riflessi etici

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Il (presunto) miracolo piteco

Posted by pj su 5 aprile 2010

E rieccoci. Puntuale come l’influenza, a ogni cambio di stagione arriva lo scoop epocale: «Trovato il presunto “anello mancante” tra l’uomo e la scimmia». Spiega il Corriere che  si tratterebbe di una specie nuova, che «si colloca tra l’australopiteco (3,9 milioni di anni fa) e il primo ominide riconosciuto, l’homo habilis».

Lo scheletro di questo nostro ipotetico predecessore, o di questa sconosciuta specie di scimmia (permetteteci di mantenere un ragionevole dubbio sul fatto che le due cose coincidano) è stato rinvenuto in Sudafrica, «a Sterkfontein, in un sistema di grotte noto come la “Culla dell’umanità”, un sito catalogato come “Patrimonio dell’umanità” dall’Unesco. Lo scheletro, che è quasi completo nonostante abbia circa 2 milioni di anni, appartiene a un ominide che secondo gli esperti assomiglia all’Homo Habilis».

Se i giornali strillano al miracolo piteco, gli scienziati seri – abituati, sul tema, a subire regolari smentite – misurano invece le parole: Simon Underdown, della Oxford Brookes University, interpellato dal Times, si è limitato a segnalare che «Un ritrovamento di questo tipo può veramente aumentare la conoscenza dei nostri primi antenati, in un’epoca in cui cominciarono a essere riconoscibili come uomini».

Nelle due dichiarazioni riportate sopra non vi sarà sfuggito un paio di dettagli.

Per gli esperti lo scheletro ritrovato – una rarità, indubbiamente, per l’età a cui risale – “assomiglia” all’Homo habilis. No, non appartiene a una tribù dei primordi: gli assomiglia solamente. Magari gli studi successivi diranno di più sulla struttura ossea, permettendo di accostarla ad altri ritrovamenti e di farla quindi rientrare in una famiglia umana o animale: per ora, però, “assomiglia”.

Assomiglia: proprio come lo scheletro di un delfino assomiglia a quello di uno squalo, anche se si tratta di razze ben distinte.

Ci hanno sempre insegnato che gli scienziati sono i sacerdoti della verificabilità, ed è sorprendente che i depositari della Prova inconfutabile, nel parlare di un Dogma come l’Anello mancante, scadano nell’eresia delle somiglianze.

Se a questo aggiungiamo le sobrie parole di Underdown (che non si sbilancia: dice “può aumentare la conoscenza”, non parla di scoperte epocali), viene da credere che l’entusiasmo del “finalmente”, usato da certi giornali, sia da rimandare a studi più approfonditi.

O, nella peggiore delle ipotesi, a nuove, pazienti ricerche e a casuali, ancorché entusiasmanti, ritrovamenti, che i giornali annunceranno di volta in volta come “fondamentali”, prima dell’ennesima smentita.

Il gioco delle genealogie è uno dei più affascinanti per l’essere umano: scoprire brandelli del proprio passato, delle proprie origini, dei propri avi aiuta a trovare qualche parziale risposta alla eterna domanda sul senso della vita.

Certo: gli antenati non si scelgono ma si ereditano. Se però davvero il nostro futuro discende dalle nostre origini, finché la scienza non scioglie definitivamente il dubbio tra l’evoluzione di un australopiteco qualunque e la perfezione del creato, permetteteci di preferire ancora Adamo ed Eva.

Una Risposta to “Il (presunto) miracolo piteco”

  1. RADIOLONDRA said

    Se si guardano certi rapper in azione, viene da pensare che l’uomo, più che quella di evolversi, ha la capaccità di involvere. Ma mi faccia il picaere, direbbe il Principe de Curtis; a queste storielle di scheletri ritrovati che dimostrerebbero l’indimostrabile, dopo tutte le bufale degli anni passati, non crede più nessuno.

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