree del cervello – parti della corteccia cingolata anteriore e prefrontale – responsabili del nostro scetticismo e sentimento di vigilanza… se persuase dalle parole di supposti guaritori o profeti… sembrano diventare meno attive».

Per provarlo gli scienziati hanno usato come cavie alcuni cristiani pentecostali, «che – precisa Focus – credono che alcune persone divinamente ispirate abbiano il potere di effettuare guarigioni e profezie».

Il risultato, almeno nel resoconto del periodico italiano, non è particolarmente stringente, dato che «ai volontari è stato detto che sei preghiere erano state recitate da non credenti, sei da cristiani “comuni” e sei da un guaritore».

Avremmo capito se il test si fosse basato su una predicazione, che uno scettico un po’ malevolo potrebbe considerare uno strumento da imbonitore (anche se, ahinoi, c’è davvero chi la usa in questo modo); pare invece davvero bizzarro considerare la preghiera alla pari di una televendita.

Suona dunque poco probante che «nel cervello dei devoti l’attività cerebrale è cambiata in risposta alle preghiere», proprio come non sarebbe sorprendente se fosse stato riscontrato un livello di attenzione più basso a una persona in dormiveglia.

Le possibilità sono due. Potrebbe essersi trattato di una ricerca medica poco efficace, puntata solo a demolire l’autorevolezza dei predicatori: in tal caso c’è da chiedersi come mai nessuno abbia pensato di effettuare, per esempio, la stessa prova sul grado di persuasione che i divi del cinema esercitano quando invitano a donare a favore di cause sociali.

Oppure potrebbe essere stato uno scivolone della rivista: a quanto pare nessuno, in redazione, si è preoccupato delle incongruenze. D’altronde si parlava di fede, e ogni argomento – anche il meno logico – pare il benvenuto quando si tratta di demolire la “concorrenza”.

Certo, nell’un caso o nell’altro, la questione di fondo è la stessa: la mancanza di rispetto verso chi crede. Ed è triste che l’intolleranza venga da chi dovrebbe impegnarsi a cercare la Verità, più che a sfatare quella trovata dagli altri.

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