riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Legalità e incoerenze

Posted by pj su 13 gennaio 2010

Gian Antonio Stella non delude, e sui fatti di Rosarno propone una riflessione non convenzionale ma appropriata. Il giornalista del Corriere ha scritto ampiamente su una pagina del nostro passato che vorremmo dimenticare, ricorda che «Anche i nostri nonni furono portati in salvo come i neri di Rosarno. Le autorità furono costrette a organizzare dei treni speciali per sottrarli nel 1896 al pogrom razzista scatenato dai bravi cittadini di Zurigo».

Insomma, «L’abbiamo già vissuta questa storia, dall’altra parte», emigrando dove non c’era lavoro, vivendo in clandestinità tra fame ed emarginazione.


E ora «Tutto dimenticato, tutto rimosso. Basti leggere certi commenti, così ferocemente asettici, di questi giorni», contro gli irregolari, contro i neri, contro chi ruba il lavoro, in un tutti contro tutti che mira a una forma di “pulizia” e di “ordine” per niente rassicuranti.

Eppure non dovrebbe essere così difficile capire. Secondo il rapporto Onu 2009 «chi lascia l’Africa per tentare la sorte in Occidente vede in media “un incremento pari a 15 volte nel reddito” e “una diminuzione pari a 16 volte nella mortalità infantile” dei figli». Chi sbarca in Italia non lo fa per arricchirsi, ma per istinto di sopravvivenza.

Nel nostro tentativo di semplificare un mondo complicato, rischiamo di perdere il rispetto verso il prossimo. Con la miopia di una Maria Antonietta rischiamo di non comprendere il dramma di chi ha dovuto lasciare tutto per niente, pur di salvare almeno la vita. Di chi ha visto l’orrore della siccità, della fame, della guerra, della corruzione, e pur di non tornarci si adatta a condizioni che farebbero ribrezzo ai nostri ben pasciuti animali domestici.

Se solo tentassimo di capire, apprezzeremmo chi accetta di cambiare la vita con la sopravvivenza, ed eviteremmo di generalizzare. Sicuramente nel novero di chi accogliamo ci sono quote di delinquenza, e perfino di intolleranza. Ma ci sono anche facce oneste, ancorché impaurite e titubanti di fronte a un mondo nuovo, disposte a rispettare le regole, ad accettare mansioni che noi rifiutiamo, ad adattarsi alla nostra cultura e al nostro stile di vita.

«Davanti al dolore di tanti uomini – scrive Stella -, ci vuole misura nell’usare le parole. Anche la parola “legalità”», quel concetto di legalità che ci vede paladini e integralisti quando può essere brandito come un’arma contro gli altri, ma ci trova insofferenti e accomodanti quando ci mette di fronte alla nostra inciviltà.

Inciviltà che non è solo la declinazione sociale di uno stile di vita furbetto e comodo, ma che rivela tutta l’incoerenza di una società il cui comportamento troppo spesso fa a pugni con la onnipresente rivendicazione di una (evidentemente malintesa) identità cristiana.

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Una Risposta to “Legalità e incoerenze”

  1. Libera nos Domine dai paladini della legalità che sono in servizio quindici giorni l’anno,(quelli nei quali succedono i fatti tipo Rosarno), mentre negli altri trecentocinquanta, “SI FANNO I FATTI LORO”, nel senso più spregevole del termine.
    Si fanno i fatti loro evadendo le tasse; sfruttando, direttamente o indirettamente, ma sempre consapevolmente, il lavoro nero, dei neri e dei bianchi;
    fregandosene all’occorrenza di ogni regola di civile convivenza; derubando altri di diritti che loro acquisiscono illegalmente perchè sono amici degli amici.
    Tanto in questo paese si può fare tutto; si può essere clienti delle prostitute e nello stesso stesso tempo lamentarsi che ce ne sono troppe in giro; si possono affittare tuguri in periferia a prezzi da appartamento in centro agli estracomunitari, e poi gridare che devono tornare tutti a casa loro.
    Si può fare e si fa di tutto per mascherare la propria meschinistà, il proprio egoismo, il proprio qualunquismo, e il proprio razzismo, nascondendoli bene dietro lo stendardo della difesa di valori cristiani e non, mai rispettati dagli stessi paladini, difensori della legalità.

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