riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Finché non costa niente

Posted by pj su 31 luglio 2009

I gestori dei locali notturni di Jesolo hanno deciso di lamentarsi per i troppi controlli che le forze dell’ordine stanno effettuando, in questa estate 2009, controlli che «danneggiano l’immagine turistica della città».

La polizia, per bocca del suo portavoce, risponde quasi incredula alle proteste: «Ci dicano loro cosa dobbiamo fare. Senza questi controlli non ci può essere sicurezza, altrimenti si rischia di fare solo propaganda fine a se stessa».

Già, siamo alle solite. A ogni strage del sabato sera siamo tutti lì a rammaricarci per altre giovani vite spezzate, e a indignarci per il fatto che mancano i controlli fuori e dentro locali. Appena i controlli scattano, dimentichi dei fatti di qualche giorno prima, gridiamo alla limitazione della libertà, o addirittura allo stato di polizia.

Purtroppo è un costume nazionale. Vorremmo un paese più onesto, morigerato, serio, meritocratico, pulito, sicuro. Ma solo fino a quando non ci costa niente in termini di energie, soldi, impegno etico.

Vorremmo tutti un mondo migliore, finché realizzarlo non lambisce la nostra persona, i nostri comportamenti, le nostre proprietà.

Nelle grandi e nelle piccole cose siamo vittime del “ma poi”: vorremmo politici più morigerati, ma poi accarezziamo l’idea di guadagnare quanto loro; vorremmo un’università meritocratica, ma poi siamo ben contenti che tutti, anche i perditempo, “abbiano una possibilità”. Vorremmo un ambiente pulito, ma poi non ci degnamo di fare qualche metro in più se il cassonetto è pieno (per non parlare della raccolta differenziata); vorremmo città sicure, ma poi ci lamentiamo se un vigile non ci consente di parcheggiare in sosta vietata.

Vorremmo un cambiamento, anche radicale, purché avvenga lontano da noi e il suo contatto con noi si limiti agli influssi positivi del nuovo corso.

Lamentarsi, nel nostro Paese, è solo un triste esercizio di ipocrisia. E, in ultima analisi, protestare è solo un modo per esorcizzare il cambiamento senza sentirsi troppo egoisti.

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