riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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La morale dello scontrino

Posted by pj su 13 ottobre 2009

Deve essere un bell’imbarazzo per il parroco di Gorgo al Monticano, in provincia di Treviso, uscire dalla chiesa per accogliere o salutare i fedeli: sul lato opposto della strada, infatti, è stato inaugurato un sexy-shop, uno di quegli esercizi commerciali trasgressivi nati nelle metropoli per soddisfare la noia e i vizi di chi ha qualche conto in sospeso con l’intimità.

A quanto pare ormai questi negozi prendono piede anche nella provincia più placida (con rispetto parlando), sollevando la curiosità dei più maliziosi e l’imbarazzo di chi, ancora oggi, conosce il significato del termine vergogna.

A Gorgo è andata peggio che altrove. «Certo, se non lo facevano era meglio, ma almeno potevano farlo un po’ più distante», commenta don Angelo; e se le mamme hanno minacciato una raccolta di firme, il sindaco alza le spalle: «Comprendo le preoccupazioni, ma io non posso far nulla per chiuderlo: è un’attività commerciale come un’altra».

Tecnicamente parlando il sindaco ha ragione: una volta espletate le formalità burocratiche, sul piano legale lo shop in questione ha tutti i diritti di esercitare.

La petizione delle mamme, come pure un eventuale corteo delle nonne o un sit-in dei parrocchiani non cambieranno lo stato delle cose. Oggi come oggi l’unica morale che il commercio conosce è quella dello scontrino fiscale: se un esercizio guadagna, prosegue la sua attività; se non guadagna, chiude.

Semmai sarebbe interessante analizzare le motivazioni che hanno portato il titolare (o i titolari) a una scelta così eclatante. La morale dello scontrino, tra le altre cose, insegna anche che i negozi si aprono dove il riscontro è migliore in termini economici e promozionali: una trafficata via del centro “rende” indubbiamente meglio di un’anonima strada di periferia.

Una volta, a margine della valutazione economica, il titolare di un certo tipo di esercizio avrebbe probabilmente considerato anche altri fattori. La presenza nei paraggi di una chiesa o di una scuola, per esempio.

Una volta, appunto: al tempo in cui si sosteneva che a tutto c’è un limite. Oggi quel limite non esiste più: ognuno si sente libero di spostarlo a proprio piacimento, o di rimpallarlo nella vita degli altri.

L’argine della decenza non riesce a contenere il debordare dell’interesse personale, si tratti di soldi, successo o altri traguardi. Da raggiungere a tutti i costi, prima possibile, con priorità assoluta.

E senza guardare in faccia a nessuno. Perché il rispetto, oggi, lo merita solo il cliente.

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5 Risposte to “La morale dello scontrino”

  1. anonimo said

    se quel sex shop ha aperto in quella via, in quel quartiere, vuol dire che li c’e’ un mercato che richiede tale gategoria di prodotti.
    Secondo me e’ inutile la lotta contro il negozio, ma sarebbe invece utile la lotta contro il “peccato” che ha generato l’apertura del sex-shop.
    A tal proposito mi viene in mente l’esempio di Calvino che per combattere il peccato che gravava su Ginevra, a differenza dei suoi predecessori, non promulgò leggi e norme a salvaguardia della fede ma cominciò a predicare la Parola per le strade, le chiese e le scuole; con insistenza e per lunghi mesi. Come risultato, la gente si convertì, i locali lussuriosi vennero chiusi per mancanza di clientela e Ginevra fu considerata come la città più santa d’Europa.
    Più che concentrare l’attenzione al negozio, si ci dovrebbe concentrare sulla clientela, si dovrebbe riflettere sul fatto che c’e’ più che mai bisogno di Cristo e che c’e’ l’urgenza di strappare più persone possibili dal peccato.
    Inoltre penso che quel negoziante non dovrebbe chiudere l’attività perchè obbligato da terzi (significherebbe privare qualcuno della propria libertà), ma dovrebbe chiudere riconoscendo che in quella via, in quel quartiere, non c’e’ un mercato adatto a lui perchè c’e’ un popolo che onora il Dio Santo. E’ questo daltronte il significato delle parole di Gesù: “siete il sale della terra”: se c’e’ il sale, la pietanza si insaporisce…il peccato si allontana.

  2. Quando nella società si manifestano fenomeni che mettono in evidenza quello che tutti già sappiamo benissimo, e cioè che la nostra, al pari delle altre, non è una nazione cristiana, molti riflettono e alcuni propongono ricette e rimedi.
    Personalmente non credo la decadenza dei costumi possa essere impedita in alcun modo, salvo che con la propria condotta che può essere esempio e costituire un argine naturale contro il male.
    Pia illusione quella di credere che se si predicasse di più ci sarebbero meno peccatori; testimoniare la propria fede, nei modi e nei tempi dovuti, si può e si deve, ma più che di prediche il mondo ha bisogno di modelli positivi ai quali guardare.
    Ancora più sbagliato e assurdo pensare di costringere la gente a non peccare per legge.
    Anche se non ne sentivo affatto il bisogno, qualche ora fa ho ricevuto ulteriore conferma di quanto scrivo, nell’ascoltare il titolare di un pubblico esercizio che nel suo locale gettava fulmini e saette contro la chiesa ufficiale, evidenziandone vizi e contraddizioni.
    All’inacerbito esercente non serviva nessun sermone, e non ne ho fatti, ma solo una buona parola, e la possibilità di poter toccare con mano che c’è un altro cristianesimo.

    • anonimo said

      Per “predicare” non intendevo dire di esporre il proprio pensiero religioso o il proprio bigottismo, ma parlare di Gesù e del conforto e della pace che solo Lui può dare ad ogni peccatore. Intendevo anche che dobbiamo parlare della nostra testimonianza di fede e di come Gesù ha cambiato la nostra vita. Non e’ “Pia illusione” ma e’ prima di tutto un comandamento di Gesù e come dicevo nella precedente riflessione, la storia più volte lo ha confermato e lo continua a confermare (ho ad esempio testimononianze dirette in cui in paesi africani afflitti dalla povertà e dall’ingiustizia, i quartieri a maggioranza cristiana evangelica, dove la Parola viene predicata e vissuta, sono delle oasi di pace). Ma per “predicare Cristo” intendevo dire anche dare una buona parola a chi ne ha bisogno..ovviamente il credente cristiano deve avere la saggezza di sapere usare le parole giuste nei momenti giusti.
      Però non credo che la nostra sola buona condotta basti ad arginare il male della nostra società. Lot con tutta la sua sola buona condotta non e’ riuscito ad arginare il male di Sodoma. Il comando di Gesù e’ di andare a PREDICARE il Vangelo ad ogni creatura e non SOLO ad essere di “buon esempio” per ogni creatura.

      • Non intendevo affatto sminuire il valore di una buona testimonianaza e di una buona predicazione, e credevo di essere stato chiaro scrivendo che testimoniare la propria fede SI PUO’ E SI DEVE; peccato però che nel mondo cristiano, buone testimonianze e buona predicazione siano rare e scompagnate spesso dalla coerenza di vita.
        Ciò che invece abbonda è il PROSELITISMO praticato per scopi non santi, CHIARAMENTE CONDANNATO DA GESU’, e spacciato sempre per la sana predicazione e testimonianza del Vangelo.
        Non credo sia un caso che le chiese più impegnate a fare proseliti siano quelle a mio avviso più lontane dalla verità della fede una volta insegnata ai santi, (vangelo della prosperità, geovisti, ecc.).

      • anonimo said

        hai pienamente ragione in questo, infatti avevo scritto nel precedente commento, che bisogna avere saggezza nel testimoniare nel modo e nel momento giusto. Purtroppo in tanti sanno fare solo confusione…ma questo e’ un altro tasto dolente del mondo evangelico 🙂

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