riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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L’equivoco addosso

Posted by pj su 12 marzo 2010

A volte anche i professori si arrabbiano. Forse una volta era diverso: le classi erano più o meno ordinate, educate, o almeno riconoscevano l’ordine costituito e conoscevano il rispetto verso chi stava in cattedra. Oggi che le note sul registro sono diventate una medaglia da esporre negli appositi siti che raccolgono le bricconate dei ragazzi (e che vengono pubblicate, poi, da editori in cerca di facili guadagni), i valori sono meno sentiti. I professori spesso sopportano: ormai l’insegnamento, nelle scuole di ogni ordine e grado, è davvero una missione.

Ogni tanto, però, esplodono. Magari perché un fatto particolare turba la loro sensibilità più di altri, o semplicemente perché non ne possono più. E in quelle occasioni, di fronte alla sincerità di una sfuriata e alle reazioni delle parti in causa, si può cogliere uno spaccato della scuola nell’anno di grazia 2010.

“Kiss me before my boyfriend comes back”, baciami prima che il mio ragazzo torni: è il messaggio, provocatorio, che campeggiava sulla maglietta di una studentessa liceale. Il problema è che non l’ha indossata al mare o in pizzeria, ma per andare scuola.

La maglietta, si è poi affrettata a precisare la madre, è «accollata e lunga, per nulla sexy». Nulla dice del messaggio: probabilmente la madre non parla inglese, e forse nemmeno la lingua di sua figlia.

Però, a quanto pare, qualcuno quel messaggio l’ha capito. E non l’ha mandato giù. Quel qualcuno è un’insegnante, che si è trovata di fronte quella maglietta.

Il messaggio di disponibilità a dare corso ai propri istinti con il primo che passa l’ha spinta a discutere con la classe sul tema, in un interessante dibattito sul significato del messaggio incriminato. Ha fatto cioè quello che, alla fine, la scuola dovrebbe fare: arginare la naturale tendenza all’esagerazione tipica degli adolescenti, dando spunti di riflessione e mettendo in guardia dalle possibili conseguenze, specie di fronte a una provocazione superficiale ma pericolosa.

Forse – come si denuncia – la professoressa è andata oltre, usando termini poco adeguati al ruolo istituzionale che ricopre, dipingendo a tinte forti quella disinvoltura relazionale ormai così tipica delle nuove generazioni. Se l’insegnante ha trasceso è stato un errore, non c’è dubbio, anche se qualcuno potrebbe rilevare che il linguaggio parlato dai giovani, i messaggi che scrivono sui muri, i testi delle canzoni che ascoltano non sono certo meno espliciti (né lo era, volendo essere sinceri, la maglietta in questione).

La docente smentisce, la ragazzina («una ragazza in gamba», secondo la madre) insiste e offre, come prova, la pagina di quaderno («La prof ci chiede sempre di prendere appunti») relativa alla discussione, dove in fondo si legge la frase incriminata; la madre ha presentato querela «per tutti i reati che si possono ravvisare nei fatti esposti».

Le compagne di classe della ragazza non si schierano per “paura”, ma una si sbottona: «io da settembre indosso solo magliette a tinta unita per questo motivo». Non chiarisce, però, se il motivo di questo cambio di look sia una protesta silenziosa, l’ignoranza delle lingue straniere che non permette di valutare i messaggi o l’assenza di qualsivoglia buonsenso.

Buonsenso che però, forse, non abbonda nemmeno tra gli adulti, se non si riesce a riconoscere la provocazione e la mancanza di rispetto in un messaggio esplicito (o “isplicito”, per dirla con la ragazza), anche senza che contestualmente vengano esibiti abbondanti centimetri di pelle.

È il problema della nostra società: si arrocca sulla forma quando dovrebbe badare alla sostanza, e reclama la sostanza quando la forma rappresenta un buonsenso che non si vuole vedere.

Dimostrando così, una volta di più, una preoccupante assenza di valori, o anche solo – ormai quasi ce ne accontenteremmo – di quella banale ragionevolezza che una volta era la virtù della brava gente.

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2 Risposte to “L’equivoco addosso”

  1. RADIOLONDRA said

    Paolo, il tuo post è interessante, ma essendo vago nei contenuti (non è chiaro quale fosse il tenore della lezione, e non si sa quali affermazioni della docente fossero incriminate) non permette a chi legge di farsi una idea chiara e di conseguenza non permette di potere esprimere una valutazione serena. In casi come questi, sono i particolari a dare un senso alle vicende, piuttosto che un altro. Le magliette con scritte comico-provocatorie sono di moda da anni, tempo fa ne ho vista esposta una in un negozio che riportava la frase: Resisto più sott’acqua che sopra il libri. Tanto per incoraggiare i ragazzi a studiare ancora meno di quanto fanno adesso. Le altre magliette esposte dello stesso genere erano altrettanto educative. C’è una marca di abbigliamento per giovani che tradotta in lingua italiana significa letteralmente: “Figlio di p…”. Questo è il fatto, i ragazzi comprano le magliette con su scritto a caratteri cubitali quella frase, tanto per onorare la mamma.

  2. laura said

    ho chiesto ai miei figli cosa ne pensassero… per sapere se in canada con un messaggio simile si sarebbero messe nei guai… una fa la prima e una la terza media mi hanno risposto… noooo, è una maglietta!!! la piccola… e la grande ha detto: noo non vai nei guai!… una volta io avevo una maglietta che diceva: my boyfriend is cuter than yours!… :D:D:D… vabbe… credo che fosse solo una specie di barzelletta, uno scherzo, una cosa per ridere… il senso di quella frase… non penso che la persona che la indossava pensava di provocare quelli che leggevano con il contenuto… 🙂 vabbe… io non la vedo drammatica ma so che qualcuno la puo prendere seriamente… magari la tipa era appena stata tradita… chissa… 🙂

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