riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

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Rick Warren è sbarcato in Europa

Posted by pj su 4 dicembre 2009

Ieri, giovedì 3 dicembre, sul Foglio è uscito un mio articolo di analisi sul fenomeno Warren; il contributo inaugura la mia collaborazione con il quotidiano di Giuliano Ferrara. Ve lo ripropongo qui, e resto in attesa dei vostri commenti.

IL PASTORE CHE HA BENEDETTO LA PRESIDENZA OBAMA È SBARCATO IN EUROPA

Il grande pubblico ha scoperto Rick Warren il 20 gennaio scorso, quando davanti a Capitol Hill ha innalzato la tradizionale preghiera di benedizione per l’insediamento di Barack Obama: la paciosa e rassicurante sagoma del pastore che trent’anni fa ha fondato in California la Saddleback Church di Lake Forest rappresenta un cambiamento di forma e di sostanza che non è sfuggito agli esperti.


Non si poteva non notare che quel ruolo – significativo, nell’economia dei simboli religiosi statunitensi – era stato ricoperto per decenni e pressoché senza interruzioni da Billy Graham, “il pastore dei presidenti”, maieuta tra l’altro della conversione di quel George Bush jr che ha reso la fede alla Casa Bianca un fatto pubblico e conclamato.

Se Billy Graham ha rappresentato (e, per molti versi, rappresenta ancora) l’America cristiana più letteralista, Rick Warren è il nome nuovo che può rappresentare il cambiamento nella continuità, un cristianesimo che si mantiene tradizionale sui valori non negoziabili ma non è insensibile alla riflessione sui temi più attuali.

In comune Graham e Warren hanno la cosiddetta “passione per le anime”, l’appello all’impegno personale in fatto di fede. Se però Graham attraversava il mondo con le sue crociate, predicando negli stadi e sperimentando i primi esempi di dirette planetarie via satellite, Warren punta su un approccio più rispettoso della diversità locale.

Lo si è verificato nel suo recente viaggio europeo che lo ha visto spaziare da Parigi a Vienna per due incontri con pastori e responsabili di chiese del Vecchio Continente. Nelle due tappe del suo tour europeo Warren ha sottolineato questa sfida, che si sostanzia nel suo “Purpose & peace plan”: un progetto di formazione basato sui principi già enunciati nel 1985 nel suo best seller “The purpose driven church” (“La chiesa condotta da propositi”, pubblicata in italiano da Publielim) che viene già sperimentato in Ruanda con il benestare del presidente Paul Kagame e che, stando a Saddleback Church, sta dando eccellenti risultati.

«Nei miei primi trent’anni di servizio – ha spiegato Warren – mi sono impegnato nel costruire una chiesa più matura spiritualmente; nei prossimi trenta voglio aiutare i giovani pastori di tutto il mondo ad essere più efficaci e a commettere meno errori».

E la cifra di Warren sta proprio in questo passaggio: dalla predicazione di fronte a milioni di persone all’impegno di formazione  delle chiese che, poi, dovranno raggiungere quelle persone con modalità e metodi mirati in base alle esigenze locali. In questo modo Warren fa strame dei colonialismi e del senso di superiorità di una certa tradizione missionaria anglosassone, e – almeno nelle intenzioni – segna un nuovo capitolo nella diffusione del vangelo.

In tutto le due date europee hanno raccolto attorno a Warren oltre ottocento pastori, comprese rappresentanze provenienti da Polonia e Romania. Pochi gli italiani presenti ai due appuntamenti, anche se una trentina di chiese locali si stanno organizzando attorno a un blog (pditalia.blogspot.com) per confrontare le esperienze e scambiarsi idee su come applicare il piano nel contesto italiano.

Resta il fatto che dalle nostre parti la proposta di Warren fatica a trovare spazio. Potrebbe succedere, spiegano i referenti locali di Saddleback Church, perché «l’Italia è differente da qualsiasi altra nazione al mondo, e anche i migliori piani debbono essere attentamente adattati per poter essere efficaci».

Oppure potrebbe trattarsi della tendenza italiana a rimanere affascinata da spettacoli, grandi numeri e figure carismatiche, mantenendo una certa indifferenza verso le soluzioni meno radicali.
Forse, insomma, siamo rimasti ai tempi delle crociate: se così fosse, Warren dovrà aspettare.

Paolo Jugovac
Il Foglio, 3/12/2009

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