riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

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    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Le regole del gioco

Posted by pj su 12 aprile 2010

In questi ultimi anni la realtà economica internazionale si è rivelata più spregiudicata di quanto i non addetti ai lavori avrebbero mai pensato: conti ritoccati, finanza creativa, titoli tossici hanno riempito le cronache, rovinato famiglie, raccontato un mondo – quello della finanza – a dir poco scandaloso.

Sappiamo che i fenomeni di costume condizionano l’immaginario collettivo: i migliori termometri del clima sociale e culturale sono i programmi televisivi, film, campagne pubblicitarie. Ma anche i giochi da tavolo.


Sì, anche i giochi devono adeguarsi: e se l’immortale Risiko aspetta prima di registrare le nuove condizioni geopolitiche (la Kamchatka, d’altronde, è ancora lì), Monopoly si adatta in maniera fin troppo brutale al nuovo corso economico: nella nuova versione infatti, spiegava nei giorni scorsi il Gazzettino, «si devono compiere operazioni di speculazione che possono mandare sul lastrico gli altri concorrenti».

Per vincere, infatti, «si potrà rubare una proprietà a un avversario (appropriazione), o addirittura un’intera serie (esproprio), ma anche estorcere denaro agli altri giocatori senza alcuna spiegazione (esazione). E tanto per rispettare i cliché, ecco la mossa da boss: obbligare gli avversari a scambiare una proprietà, giocando la carta “un’offerta che non si può rifiutare“», frase dal sapore molto cinematografico.

In questo modo, spiegano i curatori, il gioco sarà più aggiornato, moderno, realistico. Evidentemente la crisi (etica) della finanza era un elemento che non si poteva davvero ignorare senza rendere il gioco stantìo, noioso, superato.

Non che, in verità, nella dinamica del gioco ci sia davvero qualcosa di nuovo: alzi la mano chi, durante una partita – fosse di Monopoli, di calcio, di scopa o altro ancora -, non ha tentato di avere la meglio barando nel modo più discreto ed efficace possibile.

La differenza è che fino a ieri barare era un comportamento censurabile, antipatico, scorretto, e poteva portare all’espulsione dal gioco; oggi, invece, lo stesso comportamento è non solo giustificato, ma perfino codificato: le nuove regole consentono – quasi impongono – un margine di manovra sottobanco, e la sopraffazione diventa un elemento di ordinaria amministrazione, proprio come i celebri “imprevisti” da pescare di tanto in tanto dall’apposito mazzo.

Più realistico, decisamente, e in linea con il mondo cambia. Eppure non mi convince. Non mi convince il pensiero che il gioco debba inseguire acriticamente una realtà malata, e non piuttosto contribuire – nel suo piccolo – a formare una coscienza, anche solo chiamando le cose con il loro nome, riconoscendo la differenza tra il lecito e l’illecito, invertendo la tendenza fin troppo inveterata a fare spallucce di fronte a una condizione di moralità sempre più latitante.

Qualcuno obietterà che l’analisi in questione è eccessivamente enfatica: in fondo, si dirà, è soltanto un gioco. Il problema è che proprio attraverso il gioco i bambini cominciano ad apprendere fondamenti come le basi della socialità o il rispetto delle regole, capisaldi che poi si riflettono nella vita reale.

Se il gioco propone un sistema di valori sbagliati in una fascia d’età così delicata, sul piano educativo si registrerà un passo nella direzione sbagliata. E il gioco rischierà di farsi drammaticamente serio.

3 Risposte to “Le regole del gioco”

  1. RADIOLONDRA said

    I giochi sono fatti da aziende di un certo livello, che al pari delle altre, operanti in altri settori, sono capitanate da squali che hanno un solo interesse, che è quello di moltiplicare gli utili. Credo che la tua “malsana idea” che addiritttura gli stessi debbano contribuire a formare una coscienza, non li sfiori nemmeno. Restando in tema di cose che riguardano piccoli e adolescenti volevo spendere due parole sulle gare canore che impazzano in tv. La mia impressione è che questi fanciulli vengano sfruttati per saziare l’ambizione dei grandi (gli stessi genitori), e gli interessi economici degli organizzatori. Qualcuno ruba loro innoccenza e spensieratezza, trasformandoli in aspiranti persone di successo, con tutti gli annessi e connessi. Sbaglio ?

    • pj said

      Personalmente non amo il messaggio che si dà con spettacoli di quel genere. Ma forse chi fa più tristezza sono i genitori, che caricano sui pargoli il peso di una celebrità che, probabilmente, avrebbero voluto per loro.

  2. laura said

    beh non si puo’ mettere a tacere la coscienza della gente dopo che la scuola ha insegnato cosa era giusto o sbagliato… ma se si puo’ stabilire cosa e’ giusto o sbagliato (come nel film di spykids… (dove non avendo tempo per cambiare un programma che aveva fatto partire un countdown per una guerra hanno pensato di invertire il male con il bene) tramite la scuola, il gioco, i film e qualunque altro mezzo… e’ molto piu facile… (poi… costruire un mondo di mostri… hihihi) ciao (L.)

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