riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Fame di fede

Posted by pj su 2 aprile 2010

“Meglio il successo sul lavoro o la felicità privata?“, chiede l’editorialista americano David Brooks in un articolo riportato dal Corriere.

«Se ci mettete più di tre secondi per rispondere alla mia domanda – aggiunge -, siete proprio pazzi. La felicità coniugale è di gran lunga più importante di qualsiasi altra cosa nel garantire il vostro benessere»: lo prova anche la scienza, che negli ultimi anni ha dimostrato come “il successo mondano è transitorio, mentre è sui legami affettivi che fondiamo le nostre certezze”.


Il rapporto tra felicità e reddito, quando non sono in gioco i bisogni basilari, non vede una “crescita parallela”: la ricchezza, insomma, non fa la felicità, se non incidentalmente. Anzi: la ricerca della ricchezza rischia di compromettere le relazioni, l’equilibrio interiore, la serenità: ingredienti non secondari sulla via della felicità.

«La ricerca – continua Brooks – ci fa capire, nel suo complesso, che il successo economico e professionale nella vita è superficiale, mentre la felicità scaturisce dai rapporti interpersonali, percepiti universalmente come molto più importanti e profondi».

«La seconda impressione è che gran parte di noi presta attenzione alle cose sbagliate. Si esagera l’importanza del denaro nel migliorare la nostra vita… In breve, le società moderne si sono sviluppate in vaste istituzioni orientate verso cose che sono facili da conteggiare, non verso quelle che contano veramente. Propendono per i beni materiali, mentre nutrono una diffidenza atavica verso i beni morali e sociali. Ma – conclude Brooks – le cose stanno cambiando».

Pare infatti che, dopo la corsa ai conti (bancari) registrata negli anni Ottanta e Novanta, si riscontri un rinnovato interesse verso i beni immateriali: non possiamo parlare di un vero e proprio rigetto verso ciò che si può toccare, ma è comunque evidente un ritorno di fiamma nei confronti della spiritualità.

E non è poco: finalmente anche i più refrattari all’intangibile cominciano a capire che la ricerca della felicità non passa per il portafogli e che la ricchezza può dare un appagamento illusorio che a lungo termine non rende la vita migliore.

Viste le premesse è facile immaginare che, tra non molto, il mondo occidentale verrà attraversato da una robusta (e sana) fame di spiritualità. E che questa esigenza, per i cristiani, sarà una sfida: starà infatti a noi trovare il modo di intercettare questo bisogno dando risposte amorevoli, significative, convincenti, prima che l’interesse delle persone si incanali verso dottrine, filosofie, sette di indiscutibile fascino, ma senza sostanza o, addirittura, pericolose.

3 Risposte to “Fame di fede”

  1. RADIOLONDRA said

    “Meglio poco con giustizia, che grandi entrate senza equità.” (Pr.16:8) Il termine equità da altri è tradotto “dirittura”. Che strano è scritto nella Bibbia eppure è vero! vuoi vedere che avevano ragione quei poveri illusi dei cristiani che credono che la vera gioia è nel Signore? La vita è un fatto di priorità, lo dicon tutti, ma le scale dei valori di molti sono confuse, per alcuni i valori contano poco, e altri poi hanno dei disvalori, valori negativi, come valori personali. Speriamo bene, speriamo che la ricerca della spiritualità pervada l’animo di molti, e che gli stessi incontrino sulla loro strada cristiani maturi che possano dare loro una buona testimomianza cristiana senza cercare di irrigimentarli nel loro credo e nelle loro chiese. Speriamo e preghiamo che possano incontrare sulla loro strada testimoni di Cristo e non mercanti di anime.

  2. Donato said

    Se si rimane nel campo dei desideri, sarebbe da pazzi rinunciare ad entrambe le cose. Se sono desideri, perché scegliere? Felicità e lavoro.
    Il problema è che a proporre scelte di questo tipo sono sempre e solamente quelli che hanno tutt’e due le cose.
    Per noi poveri ed infelici, rimane la disgrazia di dover pure scegliere fra i desisderi dei ricchi e felici!
    Pazzesco!

    • RADIOLONDRA said

      Non si tratta di scegliere tra due cose positive dovendo escluderne una; si tratta di dare una impronta alla propria vita prediligendo spiritualità, etica e moralità.

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