riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Cause perse

Posted by pj su 28 agosto 2009

Povero Pato. Giovane calciatore del Milan, erede di quel Ricardo Kakà che se n’è andato (al Real Madrid) troppo presto, Alexandre Pato dà la scossa alla sua squadra in vista della partita-clou con i cugini dell’Inter.

E lo fa con un’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport. «Che cosa darebbe per segnare all’Inter?», gli viene chiesto a un certo punto. Pato risponde secco: «La mia vita».

Perplessità del giornalista che replica: «Mamma mia, non le sembra un po’ troppo?» E Pato, di rimando: «No, perchè il calcio per me è la vita, è tutto».


Un attaccamento alla causa ammirevole, dal sapore risorgimentale («Stringiamci a coorte/siam pronti alla morte!»), che però non trova il supporto non di un’ideologia, ma nemmeno di un’idea, di un progetto, di un obiettivo ragionevolmente serio.

“Per un gol darei la vita”: vallo poi a spiegare agli ultras che il calcio è solo uno sport, una partita non è una questione di vita o di morte.

“Il calcio per me è tutto”: certo, è l’entusiasmo dei vent’anni, quella passione che si concentra su un aspetto della vita – politica, studio, sport, più raramente la fede – e travolge tutto quel che trova sulla sua strada.

Quell’entusiasmo che si accompagna all’incostanza. E all’incoerenza: perché suona ancora più triste che una dichiarazione di questo genere venga da un giovane che, quindici mesi prima, aveva rivelato a un mensile la sua “religione evangelica”.

Già all’epoca, a dire il vero, era sembrata una semplice questione di forma più che una vera scelta di fede (e di sostanza), condita com’era da distinguo di ogni genere rispetto al dettato evangelico.

L’intervista di oggi conferma l’impressione di trovarsi di fronte a un talento calcistico, che però fuori dallo stadio è un banale non praticante, un bricoleur che adatta il vangelo alla propria comodità e alle proprie passioni.

Peccato. Viene da rimpiangere lo stile e la grazia del suo predecessore, che non si esaurivano sul manto erboso.

Annunci

3 Risposte to “Cause perse”

  1. E’ evidente che il ragazzo è giovane e parla da ragazzino.
    Concordo sul tuo rammarico, soprattutto considerando con quale superficialità il personaggio si esprima e con quanta inconsapevolezza di essere un personaggio pubblico il ragazzo faccia affermazioni che, lo sappia o no, vengono da un pulpito e fanno presa su altri giovani.
    Ma tutto sommato resta un ragazzo che, come spesso avviene, finisce sotto i riflettori in un momento in cui la parola “maturità” ha un significato molto relativo. Sia soggettivamente che oggettivamente.

  2. RADIOLONDRA said

    Un po’ di tempo fa vidi due giovani predicatori per le strade di una delle nostre città; erano vestiti in modo curato, e portavano bene in vista un elegante cartellino con su scritto il loro nome, preceduto dalla “qualfica” Anziano.
    Ero tentato di chiedere loro come facevano ad essere anziani se in due non raggiungevano nemmeno i quarant’anni, ma mi astenni.
    Mi offrirono un volantino dal quale dedussi a quale “partito” del cristianesimo appartenessero, gli accennai che grazie a Dio ero un cristiano, ma sembrarono non essere per niente interessati alla mia fede cristiana (credo perchè non aderente al loro partito).

    Che c’entra tutto questo con Pato? C’entra, c’entra.

    Un giovane (sebbene non tutti i giovani siano uguali) se viene pompato e messo al centro dell’universo, rimane un giovane, con tutti i vizi e le virtù del caso (non importa che sia un attore, uno sportivo, o un predicatore) e al momento opportuno mostrerà i propri limiti.
    Piuttosto che sparare a zero sul giovanotto, io mirerei su quelli che di questi giovanotti fanno dei semidei.

  3. Gloria said

    … e pensare che c’erano persone che davano la vita per ideali ben più ammirevoli che il gioco del calcio…
    … e pensare che duemila anni Gesù ha dato la vita per la salvezza di ognuno di noi…
    … e pensare che ancora oggi uomini e donne danno la vita per Colui che è morto sulla croce per loro…
    COME CAMBIANO I TEMPI ANCHE SE ALLA FINE, L’UOMO RESTA SEMPRE LO STESSO!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: