riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Vita (poco) intelligente,

Posted by pj su 30 luglio 2009

Qual è stato l’anno più importante della storia?

Non si tratta di un quiz ma una domanda posta qualche settimana fa da Intelligent Life, supplemento dell’Economist. Qualche malizioso potrebbe concludere che l’inserto in questione non deve essere poi così intelligente se perde tempo con domande così oziose, ma – nonostante l’obiezione non sia insensata – bisogna spezzare una lancia nei confronti del periodico: si tratta di una domanda tipicamente estiva, quando le notizie scarseggiano e i giornali di tutto il mondo si buttano sul “colore” o su inchieste senza troppo mordente.

E insomma: qual è stato l’anno che ha cambiato il mondo? «Gli esperti consultati dalla rivista – racconta Repubblica – naturalmente non raggiungono un accordo. Al massimo, in una discussione del genere, ciascuno può dire la sua».

Secondo Andrew Marr, ex-stella della Bbc non è però solo un gioco, «ma anche una cosa seria: un modo per riflettere su cosa siamo, chi siamo, da dove veniamo e possibilmente dove andremo».

Visto in questa prospettiva il gioco si fa un po’ più serio, e la risposta che sorge spontanea – cristianamente parlando – è l’anno della nascita di Gesù.

Una risposta che ai benpensanti dell’Economist e della sua “Vita intelligente” non va a genio: il “moderatore” Marr, infatti, ha messo le mani avanti precisando che «se i cristiani sceglierebbero l’anno 0, i musulmani sceglierebbero il 622, anno della migrazione del Profeta a Medina… Considerato che l’anno più importante della storia dovrebbe avere valore universale, le date religiose, in mancanza di una che coinvolga tutti, dovrebbero
essere automaticamente squalificate».

Ohibò. La conclusione non fa una grinza, ma è incompleta. Dato che l’anno deve avere un valore universale, il gioco dovrebbe escludere anche tutti i fatti storici locali o continentali, dalla caduta del Muro a quella delle Torri, dalla nascita del comunismo a rivoluzioni e guerre di ogni genere, dalle scoperte alle invenzioni: non esiste, al mondo, qualcosa che la specie umana possa considerare davvero condiviso, se non la morte (e le tasse, aggiungerebbe qualcuno). E allora? A quanto pare il gioco, a rigor di logica, dovrebbe cessare per mancanza di concorrenti.

È decisamente curioso che in un’epoca così nichilista, caratterizzata da un’aporia di idee tale da far definire il nostro tempo con una sfilza di “post”, l’unica idea che dà davvero fastidio sia la fede. Non la politica, non le passioni sportive, non la cultura. E nemmeno gli estremismi o i fanatismi di qualunque natura: solo la fede.

Chi, quarant’anni fa, voleva convincerci che “tutto è politica”, oggi non sopporta l’idea che almeno una parte della realtà possa essere caratterizzata da valori e convinzioni non negoziabili. Forse è invidia per un fallimento mai digerito. Forse è fastidio per gli assoluti, visti i dubbi progressi sociali a cui ci ha portato la morale relativa.

Forse è un eccesso di correttezza politica per non scontentare nessuno e non creare guerre di religione (ma perché, le guerre di campanile sono meno dannose?).

Forse è solo superficialità, o forse è un messaggio: qualsiasi cosa può caratterizzare la vita, tranne Dio. Lasciate Dio fuori dalla storia, lasciateci crogiolare nelle nostre piccinerie senza farci pensare troppo alla pena del vivere, a una resa dei conti che, prima o poi, arriverà inesorabile.

Forse quella dei benpensanti britannici in forza all’Economist sarà davvero una “vita intelligente”. Ma deve essere anche molto triste.

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