riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Un Cuore da bollino rosso

Posted by pj su 30 ottobre 2009

Sadico: l’hanno definito sadico. «In un saggio di prossima pubblicazione – scrive il Corriere – due specialisti, Pino Boero e Giovanni Genovesi, sostengono che Cuore non sia “adatto per i ragazzi”… La lettura di Cuore è sconsigliata per il carattere “lacrimevole”, talvolta “truculento”, spesso “sadico”».

Del libro Cuore, nel nostro piccolo, avevamo già parlato. A quanto pare, però, non eravamo informati sui fatti.

Meno male che gli esperti si sono degnati di illuminarci. Nella nostra semplicità, infatti, non avremmo mai associato il termine “truculento” alla piccola vedetta lombarda, né lo scrivano fiorentino vittima di una vicenda “lacrimevole”.

Anzi, da perfetti ingenui – abbiate pietà di noi – consideravamo l’opera di De Amicis addirittura formativa, dove si insegnava che aveva senso essere “buoni”, e dove i “cattivi” venivano puniti senza sconti di pena, ma nei confronti dei quali bisognava mantenere comunque la giusta dose di umanità.

E invece no: meglio non far leggere il libro Cuore ai ragazzi delle elementari. Così giovani, così impreparati, così inesperti sulle cose del mondo.

Meglio lasciarli davanti alla televisione: sicuramente è più formativa e realistica Gossip Girl, trasmessa in fascia protetta e quindi – si suppone – più adatta ai giovanissimi, una serie dove l’incontinenza ormonale dei protagonisti caratterizza una trama da soap ambientata tra i lussi e i marmi di una New York di pochi.

Meglio il divertito sadismo dei Simpson, che ci si affretta sempre a definire “per adulti” – come, in effetti, è – per poi mandarli serenamente prima di cena.

Meglio la violenza dei cartoni animati, il magico mondo di Harry Potter, l’arrivismo degli “amici”, il vacuo esibizionismo dei tronisti.

Sì, molto meglio lasciare da parte il libro Cuore, con le sue storie edificanti dove la violenza ha un senso, la pietà ha un significato e perfino il lutto trova l’opportuno contesto.

Meglio programmi e libri che impartiscono valori attuali, e non anticaglie della cui importanza pare proprio si sia smarrita la consapevolezza.

Il libro Cuore, dobbiamo ammetterlo, non li preparerebbe a sopravvivere da predatori in una società disastrata come la nostra: insegnerebbe semmai a mostrare che, forse, può esistere un mondo diverso. E che questo mondo diverso parte dal rispetto per gli altri, dall’onestà, dalla correttezza.

E allora, meglio nascondere Cuore in soffitta. Sono valori che non conoscono quasi più e che potrebbero seriamente turbarli.

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6 Risposte to “Un Cuore da bollino rosso”

  1. Donato Trovarelli said

    Gli esperti che hanno scritto questo articolo contro il libro Cuore, NON SONO ESPERTI, ma persone in cerca di spazio nel mare delle informazioni stravaganti. Oggi, se cerchi il successo, devi far scandalo oppure devi scardinare i principi consolidati in ogni campo della cultura. Solo così ti crei una nicchia di celebrità.
    Possiamo così dire che Manzoni è un poetastro e che i Promessi Sposi sono antiquati e deleteri per la salute mentale delle nuove generazioni… oppure che la Bibbia si contarddice e che Dio non esiste…
    Possiamo portare intere generazioni fuori strada e poi chiedere perdono in punto di morte, come hanno fatto Voltaire, Darwin, e il dottor Faust…
    A volte vanno avanti gli assassini e le persone disoneste, clturalmente e spiritualmente, a danno e discapito delle persone oneste e con sani principi morali.
    Ma mi domando: dobbiamo tacere di fronte all’arroganza e alla malvagità altrui?
    Propongo allora una citazione di uno scrittore abruzzese, Ignazio Silone, al quale è intitolata la scuola dove insegno:
    “La libertà non è una cosa che si possa ricevere in regalo. Si può vivere in un paese di dittatura ed essere liberi a una condizione, però: basta lottare contro la dittatura.
    L’ uomo che pensa con la propria testa e conserva il suo cuore incorrotto, è libero.
    L’ uomo che lotta per ciò che ritiene giusto è libero. Al contrario: si può vivere in un paese più democratico della terra, ma se si è interiormente pigri, ottusi, servili, non si è liberi. Malgrado l’assenza di ogni coercizione violenta si è schiavi; questo è male: non bisogna implorare la propria libertà dagli altri. La libertà bisogna prendersela ognuno la porzione che può.”
    (Da ”Vino e pane” ed. Mondatori, Ignazio Silone Quando si è liberi)

    • Pienamente condivisibile la chiave di lettura proposta; la smania di protagonismo, l’idea malsana che se si dicono cose controcorrente si debba per forza di cose essere dalla parte della ragione.
      Ma la vera libertà non si conquista sul campo della battaglia ideologica, ma è frutto della grazia, dell’opera di Dio in tutti quelli che si arrendono a Lui.
      I bene intenzionati a difendere i valori cristiani finiscono molto più spesso di quanto si creda dalla padella alla brace; liberati dalle ideologie alla moda, forti dei loro sani principi, illudono se stessi di essere liberi e finiscono per abbracciare tesi e intraprendere battaglie che nuociono alla causa di Dio più di ogni macchinazione degli aperti oppositori di Cristo.
      Un ricordo personale: Circa venti anni fa volli per curiosità e interesse personale aprire un grosso volume di una enciclopedia alla voce Lutero; riamsi meravigliato nel vedere ritratto quell’uomo come una sorta di rivoluzionario da strapazzo con qualche disturbo della personalità, il cui unico scopo pareva essere stato quello di nuocere a santa madre chiesa per rancori personali.
      Sono certo che a dare quel ritratto era stato un uomo zelante e interesatissimo difendere la verità di Dio.
      Una cosa è comune agli squinternati rivoluzionari e ai bigotti conservatori, ed è una visione della realtà e una idea di verità, contorte, ottuse e manicheistiche.
      Personalmente non mi illudo di essere un uomo libero, al contrario sono certo che il mio essere e il mio credere (nel senso più largo delle parole) siano fortemente condizionati da pregiudizi, simpatie, antipatie, e anche dall’ignoranza; però provo ad esserlo, e pazienza se questo qualche volta mi attira gli strali o lo scherno di quelli che hanno sempre la verità in tasca.

  2. Donato Trovarelli said

    Il libro Cuore? Sempre attuale e sempre adatto a tutte le generazioni, a dispetto di tutti quegli spacciatori di nuove mode e di insulse didattiche buoniste dell’ultim’ora.
    Tolta la patina del tempo, gli atteggiamenti dei bambini rimangono sempre gli stessi e le dinamiche di gruppo caratterizzano sempre gli stessi approcci alle esperienze ludiche.
    Sfido chiunque a dire che l’uomo è cambiato nel corso della sua storia, sia nel periodo dell’infanzia, sia nel problematico momento delle intemperanze giovanili.
    Come il maestro del libro Cuore, anche noi maestri di questa difficile epoca abbiamo sperimentato l’importanza di proporre un modello adulto, ricco di principi, di ideali e di passione ragionevole, oltre che di sentimento per tutto ciò che crea stupore.
    A noi rimane l’orgoglio di aver contribuito a formare delle personalità forti e coraggiose, capaci di prendere la vita nel modo migliore. Educare, sostenere, incoraggiare, istruire esortare, amare: questo è stato il nostro compito e vedere i progressi nel tempo ci incoraggia a pensare che una parte di noi sopravvive in ognuno dei nostri allievi.
    Non è retorica, ma è l’affetto che abbiamo dato e che soprattutto abbiamo ricevuto.
    E’ poco dire che noi esprimiamo un ringraziamento sincero a tutti quegli alunni che ci sono stati affidati e che abbiamo trattato come se fossero nostri figli se non addirittura pezzi del nostro cuore, ma è importante che ciò avvenga. Un insegnante marchia a fuoco la personalità di un bambino, per tutta la vita. Pensare che non sia così, è solo sciocco qualunquismo.
    Talora i ricordi rimangono così indelebili, che ci sorprendiamo di quanto hanno scavato e come sono stati importanti nelle tappe successive di una personalità in evoluzione.
    Il mestiere di insegnare è difficilissimo, quando lo si fa per bene, considerando che non si insegna solo a scrivere e a far di conto, ma anche a pensare ciò che si scrive e a problematizzare ciò che si può contare. In questo, ogni insegnante è un artista, perché non mette solo il colore ad una tela, come si sente dire da certi denigratori, che si incontrano a tutti i livelli, ma è il soggetto dipinto che fa la differenza.
    Ben vengano allora letture che dimostrino sul campo, come esperienze diaristiche, di quanto è ricco panorama della scuola dei nostri ragazzi, ai quali non posso dire altro che: “Speriamo che me la cavo!”

  3. Maurizia said

    Sta davvero così questa faccenda?
    Allora ringrazio Dio per essere cresciuta quando essere “lacrimevoli” “truculenti” e “sadici” era una virtù. Il mondo della furbizia, della competizione, dell’irriverenza e del “nessuno tocchi Caino (di Abele poco ci cale)” non mi piace.

  4. Anonimo said

    forse volevano solo pubblicità questi due… quanta gente può essere d’accordo con loro? Magari anche al corriere poteva far comodo qualche lettore in più, la crisi della stampa esiste… qua arrivano persino a chiamarti a casa ripetutamente per regalarti i giornali e lasciarteli sull’uscio pur di guadagnare qualche cosina nell’abbonamento… certo che finche’ continuano a scrivere st… chi li compra… 🙂 ciao L.

    • I giornali te li lasciano sull’uscio perchè lo stato, in forma di contributo, regala i nostri soldi agli editori, contributo che non è proporzionale alle copie vendute, ma a quelle stampate.
      Altro vergognoso capitolo della fallimentare azienda Italia, dove tutti prendono soldi dalla collettività senza averne titolo con il beneplacito di una classe politica corrotta che sfrutta questo sistema per mantenere la fitta rete di rapporti clientelari che gli garantisce di sopravvivere a se stessa.

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