riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Quello status di troppo

Posted by pj su 23 dicembre 2009

«Sono contrario a qualsiasi forma di esibizionismo, sia omo che eterosessuale»: la frase del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, mi è tornata in mente leggendo una notizia di Panorama, che segnala “il reality per chi non porta la taglia 42“.

«Signore e signorine grandi forme di tutt’Italia – scrive il settimanale sul suo sito – uscite dall’ombra: è arrivato il momento del riscatto. Lo ha deciso Italia Uno che ha mandato in onda, ieri sera in prima serata, la puntata pilota di un nuovo reality show dal titolo significativo: Ciccia è bella».

Non abbiamo visto lo show (né ci duole troppo), dato che – stando alla giornalista – «il fine è… trasformare i punti negativi del proprio corpo in elementi di bellezza», e che «Le signore grandi forme, una volta accettato il proprio status, si sono addirittura permesse di posare nude», per vedere poi la propria effigie esposta nientemeno che in piazza Duomo a Milano.

Sia chiaro: se tentare di migliorarsi, quando non raggiunge livelli da psicosi, è positivo (quantomeno perché educa all’autocontrollo), imparare ad accettarsi è un messaggio utile e opportuno, in una società che ha fatto della forma fisica una religione.

Il problema, quindi, non consiste tanto nel tentare di dimagrire o nell’accettare la propria pinguetudine, ma nell’esigenza, a quanto pare insopprimibile, di sbandierare la propria condizione – di grassi, magri, falsi magri, belli, brutti, adoni, palestrati, siliconati, eleganti, malvestiti e chissà che altro ancora – coram populo, davanti a migliaia di telespettatori, cercando l’approvazione dell’audience.

Perché alla fine tutto si riduce a un’unica questione: il consenso. Il desiderio di sentirsi apprezzati a livello sociale porta ad accettarsi, a rifiutarsi, a cambiare.
Un’esigenza quasi fisiologica, quella della pubblica considerazione, che può essere accettabile e per certi versi perfino positiva. Almeno fino a quando rasenta la patologia trasformandosi in ostentazione.

A quel punto, ahinoi, non c’è più alibi che tenga: la condizione diventa solo un altro status da vantare, un’altra medaglia falsa, un’altra inutile rivendicazione.

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