riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Stragi nel silenzio

Posted by pj su 8 gennaio 2010

Nella notte tra mercoledì e giovedì, in Egitto, si è consumata una strage: nove persone sono state uccise all’uscita di una chiesa, dove avevano celebrato il natale copto.

Una notizia agghiacciante che merita attenzione per la gravità del fatto e per la scossa che una vicenda simile inevitabilmente porta nei rapporti tra comunità religiose e le ripercussioni che potrebbe avere anche in Europa.

Evidentemente, però, la pensiamo così quasi solo noi.

Scorrendo le prime pagine dei giornali di oggi, infatti, se Avvenire apre sulla notizia dedicandole anche l’editoriale, sulle altre testate manca un richiamo in “prima” che superi l’infima quantità.

Richiamo a fondo pagina, con piccola foto, per il Corriere (“Cecchini musulmani in azione. Dopo la messa il massacro dei cristiani copti”) e Repubblica (“Egitto, strage di cristiani copti dopo la messa. Appello del Papa: Basta violenze), che riporta l’ipotesi “forse uno stupro all’origine del raid”.

Richiamo a fondo pagina per il Messaggero (“Strage di cristiani in Egitto dopo la messa del Natale copto”), in taglio alto per il Resto del Carlino (“Nove copti uccisi da islamici. Strage di cristiani, tumulti in Egitto”),

Il Giornale è l’unico quotidiano laico a degnare la notizia di un titolo a centro pagina: “Egitto, strage di cristiani. E nessuno protesta”.

Trasversale, poi, il partito dei silenti: nessun cenno sulla Stampa, pur attenta al tema (gli dedica una pagina interna), né sull’Unità, né su Libero, né sul Gazzettino.

E pensare che appena due settimane fa gli stessi giornali dedicavano l’apertura e ampi spazi alla difesa dell’identità (semplificata, nella migliore tradizione italiana, nel confronto “crocifisso sì, crocifisso no”).

Dalla reazione popolare alla questione dei simboli religiosi ci eravamo illusi che i nostri connazionali avessero preso davvero a cuore l’appartenenza alla cultura, se non alla fede, cristiana, e la difesa dei valori che vi fanno capo.

Invece, a quanto pare, era solamente una ghiotta occasione per rispolverare il nostro sport preferito dai tempi di guelfi e ghibellini: la contrapposizione.

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