riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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La Parola senza parola

Posted by pj su 19 maggio 2010

Una rasoiata sulla tela, improvvisa e inspiegabile: questa la scena di fronte alla quale si sono trovati gli organizzatori della mostra “Uomini dentro”, presso il Palazzo Ducale di Genova.

«La spiegazione del danno – racconta Il Secolo XIX – è arrivata poco dopo, insieme alla visita di un uomo sui quarant’anni, senegalese, presentatosi come “rappresentante di una comunità islamica”».


Entrando in una sala, realizzata con la collaborazione dei detenuti di Marassi, ed era rimasto indignato per una soluzione degli scenografi che, con un guizzo artistico a suo avviso intollerabile: l’idea contestata era stata di stampare su linoleum una serie di lettere dal carcere, ingrandite. Il problema è che in queste lettere alcuni detenuti citavano versetti del Corano, e questo aveva creato una reazione a catena: “la parola del Profeta per i seguaci dell’Islam è la cosa più sacra”, e anche se viene copiata a mano, citata in una lettera o altrove, resta per i musulmani degna del massimo rispetto.

Vederne fare una superficie calpestabile, quindi, è suonato inconcepibile per quest’uomo, e probabilmente per tutta la comunità islamica: comunità che forse non rappresenta per modi, ma cui appartiene per sensibilità.

Di fronte a una vicenda come questa possiamo, a nostra volta, sbuffare per la poca tolleranza dimostrata dall’uomo: vivere in un paese democratico significa anche saper accettare la libertà altrui.

Tuttavia, al netto dell’intolleranza, di fronte a un gesto simile non possiamo non fermarci a riflettere. Forse per quell’uomo è stato un gesto meccanico, dovuto, forse perfino ingenuo e non compreso; magari per lui è solo una religione, un’appartenenza, un’adesione formale e nulla più. Però si è sentito in dovere di difendere, con una meticolosità degna di miglior causa, un uso improprio del suo testo sacro.

Ed è perfino imbarazzante il paragone con la realtà nostrana di cristiani pensosi e tolleranti, posati ed equilibrati, che non si sentono per niente vincolati alla sorte della Bibbia o a un suo uso improprio.

Siamo garantisti, noi, verso chi crede diversamente, verso chi non crede, verso l’artista e il poeta, verso il politico e il polemista: tutti hanno diritto a esprimere il proprio pensiero, nessuno ha il diritto di contestarlo.

L’unico pensiero violabile, nella sua silente testimonianza di civiltà, è quello della Bibbia. Che aiuta a leggere il passato, consola nel presente, rassicura sul futuro. Ma, nonostante tutto, non riesce a conquistarsi quell’elementare diritto di cittadinanza, di rispetto, di onorabilità che le spetterebbe, e che i suoi rappresentanti – mentre gli altri passano all’azione – non hanno la forza di rivendicare nemmeno con la parola.

2 Risposte to “La Parola senza parola”

  1. RADIOLONDRA said

    Particolarmente bella e significativa l’ultima parte del tuo post sul lassismo “cristiano”; ma senza alcun entusiasmo e anzi con un pò di tristezza, dico che tra religiosi tiepidi e indifferenti e religiosi radicali e violenti, il male minore è rappresentato senz’altro dai primi. Sono certo che condividerai.

  2. Enzo said

    Acutissime riflessioni… Come sempre, direi.

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