riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

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    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Se anche Bill dice basta

Posted by pj su 28 luglio 2009

Se si è stufato lui, figurarsi noi. Bill Gates, fondatore dell’informatica di consumo, autore dei programmi e dei problemi dei nostri computer, annuncia la sua decisione di lasciare Facebook: il suo profilo sul social network più diffuso al mondo, infatti, era diventato ingestibile, con le diecimila richieste di amicizia che lo hanno raggiunto.

«Mi sono reso conto che si trattava di un’enorme perdita di tempo… Era diventato ingestibile, alla fine ho dovuto rinunciare» ha spiegato.


Certo, diecimila richieste metterebbero in seria crisi anche il più scafato dei pr elettronici, a meno di non voler accettare indiscriminatamente tutte le proposte di amicizia senza valutare chi siano le persone che stanno dall’altra parte del cavo.

Bill Gates, che dopo aver lasciato la sua Microsoft ha deciso di dedicarsi a tempo pieno alla beneficenza, non è il solo ad aver deciso di lasciar perdere Facebook:  scrive il Corriere che «su Internet si moltiplicano i gruppi degli scontenti: da “Goodbye Facebook” a “quelli stufi di Facebook”», nella cerchia dei “famosi” assillati dai fan ma anche tra i comuni cittadini digitali.

Richieste, messaggi, contatti, inviti, suggerimenti, tag possono essere un divertimento per chi ha pochi “amici” e molto tempo libero, ma può rivelarsi una vera seccatura per chi raggiunge la soglia critica – diversa per ognuno di noi – di persone che, per un motivo o per l’altro, si sentono accomunate al nostro destino telematico e vogliono informarci per filo e per segno di ogni loro passo.

Paolo Kessisoglu spiegando la sua disaffezione per Facebook in quanto «è un mezzo che assicura la quantità e non la qualità», coglie una parte importante del problema. Se il nostro tempo è prezioso – quantomeno perché si tratta di un bene limitato – dobbiamo esserne buoni amministratori, e allora è importante interrogarsi sui motivi delle nostre azioni e gestirci responsabilmente.

Sarebbe sciocco perdere buona parte della giornata davanti alla televisione, e sarebbe altrettanto sciocco impegnarsi in ore di straordinario lavorativo senza una contropartita. Facebook non fa differenza: è uno strumento formidabile, ma solo se torna utile. Anche il frigorifero è un elettrodomestico essenziale per noi, mentre al Circolo polare non saprebbero cosa farsene.

Facebook può aiutarci a conoscere persone (ma siamo sicuri che abbia senso allargare il giro delle conoscenze superficiali, basate su labili interessi comuni?), a ritrovare i contatti con vecchi amici (ma siamo certi che a muoverci ci sia un interesse per la persona e non un semplice effetto-nostalgia?), a promuovere i nostri impegni (ma ci siamo chiesti se sia davvero il sistema più efficace per il nostro tipo di attività?).

Se invece la nostra presenza in rete non ha un vero scopo, rischiamo di perdere la giornata in chiacchiere, citazioni di video e album fotografici, test di dubbia efficacia.

E da inutile, poi, la nostra presenza nel grande network può trasformarsi in deleteria se non riconosciamo virus informatici, proposte di amicizia sospette, oroscopi cammuffati da giochi innocui.

Come tutti gli strumenti di comunicazione – dal telefono alla televisione, dalla posta elettronica agli sms – non ha senso discutere se Facebook sia “giusto” o “sbagliato”: semmai è necessario – e perfino doveroso – esercitare giudizio nell’uso che se ne fa.

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Una Risposta to “Se anche Bill dice basta”

  1. Giovanni said

    Anche se è possibile inibire le richieste delle applicazioni più fastidiose (palle di neve, rapitore seriale ecc…) e anche se è possibile eliminare dalla lista degli aggiornamenti quelli delle persone che non ci interessano, devo dire che anche io mi sto disaffezionando a Facebook e mi sto appassionando a Twitter.

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