riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Il percorso di Eli Stone

Posted by pj su 22 luglio 2009

Tra i nuovi serial tv di cui i critici televisivi hanno parlato in questi mesi, ha avuto poco spazio un telefilm la cui prima serie si è conclusa ieri, Eli Stone.

Si tratta di un serial che si poteva scoprire solo per caso – da un po’ di tempo le emittenti non brillano per la capacità di promozione delle serialità e per il rispetto degli appassionati che le seguono – ma che man mano mi ha incuriosito, e non solo per la trama.

Trasmesso da Italia Uno al martedì sera, racconta le vicende di un rampante avvocato trentacinquenne, Eli Stone appunto, socio di un autorevole studio legale di San Francisco.

A causa di un aneurisma al cervello, Eli Stone soffre di allucinazioni che però, rispetto alla norma, hanno un taglio “visionario”, quasi profetico, capace di offrirgli indizi – non sempre diretti, ma comunque efficaci – su personaggi che incontrerà o elementi che si riveleranno essenziali per la soluzione dei casi giudiziari da lui seguiti.

Tutto questo inizialmente Stone non lo sa, e lo scopre puntata dopo puntata, visione dopo visione, rimanendo stretto tra una consapevolezza che si fa strada – “ma allora riesco davvero a prevedere il futuro?” – e la ritrosia a condividere queste sue rivelazioni per il timore di scontrarsi con l’inevitabile scetticismo di amici e colleghi.

Tanto più quando, tassello dopo tassello, si rende conto di poter prevedere un drammatico terremoto, il Big One che Los Angeles aspetta da decenni, e si confronta con il dramma di una previsione senza prove cui nessuno, ovviamente, crede.

L’unica persona con cui si confida è un agopuntore cinese, che però – curiosamente – non lo indirizza verso le dottrine orientali, ma riflette con una prospettiva decisamente occidentale. O, se preferite, cristiana.

Ecco, il motivo per cui il telefilm colpisce, puntata dopo puntata, è la prospettiva della vicenda. Il rampante Eli Stone, avvocato grintoso e vincente, attraverso questa sua anomala situazione si rende conto di come il lavoro non sia tutto, nella vita, e di come la professione (e la vita) debba avere un’etica, se non vuole perdere il proprio significato.

Attraverso vicende professionali, equivoci, imprevisti, visioni curiose (tra cui il cantante George Michael e un ricorrente coro gospel), il telefilm fa passare concetti come l’importanza della persona, la solidarietà, l’appartenenza a un piano superiore che non comprendiamo, ma di cui ognuno di noi fa parte.

Malattia e spiritualità, affrontate con delicatezza, non vengono banalizzate come si sarebbe potuto temere; anche il graduale cambiamento del protagonista di fronte al suo disagio medico e spirituale – dal cinismo iniziale all’ipocrisia del “voler fare del bene solo per paura di morire” , fino a un approccio più consapevole e sincero sul piano interiore – viene messo a nudo e analizzato in maniera elegante e non scontata.

In un crescendo rossiniano, le tre puntate che ieri sera hanno concluso la prima serie sono state il culmine di questo percorso: tra gli altri, hanno affrontato con sensibilità argomenti delicati come il fine vita, il testamento biologico, il diritto alla cura e al rifiuto dell’accanimento terapeutico e i relativi risvolti.

Temi proposti senza emettere sentenze (se non quelle dei giudici deputati a dirimere le cause) ma piuttosto suggerendo e stimolando una riflessione profonda nello spettatore, incoraggiata attraverso i riferimenti a Dio, al ruolo dell’essere umano, ma anche al senso della esistenza e al significato di “qualità della vita”, che spesso tutti tendiamo a considerare solo in una prospettiva edonistica.

Nel giro di poche puntate sono stati citati Giobbe, Mosè, Giona, versetti dei vangeli e delle epistole, per una volta non a sproposito e senza spirito da crociata, ma per corroborare un messaggio chiaro, senza prediche e forse per questo ancora più convincente.

Visto un tanto non ci stupiremmo di scoprire la presenza di cristiani born-again tra gli autori della serie televisiva: nella laicità del suo contesto, infatti, potremmo considerare Eli Stone il serial più cristiano della stagione.

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Una Risposta to “Il percorso di Eli Stone”

  1. gianci said

    Che combinazione! proprio stasera un fratello mi ha parlato appassionatamente di questa serie, che purtroppo mi sono perso. Peccato, speriamo di trovarla in DVD

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