riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

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La fede di Enzo Jannacci

Posted by pj su 26 agosto 2009

Sulla fede di Enzo Jannacci avevamo già avuto modo di riflettere qualche mese fa, e già in quell’occasione eravamo rimasti piacevolmente sorpresi sulla sua sensibilità per la figura di Gesù.

Ora, in un’intervista ad Avvenire, il medico cantautore parla a tutto campo delle origini e degli sviluppi della sua ricerca spirituale: scrive Paolo Viana, che lo ha intervistato, che Jannacci «A settantaquattro anni è un uomo che parla con Cristo, che lo cerca ogni giorno, perché – ci dice – ne ha “un gran bisogno”», e se «non ha ritrovato la fede» è «semplicemente perché non l’ha mai perduta: “Credo molto in Dio, ci parlo e non sono mai stato ateo“».


Pochi mesi fa aveva invocato una “carezza del Nazareno” per Eluana Englaro, «quella che si augura chiunque consideri la vita importante, sempre». E precisa: «Non era una battuta, ma esprimevo convinzioni veramente intime, come faccio di rado e come sto facendo ora. Ho cercato di descrivere quello che penso e che provo di fronte alla sofferenza e alla morte. Perché io non sono mai stato ateo, ho una concezione della vita peculiare, mi ispiro a una concezione filosofica – ad esempio a Umberto Eco – che può sembrare opposta alla religione ma non lo è. E io rifletto molto, da molto tempo, sulla fede».

Jannacci rivela anche che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, fu il suo amico Dario Fo, «uno dei primi a farmi interrogare su queste cose… con Dario ho parlato a lungo del cristianesimo».

Dice di aver capito il significato della fede «leggendo la Bibbia e i Vangeli; ovviamente, è una ricerca che continua… Ho un gran bisogno di proseguire questa ricerca e non perché prima fossi ateo; semmai, da giovane ero stupito di queste cose… dentro di me c’era il seme di questa fede ma come per il talento musicale quel seme bisogna alimentarlo. Uno non nasce con la fede dentro… Quando ha la fortuna di riconoscerla e di alimentarla, prova le stesse situazioni emotive dell’amore, vede la luce attraverso uno spettro diverso, ha voglia di parlare con gli altri, di cantare…»

Ora, continua Jannacci, «sto vivendo una maturazione del mio credo religioso. Vado avanti con i piedi di piombo, anche se non potrei permettermelo perché non ho tanti anni davanti. Sento di non avere più il tempo per occuparmi di cose troppo terrene; ora guardo al cielo…» e coltiva il suo rapporto con Dio: «Lo cerco, parlo con Dio e non ho bisogno di dirgli nulla perché sa già cosa faccio e cosa farò, dove finirò… sa già tutto».

A proposito della sofferenza e dei drammi sociali che si leggono nelle pagine di cronaca, riflette: «non vedo molta gioia anche se cerco di osservare questi fatti compenetrando amore e fede. Anche nella mia ricerca religiosa vedo il dolore del Nazareno, la tremenda sofferenza e la sua fatica prima della crocifissione, sotto quella croce enorme che viene messa addosso a uno scheletro, perché quando va verso il Golgota è ridotto così, il Nazareno. Mi sembra quasi che la crocifissione divenga una liberazione dal male, da tutti i mali».

A volte ci stupiamo che personaggi noti e insospettabili possano interessarsi a tematiche imbarazzanti come la fede, il senso della vita, l’aldilà. E invece succede, e forse succede più spesso di quanto pensiamo: per un Jannacci che emerge dopo decenni di dilemmi e di ricerche probabilmente ce ne sono decine che, in silenzio, leggono, riflettono, si interrogano, mentre il cammino si definisce man mano in maniera più nitida davanti ai loro piedi.

Un cammino che parte dalla speranza, passa per la sincerità, arriva alla fede, e che rifugge le risposte preconfezionate e definitive con cui, per comodità, spesso noi cristiani vorremmo saldare senza appello i ragionevoli dubbi di chi si avvicina a noi in cerca di una Parola.

Chissà, forse è per questo motivo che percorsi come quello di Jannacci esistono e giungono a maturazione, ma si sviluppano prevalentemente in solitaria.

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4 Risposte to “La fede di Enzo Jannacci”

  1. RADIOLONDRA said

    Forse è bene che i percorsi di coloro che sono alla ricerca del vero si sviluppino in solitaria, pensando al danno che zelanti religiosi possono fare e fanno cercando di indottrinarli e irregimentarli.

    • pj said

      Sarà anche meglio, ma è triste. Ed è triste che non ci rendiamo conto di come talvolta, con il nostro fariseismo, rischiamo di essere ostacoli, più che strumenti, per la diffusione del messaggio di Cristo.

  2. marilena said

    mi è sempre piaciuto tanto enzo, però non posso fare a meno di pensare che a una certa età, la paura della fine, porta a pensare a un dio. Sarò banale ma “quando il mondo non mi vuol più, mi rivolgo al buon gesù”. E’ molto più faticoso credere alla vita, comunque, senza il bisogno di un dio che ci assicuri l’immortalità, io sto cercando di farlo perchè la ragione mi convince sempre di più della non esistenza di dio. Gesù è un’altra cosa, uomo vissuto e storicamente riconosciuto un grande. Ciao

    • pj said

      Personaggi come Pascal – che certo non era un mistico – avrebbero da ridire sulla sua affermazione: d’altra parte credere sia tutto frutto del caso e nulla abbia un vero senso è ancora più irrazionale – e richiede più fede – che credere nell’esistenza di Dio.

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