riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Olive Jones e l’ultima preghiera

Posted by pj su 19 gennaio 2010

Bullismo cristiano: è l’accusa mossa dalle autorità scolastiche di una cittadina inglese a una docente che insegna a domicilio a studenti svantaggiati.

L’insegnante si chiama Olive Jones e – segnala il sito sussidiario.net – ha avuto la sventura di commettere una leggerezza imperdonabile: di fronte alla sofferenza di una persona ha accennato a Dio. Si badi, non ha “parlato di Dio”: si è limitata a raccontare alla madre di una studente la sua esperienza giovanile, un miracolo che la portò alla fede. Poi, in un momento successivo, ha chiesto alla ragazza se desiderasse preghiera per le sue condizioni di salute, ricevendo (dalla madre) un fermo diniego: «Noi veniamo da una famiglia che non crede», risposta decisamente sorprendente per un genitore che, evidentemente, crede nella libertà di scelta religiosa esattamente quanto ci credono i taliban afghani, arroccati nella loro versione aggiornata del cuius regio, eius religio.


La docente non ha insistito, e anzi racconta di aver tentato di defilarsi, ma è stata comunque licenziata in tronco dalla preside della scuola a causa di questa sua esternazione. Esternazione grave, gravissima, come si può vedere: perché la fede, si sa, è un argomento sconveniente, imbarazzante, vietato, inopportuno in una società che si sente libera ma che rischia un trauma ogniqualvolta qualcuno metta in dubbio la sua onnipotenza.

«Se avessi commesso un atto criminale – si sfoga l’insegnante – credo che la reazione sarebbe stata la stessa». O addirittura più mite, viene da pensare, considerando quanti personaggi di dubbia levatura morale salgano in cattedra nel nostro continente, troppo impegnato a minare le proprie basi culturali per trovare il tempo di riconoscere il giusto dallo sbagliato.

Tant’è: la professoressa Jones non è politically correct, e quindi non è adatta al ruolo di insegnante. Ha ragione la preside, tutto sommato: una scriteriata che oggi ha proposto di pregare per un’allieva, domani dove potrebbe arrivare? Non le sfuggirà mica un “oh my God!” davanti a qualche studente troppo sensibile? Nel suo eloquio non potrà scapparle un proverbio di origine biblica? E chi garantisce che, di fronte a un compito pieno di strafalcioni, non invocherà la misericordia o la bontà divina?

Sono bei problemi, signori miei, e i sudditi di Sua Maestà ne sono pienamente consapevoli. Che poi ai responsabili dell’istruzione sia sfuggita di mano una generazione intera dedita ora ad alcol, bullismo (quello vero, ahiloro), spaccio e consumo di droghe, poco importa. E non importa nemmeno rilevare che il numero di gravidanze in età adolescenziale ha subito un’impennata, e non certo a causa di una scarsa informazione sul tema o alla mancanza di una adeguata prevenzione.

Non c’è tempo per fermarsi a queste quisquilie. Che sarà mai se una voragine morale senza precedenti rischia di inghiottire i giovani del Regno Unito? L’importante è che nessuno preghi per loro.

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3 Risposte to “Olive Jones e l’ultima preghiera”

  1. Anonimo said

    La Gran Bretagna non è nuova a questo tipo di manifestazioni di anticristianesimo. L’Inghilterra ha abbandonato Dio completamente, e ne sta purtroppo pagando amare conseguenza sul piano sociale e morale. Leggere queste notizie fa quasi essere contenti di vivere all’ombra del Cupolone piuttosto che in un paese ormai anticristiano.
    Io però la notizia la conoscevo un po’ differente; lessi infatti che l’insegnante aveva pregato per la bambina senza il consenso dei genitori. Se le cose stanno davvero così, fermo restando che un provvedimento come il licenziamento è assolutamente spropositato, si deve comunque rilevare che non ha rispettato la volontà dei genitori, a cui spetta la responsabilità di scegliere i principi educativi che ritengono migliori. Vediamola dal punto di vista opposto, come genitori cristiani come ci comporteremmo con un’insegnante indù per esempio, che prega una delle sue divinità per nostra figlia senza il nostro consenso?

    • pj said

      Notizie del genere, in questo periodo, sono state più di una, e in vari settori: abbiamo parlato, tempo fa, di un’infermiera che aveva dovuto affrontare vicissitudini simili. Non è da escludersi che altri abbiano assunto un atteggiamento meno accomodante della signora Jones.

  2. letizia said

    Penso che se la nostra civiltà occidentale ha avuto un miglioramento delle condizioni sociali,sia stato gran parte, per l’applicazione di una pensiero cristiano. Come cristiana se avessi visto una persona interessata ai miei problemi e desiderosa di pregare il suo dio per me, l’avrei sicuramenrte ringraziata e molto probabilmente sarebbe stato un inizio di una testimonianza della mia fede. Comunque un cuore indurito porta ad essere intollerante.
    Anche la preside che licenzia l’insegnante ,avrà pensato di esercitare un atto di giustizia.
    Pensare di possedere una giustizia migliore da quella dataci da Dio è un utopia.

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