riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

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    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Usi e costumi

Posted by pj su 19 agosto 2009

In una piscina di Verona compare il burkini, ed è subito polemica: l’anomalo costume da mare indossato da una donna islamica osservante – una sorta di muta da sub, che copre il corpo dai capelli alle caviglie – ha sollevato le proteste delle mamme che, in una tranquilla giornata di afa, non si aspettavano di veder comparire in piscina una donna così bardata.

«Spaventa i nostri bambini», hanno lamentato. A quanto pare il regolamento della piscina prevede un dress code preciso: pantaloncino o slip per l’uomo, costume intero per le donne. Niente burkini o caffettano, quindi, ma nemmeno smoking per lui o topless per lei.

La vicenda, naturalmente, ha avuto uno strascico politico: «Conciata in quel modo qui da noi cerca la provocazione», ha dichiarato con la consueta decisione il sindaco di Verona, Flavio Tosi; «per me si tratta di discriminazione bella e buona», ha detto da parte sua Mariapia Garavaglia del Pd.

Tra i due estremi, i toni decisamente più concilianti dell’imam di Verona, Mohamed Guerfi: «Quella nostra sorella ha sbagliato, non bisogna offrire alcun motivo di provocazione» e la praticità di Alberto Castagnetti, allenatore dell’olimpionica Federica Pellegrini: «I costumi dei nostri atleti sono molto più castigati di un qualsiasi burkini islamico».

Insomma, la disputa è aperta. In un paese sempre più multietnico,  i motivi di frizione – e talvolta, purtroppo, di scontro – sono sempre più frequenti: dopo la questione burkini già si profila il problema ramadan, il digiuno islamico che, se applicato integralmente, metterebbe ko per un mese la manovalanza di religione musulmana.

È lo scotto da pagare per un Paese che si confronta, peraltro in ritardo rispetto ad altri, con una massiccia presenza di realtà culturali diverse. Un innesto che non deve essere per forza negativo, come qualcuno ventila.

Certo, per trarne il meglio – o, quantomeno, per sopportarlo – servono ragionevolezza e tatto.

Se da un lato non vorremmo sentire da parte delle autorità discorsi del tenore «o così o torna a casa tua», dall’altro lato una minoranza non dovrebbe sentirsi autorizzata a provocare o pretendere, facendo leva sulla forza dei numeri.

Il rispetto della legge è doveroso quanto l’accoglienza, la disponibilità di chi arriva è essenziale quanto la tolleranza di chi accoglie.

Perché in fondo è solo questione di comprensione. Che deve essere, sempre e comunque, reciproca.

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4 Risposte to “Usi e costumi”

  1. RADIOLONDRA said

    Giusto, ma pare che tra le varie minoranze ce ne siano alcune (una in particolare) che non si accontentano del rispetto e della non discriminazione, ma pretendono costringere il mondo intero al rispetto e all’osservanza obbligata, dei loro usi, costumi, e stile di vita.
    Fino a che punto è giusto dare spazio e libertà a chi mostra totale ed assoluto disprezzo per lo spazio e la libertà degli altri ?

    http://radiolondra-radiolondra.blogspot.com/2009/07/sano-razzismo.html

  2. anonimo said

    Già..fino a che punto dobbiamo dare libertà e spazio di espressione a un popolo, quello di fede islamica, che per cultura e per educazione disprezza la religiosità degli altri?
    Ogni forma di religione diversa da quella islamica e’ proibita in quasi tutti i paesi arabi e comunque disprezzata e discriminita in tutte quelle nazioni a maggioranza islamica.
    Se io andassi in Arabia Saudita, in Iran ecc e camminassi per strada semplicemente con un piccolo crocifisso al collo (altro che vistono burka) mi arresterebbero immediatamente. In altre nazioni come “l’europea” Turchia non potrei osare distribuire trattati biblici o rischierei di essere linciato dalla popolazione.
    In Iran, chi si converte alla fede evangelica viene semplicemente impiccato dalla polizia perchè considerato un “cane eretico”. Ma d’altronde lo stesso corano definisce “cani” chi non e’ della stessa religione.
    Quindi, anche se non sono per niente razzista e xenofobo, mi chiedo: perchè farsi tanti problemi di tolleranza, di comprensione, di libertà verso un popolo quando noi non siamo rispettati nelle loro nazioni e nelle loro case?

    • pj said

      Credo che sia importante, da parte nostra, “farci problemi di tolleranza, di comprensione, di libertà” anche nei confronti di chi non ricambia: e dobbiamo farlo per quell’amore che la nostra fede insegna e che dovremmo provare verso il nostro prossimo.

      “Ama chi ti odia”, “se uno vuole che tu faccia un chilometro con lui, fanne due…” è la Bibbia a indicare questa condotta. Che, lo possiamo dire per esperienza, è anche un’ottima “regola di ingaggio”.

  3. laura said

    http://www.ahiida.com/index.php?a=subcats&cat=20

    naturalmente in australia… dove sono disperati perche tra poco i ‘burkini’ dicono ai ‘non burkini’ come ‘vestirsi’ 🙂

    sono d’accordo con la tolleranza ma non con l’indifferenza o la negligenza dei non burkini :D.

    ciao ciao laura

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