riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Lo spezzatino di Verhoeven

Posted by pj su 30 aprile 2010

Di artisti e intellettuali che hanno provato a riscrivere i vangeli è piena la storia: l’ultimo, in ordine di tempo, è il regista Paul Verhoeven che – segnala Il Giornale – ” passa dalla fantascienza alla teologia” con “un libro spericolato in cui si mescolano Vangeli e gnosticismo”.

Stando al regista, “Il Redentore sarebbe stato soltanto un uomo e per di più travolto dagli eventi”. Un Gesù assolutamente umano, che eredita quasi per caso i suoi discepoli alla morte di Giovanni Battista e solo con il tempo si convince di essere «qualcosa di più di un profeta».

È un Gesù “molto terreno”, che non fa miracoli né risuscita dopo la crocifissione. Gli ulteriori dettagli preferiamo tralasciarli, per rispetto verso il Salvatore. In fondo l’idea di puntare sull’eccesso e sull’apocrifo per far parlare di sé ha dato vita a un fortunato filone di produzioni capaci di solleticare il gusto del mistero – e l’ignoranza biblica – di milioni di persone. Verhoeven ha solo un limite rispetto a Dan Brown: è troppo intellettuale per raggiungere risultati di pari livello.

Come rileva Il Giornale, «quasi nessuna di queste idee è nuova… ma sino ad ora nessuno le aveva mischiate tutte assieme, attribuendo valore a qualsiasi interpretazione che si discosti da quella “ufficiale”… Tant’è che persino negli States dove, per lunga tradizione protestante, sono abituati al fatto che il Redentore ognuno se lo crei a propria immagine e somiglianza, le idee di Verhoeven hanno suscitato un bel putiferio».

Perfino gli evangelici, insomma, abituati a una certa libertà interpretativa – o, per i detrattori, a ogni eccesso – sono rimasti sconvolti. E la perplessità si registra «non solo tra i credenti, ma anche tra chi ha una mezza idea di cosa sia una ricerca filologica ben fatta».

Conclude Il Giornale che «Forse, laici o religiosi che si sia, non bisognerebbe prendersela… È Gesù che nella mente fantascientifica di Verhoeven può essere costruito come Robocop: basta mischiare i pezzi dei Vangeli, canonici e apocrifi che sia, e se shakeri bene esce quello che vuoi».

Verhoeven non sarà il primo a riscrivere il vangelo a sua immagine e somiglianza. Quel che semmai turba è il credito che un’operazione simile riesce ad avere negli ambienti che contano o sui media: tesi che farebbero gridare allo scandalo o alla follia qualora venissero espresse da un esponente cristiano (evangelico o cattolico che sia), vengono accolte, discusse, trovano perfino qualcuno che si prenda la briga di pubblicarle.

La libertà di espressione è elemento fondamentale in una società democratica, obietterà qualche benpensante. Indubbiamente vero: e, viene da aggiungere, è una libertà così imparziale che non privilegia quasi mai chi ha qualcosa di sensato da dire.

Tuttavia, pur nell’indiscutibile rispetto per questo diritto, per il bene di quella stessa società democratica è forse necessario chiedersi dove la libertà di espressione può portare quando non è guidata da un altro principio essenziale: il rispetto per l’altro.

2 Risposte to “Lo spezzatino di Verhoeven”

  1. RADIOLONDRA said

    L’idea di poter vedere limitata per qualunque ragione la libertà di espressione altrui, non va mai accarezzata, con la sola eccezzione dei casi nei quali si riferisce a persone che sostengano tesi che incitano all’odio, alla violenza, al razzismo, e ad altri pericolosi mali. Da duemila anni a questa parte, a cominciare dai suoi contemporanei, che pure lo vedevano in carne ed ossa, ognuno fabbrica un Gesù a propria immagine e somiglianza; molti dimostrano che non hanno il senso delle cose di Dio, ma hanno spiccato il senso degli affari. Del resto non c’è affatto da stupirsi nè da scandalizzarsi, l’uomo naturale non comprende, nè potrebbe in alcun modo farlo, le cose di Dio. Uno dei più colti, seri, e preparati, giornalisti italiani, Corrado Augias, ogni qualvolta si avventura in campo teologico, fa cascare le braccia; figuriamoci gli altri.

    • pj said

      Naturalmente il problema non è la censura che un’autorità potrebbe imporre, ma la moderazione che ogni persona civile dovrebbe di per sé essere in grado di esercitare.

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