riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Sulla pelle dei cristiani

Posted by pj su 22 gennaio 2010

Gli scontri tra cristiani e musulmani che hanno avuto luogo nei giorni scorsi nel nord della Nigeria non hanno avuto grande spazio sulle prime pagine dei quotidiani, nonostante un numero di vittime non irrilevante.

Se lo spazio non era ampio, i titoli erano piuttosto categorici: «Nigeria, strage di religione. Cristiani contro islamici, quasi duecento morti», titolava mercoledì, in un modesto richiamo, La Stampa; Il Corriere, relegando la notizia agli esteri, parlava di “Chiese e moschee bruciate in Nigeria: oltre 200 morti” e precisava in un sommario: “A scatenare la violenza un cantiere islamico in una zona cristiana“, anche se l’inviato, nell’articolo, ridimensionava: «I musulmani volevano costruire una moschea in un quartiere a prevalenza cristiana o più semplicemente un musulmano voleva ristrutturare la sua casa nella zona dei cristiani».


In ogni caso, pareva di capire, si sarebbe trattato di violenza cristiana causata da un banale affronto. Il lettore, in base a queste informazioni, non poteva che giungere a due conclusioni: di trovarsi di fronte a una violenza sproporzionata; di dover considerare la reazione cristiana pari a quella islamica, in un contesto tribale dove le due parti si confrontano sullo stesso piano.

A causare qualche crepa in questa versione, accettata per buona pressoché da tutti i mezzi di comunicazione, è l’organizzazione internazionale Open Doors, ONG che si occupa di sostenere i cristiani perseguitati.

Nelle corrispondenze delle agenzie e delle principali testate – segnala Open Doors si parla «di scontri interreligiosi tra cristiani e musulmani e sin dalla prima eco di violenze è sempre un imam musulmano a essere intervistato», senza alcuna opportunità di replica per la comunità cristiana.

L’imam in questione, continua Open Doors, «parla di corpi ammassati dentro una moschea. Esattamente come in passato questi corpi non sono visibili e vengono seppelliti subito, in funerali collettivi, che tagliano fuori ogni possibilità di vedere se tali corpi siano di cristiani o musulmani (lo stesso abbigliamento è indicativo e spesso fuga ogni dubbio sulla provenienza della persona)».

E ricordano, gli esponenti della ONG, del recente viaggio a Jos, in Nigeria, tra «famiglie che non hanno nemmeno ritrovato il corpo dei loro cari, seppellito chissà dove» dopo le precedenti ondate di violenza.

Le fonti sul campo interpellate da Open Doors parlano di «Estremisti vestiti da militari fanno fuoco per la strada, mentre i musulmani da più fronti danno resoconti di centinaia e centinaia di morti. Caos e subdola propaganda buttano benzina sul fuoco».

Così, mentre il muezzin si appropria dei morti davanti al mondo, i cristiani, stretti tra un governo nel migliore dei casi disinteressato alla loro sorte e una minoranza islamica che reclama l’applicazione integrale della sharia e l’esilio per i miscredenti, trascorrono la loro esistenza nel terrore di attacchi, violenze, rapimenti.

Difficilmente l’ONU si interesserà, né l’Europa spenderà qualche parola, lasciando l’iniziativa a qualche singolo governo nazionale. Inimicarsi la componente islamica, d’altronde, è pericoloso e diseconomico.

Molto più comodo abdicare dalle proprie responsabilità e, come il re Dario a Daniele, dire ai cristiani «Il tuo Dio, che tu servi del continuo, ti libererà». In attesa della prossima, solenne dichiarazione sull’importanza della tolleranza religiosa quando le parti saranno invertite.

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