riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Il valore di una prospettiva

Posted by pj su 14 luglio 2009

«Tutto può avere un prezzo, persino il sentirsi dire “ti amo”», spiegano gli autori di “Sei molto ricco, ma ancora non sai di esserlo”, volume uscito in questi giorni nel Regno Unito.

Come si calcola il valore della felicità? I due hanno preso in considerazione un migliaio di persone cui è stato chiesto di dare un punteggio a un particolare aspetto della vita (l’amore, la stabilità, i figli etc). Hanno poi agganciato questo calcolo “alla sensazione che si proverebbe nel vincere alla lotteria”, e hanno quindi trovato il presumibile valore di un momento piacevole, di una sensazione, di un rapporto.

Sul podio tre evergreen: salute, amore, stabilità. Infatti «Al primo posto, con un valore economico di circa 207mila euro, c’è la sensazione che proviamo quando ci viene detto che godiamo di buona salute e che non soffriamo di nessuna malattia. L’amore, in particolare il sentirsi dire “ti amo”, ha un valore stimabile in circa 188mila euro, e si piazza al secondo posto. Segue, a circa diecimila euro di distanza, la sensazione che si prova nel vivere una relazione stabile: poco più di 178mila euro».

Seguono la sicurezza, i figli, una buona intimità con il partner, ma più ancora di questa il piacere di una bella risata. Molto meno considerata risulta la felicità sul luogo di lavoro, che viene superata perfino dal piacere di avere con sé un animale da compagnia.

Pochi, interrogati sui piaceri della vita, hanno parlato di soldi: «la maggior parte faceva riferimento a situazioni familiari, come lo stare in compagnia con gli amici, il trascorrere del tempo libero in tranquillità, vedere i propri nipoti: erano questi i momenti davvero importanti».

Concludono gli autori che «quindi, da questo punto di vista, è possibile che un panettiere o un idraulico siano più ricchi di un banchiere o di un politico».

Sarà merito della crisi che ha dato nuovi significati alla nostra esistenza, o del fisiologico riflusso che segue ogni eccesso, resta il fatto che ci riscopriamo più ricchi proprio ora che siamo più poveri.

Soprattutto, ci riscopriamo tutti uguali di fronte alla vita: fragili e incerti, disorientati e impauriti da un piano più grande di noi di cui cogliamo appena qualche dettaglio qua e là.

Di fronte al fascino e al mistero della vita non possiamo trovare risposte nella carta di credito, come spesso speriamo.

Allo stesso tempo, di fronte alla ricchezza e alla solarità della vita non possiamo considerarci poveri. Quel che ci manca, semmai, è la capacità di valutare la nostra condizione in maniera appropriata: con la consapevolezza di chi non dà tutto per scontato e non riconduce tutto a un mero valore economico.

A guardarlo così, con la giusta dose di gratitudine, il bilancio della nostra esistenza risulterà decisamente più generoso.

Ci accorgeremo che il problema non è il saldo, ma che non sappiamo leggere l’estratto conto.

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