riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Una flottiglia di dubbi

Posted by pj su 2 giugno 2010

Chissà se mai sapremo davvero quel che è successo l’altra notte sulla Mavi Marmaris, la nave della “Flotilla” pacifista diretta a Gaza per “portare aiuti umanitari”.

Chissà se ha ragione la deputata arabo-israeliana Hanin Zuabi quando sostiene che a bordo non c’erano armi, o i filmati che girano insistentemente in rete e testimoniano il sequestro di casse di munizioni, missili e altro. Chissà se sono vere o se si tratta di un banale montaggio video tra immagini della nave sotto accusa e riprese più datate (ma non per questo false).


Chissà se ha ragione Norman Paech, ex deputato del partito tedesco di estrema sinistra, secondo il quale i pacifisti hanno usato soltanto bastoni (pacifisti di scuola non ghandiana, evidentemente), o le immagini sgranate diffuse dall’esercito israeliano, dove si vedono i militari – alcuni tra i militari meglio preparati al mondo – accerchiati, neutralizzati e gettati giù dal ponte della nave.

Chissà se bisogna dar retta alla versione dei media mondiali, unanimemente schierati a definire le imbarcazioni della flottiglia come “navi della pace”, o se sia più opportuno ascoltare le dichiarazioni dei pacifisti coinvolti, che hanno chiaramente affermato di puntare piuttosto a “rompere l’assedio di Israele”.

Si parla di un’operazione fallimentare dei “Seal” israeliani. E viene da chiedersi come abbiano fatto, questi pacifisti, ad avere la meglio su dei Rambo già impiegati con successo in azioni impossibili, esperti in ogni tipo di combattimento e arte marziale, capaci di metterti a terra senza che tu nemmeno te ne accorga (e se non fosse più così, forse il ministero della difesa israeliano dovrà valutare adeguate contromisure).

Chissà se qualcuno ha colto la drammatica ironia di Hezbollah, il “partito di dio”, che dopo centinaia di azioni terroristiche verso la popolazione israeliana rivendicate con orgoglio dichiara la vicenda in questione “un crimine contro l’umanità” che “mostra la brutalità di Israele” nei confronti dei “civili inermi”.

Chissà se i media, tra le centinaia di dichiarazioni riportate, prima o poi ricorderanno anche le banali parole, chiare al limite dell’ingenuità, del vice ambasciatore israeliano all’ONU: “Che pacifisti sono quelli che usano mazze e prendono le armi dei nostri soldati, puntandole poi contro di loro?”.

Chissà infine se significa qualcosa la presenza sulla nave di Hilarion Capucci, arcivescovo palestinese greco-cattolico, che in un’intervista si definisce “in esilio [da Gerusalemme], perchè sono stato catturato dagli israeliani. Sono stato in prigione, condannato a 12 anni”, senza precisare i motivi di quell’arresto, nel 1974, quando nel portabagagli della sua Mercedes vennero scoperti dinamite, mitra, granate e munizioni varie destinate ai terroristi.

“Tutto si paga nella vita, anche il bene che facciamo dobbiamo pagare”, sospira Capucci nella sua intervista alla radio della repubblica islamica iraniana, dimostrando così di perseverare nel proprio, personale quadro di valori: chissà quindi se è salito sulla nave in incognito, o se era ospite, magari testimonial, dell’operazione.

No, non sarà facile avere risposte convincenti.

Il ministero della difesa israeliano, sul piano della comunicazione, non abbandona il consueto basso profilo, che – in un mondo di voci sovrapposte – fa il gioco dei suoi detrattori. Le organizzazioni pacifiste, dal canto loro, hanno buon gioco a occupare la scena con i consueti luoghi comuni del militare armato e cattivo contro il volontario disarmato e buono, rinfocolando di sponda il gioco delle parti che vede da un lato l’israeliano occupatore crudele e violento di una terra non sua, e dall’altro il palestinese pacifico, indifeso e vessato quotidianamente da privazioni, espropri, soprusi gratuiti.

Di fronte a un quadro così desolante, chissà se mai si riuscirà a superare questa empasse per cercare la verità, ovunque essa sia, o se – come nella peggiore tradizione – ognuno continuerà a raccontare la propria versione, ignorando le incongruenze e minimizzando le voci contrarie.

3 Risposte to “Una flottiglia di dubbi”

  1. Giovanni said

    E’ raro trovare un articolo così imparziale.

  2. Donato T. said

    Gaza rappresenta un fazzoletto di terra, rispetto a tutta la terra che i paesi arabi hanno intorno ad Israele, ma nessuno avr… Mostra tuttoà mai la voglia di offrire un’altra terra a quei poveri palestinesi di Gaza che se ne vorrebbero andare altrove ma non possono.
    QUESTO E’ IL VERO PROBLEMA UMANITARIO.
    Liberare gli abitanti di Gaza dalla morsa nella quale li hanno messi i siriani e gli altri arabi musulmani integralisti, sanguinari e guerrafondai.
    Hanno bisogno di Gaza, per scatenare tutto il loro odio contro il mondo…
    NON SONO PACIFISTI: se lo fossero avrebbero accettato di fare PACE con Israele e di vivere in pace, anche con un loro piccolo staterello…
    Ma questo non piace a chi ha la regia dell’odio antisemita…

  3. RADIOLONDRA said

    “Capisco che vogliate spazzarci via dalla carta geografica, solo non aspettatevi che vi aiutiamo a farlo!”
    Golda Meir

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