riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

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    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Un papà vero

Posted by pj su 22 ottobre 2009

“Una mamma chiamata papà” è il titolo di un servizio che la Stampa, oggi, dedica a un “boom silenzioso”: sono sempre di più i papà che ottengono dal tribunale l’affido dei figli. Nel 2008 erano già 350 mila i minori cresciuti dal padre.

Non saranno padri «sereni come quelli che, ogni giorno, si vedono sorridere nelle pubblicità, in tv, a mangiare allegri attorno a un tavolo, accanto ai figli», ma ci sono e si impegnano ogni giorno nel loro nuovo ruolo.

Si tratta di un fenomeno nuovo per l’Italia, dove i tribunali – in ossequio a una tendenza culturale che tutto il mondo ci riconosce – per decenni hanno affidato quasi in automatico i bambini alla madre, anche quando l’affido al padre si dimostrava una opportunità ragionevole.

La nuova normativa sull’affido condiviso ha sfatato il tabù, e i padri hanno ora una chance in più. Una opportunità che nel corso degli anni hanno rivendicato, e che da oggi devono dimostrarsi di meritare.

I padri che hanno potuto tornare a fare i padri sono soddisfatti: «hanno riscoperto il desiderio di occuparsi dei figli», spiega l’associazione Padri separati, e un diretto interessato conferma: «Da quando vive con me, la vita mi pare più bella e le piccole rinunce non mi pesano. Ci sono meno uscite di sera, con gli amici, ma più gite di giorno, nei parchi giochi».

Certo, a leggere questa e altre testimonianze suona curioso che dopo la separazione entrambi i genitori si riscoprano attenti e sensibili ai figli e vogliano dimostrarsi a tutti i costi genitori modello. Magari fino a pochi mesi prima non avevano nemmeno tempo di ascoltarli, quei benedetti figli, e dedicavano loro un’occhiata distratta e qualche parola banale al ritorno dall’ufficio, in attesa di assopirsi in poltrona davanti alla tv, rinchiudersi in cucina a preparare la cena, uscire con gli amici o passare ore al telefono.

Ma potrebbero essere comportamenti di un tempo passato, quando ancora ai due genitori mancava la consapevolezza del proprio ruolo e la responsabilità per applicarvisi. Alla fine infatti, come in molti altri aspetti della vita, è sempre una questione di responsabilità personale.

Viene allora da pensare che, se si fossero resi conto un po’ prima dei propri doveri di genitori, anche la relazione di coppia avrebbe avuto sviluppi diversi, meno egoistici e meno traumatici.

In ogni caso, auguri ai neo-papà di ritorno: ossia a tutti coloro che anagraficamente sono padri da anni, e che finalmente hanno deciso di proiettare il loro ruolo anche nella realtà quotidiana.

La speranza è che questa ritrovata consapevolezza non sia solo un proponimento passeggero, ma uno sviluppo definitivo. In fondo lo devono a loro stessi: diventare genitori è una scelta di vita da cui non si torna indietro.

Soprattutto, però, lo devono a quei figli che, dopo aver vissuto il trauma di un divorzio, hanno ancora più bisogno di genitori veri.

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7 Risposte to “Un papà vero”

  1. ..un concentrato di informazione che NON CORISPONDE alla realtà.
    si informi meglio e magari chieda alle associazioni prima di scrivere queste cose

    cordialmente

  2. Sergio da Taranto said

    Ma chi scrive pubblicando dati falsi non commette nessun reato?
    Credo proprio di si,non si possono divulgare falsità per “pilotare e dirigere” le politiche sociali.
    L’affido condiviso è legge dello Stato…una legge non applicata dai tribunali Italiani.
    400 mila papà che in Italia hanno l’affido dei figli, è solo una favola e le percentuali riportate sugli affidi, sono pura e semplice strumentalizzazione.

    è scritto nell’articolo:
    Viene allora da pensare che, se si fossero resi conto un po’ prima dei propri doveri di genitori, anche la relazione di coppia avrebbe avuto sviluppi diversi, meno egoistici e meno traumatici.

    Questa è secondo me la parte più bella della favola…..forse un senso di colpa da parte di chi ha scritto l’articolo.
    Se si fossero resi conto un po’ prima dei danni che tutti stanno facendo ai papà e ai loro figli, tanti orfani di padri vivi oggi vivrebbero più felici.

    Uno dei tantissimi papà
    Sergio da Taranto

    • pj said

      A quanto risulta, il servizio su La Stampa – di cui stiamo parlando – ha interpellato entrambe associazioni di entrambe le parti in causa. Se così non fosse o i dati fossero scorretti, sarà utile segnalarlo.

      Per il resto, nessuno mette in dubbio che il tema sia delicato, le storie spesso traumatiche e che quindi non si possa generalizzare. I padri che si trovano privati dei loro diritti hanno tutto il nostro rispetto e sostegno, come abbiamo già scritto in passate occasioni.

      Questo non toglie, naturalmente, che nel privato della propria vita una riflessione sul proprio ruolo e sulla propria vicenda – ognuno di fronte alla propria particolarissima situazione – sia doverosa.

      Il fatto che i commenti provengano prevalentemente da parte dei papà ci dice che, forse, su quel fronte la riflessione è più avanzata e meno scontata. E questo, cari padri separati, vi fa onore.

  3. Sergio da Taranto said

    “Se così non fosse o i dati fossero scorretti, sarà utile segnalarlo”.
    si sarebbe utile segnalarlo visto che su 14 forum di papà, migliaia di papà stanno criticando l’articolo del La Stampa.

    uno stralcio di ciò che dicono le associazioni dei papà:
    http://www.gesef.org/lettera-aperta-al-direttore-dell%E2%80%99espresso-gesef-non-%C3%A8-fiancheggiatrice-di-nessuno-n%C3%A9-tantomeno-assoc

    La Gesef, che è una delle associazioni promotrici, è l’associazione storica dei genitori separati in Italia, nata nel 1994 e da sempre, si legge nel suo statuto, impegnata a sostenere tutti quei genitori che per un qualsiasi motivo hanno difficoltà relazionali con i propri figli, specie a seguito di provvedimenti limitativi da parte dell’autorità giudiziaria minorile. Ha contribuito fortemente all’approvazione della Legge sull’Affido Condiviso nel 2006 ed ha introdotto in Italia il principio della Bigenitorialità, oggi pilastro giuridico della legge 54/2006 che mi permetto di ricordarLe, mette in primo piano “il diritto del bambino ad avere sempre due genitori” indipendentemente dallo loro status giuridico.
    —–Diritto ancora disatteso dalla maggior parte dei Tribunali Italiani, malgrado quest’anno andiamo a celebrare il ventennale della Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia, firmata nel 1989.——

  4. Mirella said

    E’ vero, sulla carta i Tribunali sono ormai quasi obbligati a dare l’affido condiviso, però poi tutto rimane in capo al genitore affidatario che è sempre la madre, perchè è più comodo per i Tribunali non perdere tempo a verificare sosa è meglio per un bambino e quindi si continua ad applicare cosa è meglio per un genitore (madre) adducendo motivazioni quali: i bambini non possono avere due case, non possono fare i nomadi, non possono sempre avere la valigia in mano. Ma lo avete chiesto ai bambini cosa effettivamente vogliono; un bambino di 4 anni già si esprime chiaramente. E allora i sondaggi non fateli sulla carta, ma nei parchi, negli impianti sportivi, nei cinema, nelle scuole, e scoprirete che la realtà è ben diversa dalla carta.

  5. ide said

    chi scrive l’articolo sembra sia l’unico a non sapere
    che l’affido condiviso nella maggior parte dei casi è una “finzione giuridica”; che ci sono distorsioni interpretative e provvedimenti giudiziari che hanno “tradito” quello che era l’obiettivo della legge e cioè di garantire due genitori ai figli..
    s’informi meglio e vedrà che se prima si chiamava genitore affidatario, ora si chiama genitore collocatario ma la musica rimane la stessa.

    • pj said

      A quanto risulta, la Stampa è stata subissata di lettere di questo tenore. Restiamo in attesa di vedere se riterranno opportuno aggiustare il tiro.

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