riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

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I diritti degli invisibili

Posted by pj su 2 dicembre 2009

L’Alta Corte tedesca ha deciso che, dal 2010, di domenica i negozi dovranno restare chiusi: i giudici hanno dato ragione alle chiese cattolica ed evangelica che avevano proposto un ricorso contro una legge secondo la quale gli esercizi commerciali possono aprire per dieci domeniche all’anno.

La Corte, richiamando un articolo contenuto nella Costituzione del 1919, hanno sancito il principio che le feste debbano essere «giorni di riposo dal lavoro e di miglioramento spirituale».

Soddisfatte le ricorrenti e i sindacati, contrariato il sindaco di Berlino, che immagina la sua metropoli buia e deserta nei giorni di festa: «Vogliamo riconoscere la realtà della vita che cambia – ha chiesto – o vogliamo ignorarla?».

La decisione, analizza Danilo Taino sul Corriere, rischia innanzitutto di penalizzare la capitale tedesca sul piano turistico, ma risulta anche un’imposizione anacronistica nei confronti dei tanti non-cristiani che vivono in Germania.

Non solo: secondo il Corriere, chi non potrà darsi allo shopping «non necessariamente sceglierà la messa come alternativa».

Intendiamoci: sono tutte osservazioni pertinenti, che prendono in considerazione le ragioni della vocazione internazionale di Berlino, dei suoi commercianti, perfino delle minoranze religiose che potrebbero (il condizionale è d’obbligo) sentirsi offese.

Anzi: per corroborare il punto di vista potremmo ricordare che nessuno è obbligato a comprare, che il fine settimana per molti è l’unico momento libero per dedicarsi agli acquisti, e potremmo perfino chiosare che se i cristiani evitassero di consacrare le loro domeniche ai centri commerciali, questi chiuderebbero senza bisogno di una legge specifica.

Nella ridda di rivendicazioni e di ragioni, però, ci si è dimenticati di dare voce a una categoria: a quel piccolo universo di persone quasi invisibili senza le quali l’apertura di un negozio, di un supermercato, di un centro commerciale non sarebbe possibile. Spesso le guardiamo senza vederle, eppure ci sono: commesse, cassiere, baristi, magazzinieri, guardie giurate esistono, e – non ci crederete – hanno un’anima, una vita, perfino una famiglia che li aspetta a casa.

Il sindaco di Berlino, un po’ a cuor leggero, sostiene che «non abbiamo obbligato nessuno ad aprire»; il Corriere fa sponda e ritiene che, rispetto al 1919, «il diritto al riposo dei lavoratori è ormai acquisito anche se si apre bottega la domenica».

Se in Germania le cose stanno davvero così non possiamo non compiacercene; se però – come pare più probabile – tutto il mondo è paese, non ci sembra azzardato pensare che la questione non sia così semplice, quantomeno nella pratica quotidiana.

Provate a fare due chiacchiere con uno di questi benemeriti invisibili: scoprirete che è difficile, specie con i tempi che corrono, trovare un dipendente che si azzardi a dire di no al datore di lavoro, o che si permetta di rivendicare un riposo infrasettimanale dopo aver sfacchinato per tutta la domenica dietro a clienti esigenti, spesso nervosi, talvolta perfino maleducati.

Forse dovremmo ricordare che la nostra comodità non è gratis: semplicemente la pagano altri al posto nostro. Sarebbe carino se, almeno, venissimo incontro a queste persone con un sorriso e un atteggiamento disponibile e cordiale.

Se poi, di fronte alla noia di una domenica vuota, troveremo addirittura il coraggio di riempirla con ciò che davvero conta e non con l’ennesima spesa superflua, dimostreremo di essere un po’ meno egoisti. E qualcuno, silenziosamente, ci ringrazierà.

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3 Risposte to “I diritti degli invisibili”

  1. michele said

    Penso sia inattuabile nel nostro bel Paese..
    ..$$$$..

    • Ho sempre pensato che imporre un giorno di sospensione totale di tutte le attività, con la sola eccezzione dei servizi indispensabili (sicurezza e sanità per intenderci), non sia affatto un fatto anacronistico; anzi di questi tempi, nei quali si adora il Dio PIL e si giudica positivamente la forsennata crescita dei consumi, sarebbe un fatto rivoluzionario. Provate a immaginare per un momento se in tutto il mondo, il sabato e la domenica (due giorni addirittura) tutto si fermasse; risultato? Miliardi di euro risparmiati, enormi benefici per l’ambiente, e sopattutto stravolgimento in positivo della qualità della vita di tutti, credenti e non.

  2. Sandra said

    Può darsi che negli anni passati molti di questi “invisibili” abbiano digerito malvolentieri il dover lavorare la domenica o nei festivi, ma vista la crisi attuale mi pare di capire che molti siano contenti di farlo, perché possono guadagnare qualcosa in più: per carità, poca roba, in effetti, ma a volte qualche decina di euro in più non fa male, quando si fa fatica ad arrivare a fine mese.

    Concordo, caro Paolo, sul fatto che sorridere e avere un atteggiamento disponibile e cordiale sia importante, anche se questi comportamenti dovrebbero essere scontati, non solo con gli invisibili e non solo la domenica (e non farmi pensare a certe persone che assisto, va…).

    Radiolondra, tutto chiuso anche il sabato???? Esagerato 🙂

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