riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Quattro cose sul voto

Posted by pj su 5 giugno 2009

Domani e domenica si vota per rinnovare la nostra rappresentanza al Parlamento europeo e, in molte zone del Paese, per eleggere presidenti (e consigli) di province e comuni.

I politici e i giornali, per questa tornata elettorale, hanno preferito concentrarsi su scandali e cadute di stile, piuttosto che dare spazio a programmi e opinioni dei candidati: forse è meglio così, dato che magari molti dei candidati nemmeno sanno cos’è l’Europa.

Però, da cristiani e da elettori, il dilemma resta: devo votare? E per chi?
Forse qualche spunto di riflessione può tornare utile.

1. persona e personaggio.
Spesso nei candidati la morale vissuta in privato e i principi sostenuti in pubblico non coincidono, e questo porta al paradosso di politici che sostengono la causa della famiglia pur avendone un paio alle spalle.

La scelta non è proprio così ovvia. Se la politica è l’arte del compromesso, è meglio puntare su un candidato capace, con le idee chiare ma con un curriculum personale non ineccepibile, o votare un candidato di specchiata moralità ma poco capace o poco in linea con il nostro modo di vedere la società?

Qualcuno obietterà che se il candidato non vive ciò che sostiene non sarà davvero in grado di portare avanti la causa. In teoria il discorso fila; nel concreto, però, va rilevato che non sono rari i casi di politici “non credenti” che hanno fatto per i valori cristiani molto di più rispetto ai politici “credenti”.

2. per cosa si vota.
Prima di entrare in cabina è importante capire per cosa si sta votando.

La rappresentanza europea è una questione politica: quindi riguarda i grandi temi, i principi, i valori che vorremmo dare all’Europa.

Le elezioni amministrative, invece, riguardano la gestione del territorio, che con la politica ha (o, almeno, dovrebbe avere) poco in comune: non mi interessa in cosa creda l’amministratore del mio condominio, purché svolga bene il suo lavoro. In una città, strade pulite e giardini accoglienti non sono di destra, di sinistra o di centro.

3. una questione di democrazia.
In campo cristiano c’è chi sostiene che non dovremmo interessarci alle questioni politiche e sociali, in quanto “non siamo di questo mondo”; in risposta c’è chi obietta che comunque “viviamo in questo mondo”, e che interessarci a chi ci sta attorno sia la testimonianza più efficace dell’amore che siamo chiamati a mostrare.

Va rilevato anche che la democrazia è un privilegio, e non è per niente scontato: la libertà di vivere la propria fede in privato e in pubblico è preziosa e, purtroppo, rara. Smettere di tutelarla potrebbe rivelarsi, in un futuro più o meno remoto, una scelta poco saggia.

4. votare o non votare.
Certo, onestamente parlando, spesso è difficile decidere per chi votare. Talvolta pare che i candidati facciano di tutto per non farsi scegliere, e il teatrino dei politici non aiuta le istituzioni a mantenere il dovuto contegno e la necessaria autorevolezza.

In questo contesto anche l’astensione può essere una forma di scelta. Estrema, ma legittima.

L’importante è che venga esercitata in seguito a una decisione consapevole e non per pigrizia. Quello, sì, sarebbe inaccettabile: come elettori e come cristiani.

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2 Risposte to “Quattro cose sul voto”

  1. RADIOLONDRA said

    Credo che esercitare il diritto-dovere di votare, sia “cosa buona e giusta”, da qualunque punto di vista si guardi la cosa.
    Per chi votare ? Per il meno peggio naturalmente, perchè in politica non esiste il buono e tantomeno l’ottimo.
    Non esitono partiti cristiani (e non credo che Dio li voglia); in politica gli autoproclamati difensori dei valori cristiani si sono rivelati quasi sempre peggiori dei miscredenti; quindi il fatto che usino il nome di Cristo per il raggiungimento delle loro umanissime e meschine ambizioni e sete di potere, rappresenta un motivo in più per non votarli.
    Quindi escludendo opposti estremismi, ipocriti centrismi, e persone senza ideali dedite più ai loro affari che al bene comune, la scelta diventa veramente difficile.
    Rispetto chi coscientemente decide di astenersi, ma personalmente credo sia meglio votare il meno peggio, valutando soprattutto il RIGORE MORALE, l’ONESTA’ INTELLETTUALE, e l’IDEA DI SOCIETA’ dei candidati e dei partiti.

  2. Emanuele Fiume said

    Caro Paolo,
    la tua chiusa del punto 1 va approfondita, perchè sembra lasciare spazio all’intruppamento ratzingeriano degli atei devoti. Sotto il cappello di “valori cristiani” attualmente trovansi accanimento terapeutico, finanziamenti alle scuole cattoliche, iscrizione a ruolo di 20.000 insegnanti di religione cattolica nominati dai vescovi e pagati dallo Stato, e tanto altro di cui Gesù non ha inteso lasciare istruzioni particolari e dettagliate. Secondo, esiste una questione di sfere di competenza, ciascuna voluta da Dio, ciascuna con le sue regole morali e ciascuna con un tentativo di coerenza interna. Che un credente diserti le comuni raunanze è male, che lo faccia un non credente è normale, per fare un esempio. Ma anche la sfera politica, voluta da Dio, ha le proprie regole. Tra le quali la libertà di critica (il profeta Nathan e il re Davide) e il controllo di sè. Io ho criticato Clinton per il caso Lewinsky non per una questione di morale personale (che è compito del Consiglio della sua chiesa), ma di morale politica: non ammetto che un uomo che ha il controllo di armi termonucleari non abbia il controllo di se stesso dalla cintura in giù! Per l’oggi, mi sembra che tu semplifichi il problema, soprattutto in un momento in cui il Presidente del Consiglio si fa beccare con una corte da Sodoma e Gomorra. E diciamolo, che è uno schifo! E i silenzi e le fantomatiche possibilità che tutto finisca bene rendono gli italiani assuefatti a questo degrado morale, su cui la sinistra ha soltanto da tacere, giustamente, perchè ha gridato “al lupo” troppe volte per questioni futili. E sulla libertà di critica, siamo alla denuncia quotidiana di giornali e giornalisti, all’accusa ai giornali esteri di essere comunisti (sì, i giornali inglesi!)e alla promessa dell’abolizione della par condicio. Tutto questo da parte di chi detiene un potere personale enorme nel mondo dell’informazione. Come se il re Davide avesse vulcanizzato la bocca del profeta Nathan.
    A me, il moscerino del family day non fa ingoiare cammelli siffatti.
    Comunque, la questione è grossa. Esiste un’etica politica, laica, ma fondata sugli insegnamenti biblici? Secondo me sì, e va affrontata.
    Un carissimo saluto.

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