riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Una presenza eterea

Posted by pj su 4 giugno 2009

«Non credo che accettino di vendere Kakà perché devono fare cassa, ma perché quando un giocatore chiede per due o tre volte di andarsene, alla quarta non lo puoi tenere». Lo dice oggi alla Stampa Demetrio Albertini, “senatore” del Milan con un’esperienza internazionale alle spalle.

Abbiamo parlato più volte del fuoriclasse milanista per la sua fede e la sua testimonianza cristiana, che l’ambiente calcistico, pur sorridendo a mezza bocca, ha dovuto rispettare  in ossequio alla qualità tecnica del personaggio. Da sempre il talento è una credenziale che giustifica ciò che suona anomalo o che non si sopporta: la fede di Kakà, il carattere difficile di Mourinho, l’atteggiamento irriverente di Gascogne.

Però la vicenda Kakà è ormai una telenovela dal finale annunciato. Se è questione economica, non si può che concludere con la cessione: il Milan potrà resistere alla prima offerta esorbitante, potrà declinare la seconda, ma prima o poi dovrà cedere.

Resta qualche dubbio sul problema di fondo che spinge il calciatore ad accettare di andarsene altrove. Difficile credere che riguardi i soldi: quando uno guadagna decine di milioni di euro all’anno può permettersi di dire no perfino a offerte da capogiro, e può farci addirittura una bella figura. È successo allo stesso Kakà l’estate scorsa, quando a offrire una cifra da capogiro è stato il presidente (musulmano) del Manchester City: dire di no è stato (oppure è sembrato?) un gesto di coerenza con il proprio credo.

Se il problema non è di natura economica, potrebbe riguardare l’ambiente: ma il calciatore vive a Milano dal 2003, e a quanto pare regge bene la metropoli, né pare abbia avuto il bisogno di trovare una villa fuori dal caos urbano, come altri suoi colleghi.

Che sia un problema di maglia? Anche in questo caso, la tesi è difficile da sostenere: fino a poche settimane fa il fuoriclasse ringraziava i tifosi e prometteva fedeltà, difficile che sia cambiato qualcosa.

Nemmeno il fattore-nostalgia ha qualche chance: ha con sé la famiglia, sua moglie e di recente perfino la sua chiesa brasiliana – non bastassero le decine di comunità evangeliche già presenti a Milano – ha aperto una filiale in centro città.

Forse il problema non esiste, e Kakà sente solo il bisogno di cambiare. Non sappiamo se lo farà: in caso avvenga, però, è probabile che la Milano non calcistica non ne risenta.

Sarà che si tratta di un personaggio globale e – di conseguenza – poco legato al locale, ma in questi sei anni in rossonero, fuori dal campo, la sua presenza è rimasta eterea.

Nonostante le sue forti convinzioni religiose, non si sono registrate da parte sua apparizioni a iniziative di carattere evangelico: mentre i suoi colleghi Atleti di Cristo girano l’Italia, partecipano a trasmissioni radiofoniche e televisive, visitano teatri e chiese, sponsorizzano missioni e iniziative di evangelizzazione, scrivono libri e incontrano la gente, lui è rimasto sempre in disparte.

Un altro stile, forse; sapere della sua fede ha incoraggiato molti, ma la Milano evangelica – quei credenti che sono stati fieri di poterlo annoverare come un “fratello”, e che dalla sua fede magari hanno tratto spunto per parlare di Dio ad amici e colleghi – lo avrebbe voluto abbracciare, ringraziare, salutare, una volta o l’altra. Con la scusa che l’avrebbero voluto tutti (e come dargli torto?), non lo ha visto nessuno. Una presenza incoraggiante, ma del tutto virtuale.

Da questo punto di vista Kakà possiamo dire che è già partito. O, forse, non c’è mai stato.

Chissà, forse Madrid gli sarà più congeniale. Speriamo. Dios te bendiga, Ricardo.

Annunci

6 Risposte to “Una presenza eterea”

  1. Giovanni said

    Secondo quanto mi riferirono alcuni mesi fa dei cristiani brasiliani appartenenti proprio alla chiesa Renascer, non è molto presente nemmeno agli incontri della sua stessa chiesa. I campioni hanno molti impegni anche con gli sponsor, e il Milan è una società delle regole molto rigide. Auguro a Kakà una lunga carriera, ma sono curioso di vedere se un giorno a Milano farà veramente il pastore evangelico una volta appesi gli scarpini al chiodo.

  2. Antonio Perretta said

    Criticare gli altri è sempre facile! Chi detta le regole della “quantità” di testimonianza pubblica che una persona deve rendere? Appena un cristiano lascia gli schemi e segue una strada diversa viene criticato da chi si “sente migliore”…e alla fine c’è da chiedersi se non è proprio per questo motivo che a volte c’è chi prende le distanze..

    • pj said

      Non penso che nessuno si creda migliore di Kakà, che tutti abbiamo apprezzato in numerose occasioni per la sua testimonianza pubblica.

      Bisognerebbe tuttavia interrogarsi se sia corretto, per un cristiano, sottrarsi all’intervento nell’ambito della realtà locale in cui si trova: a meno che, naturalmente, non riteniamo del tutto casuale la nostra permanenza in un dato luogo, e pensiamo che il nostro impegno di fede riguardi solo i massimi sistemi, le occasioni prestabilite, gli appuntamenti canonici.

      Non posso fare a meno di pensare che il tanto invocato “uscire dagli schemi” consista anche nel saper esprimere concretamente e creativamente la propria fede nei confronti degli altri, andando oltre la religiosità dell’abitudine.

  3. Giovanni said

    Non bisogna essere allergici alle critiche. Se io andassi in una città nuova, subito cercherei di contattare i cristiani del posto perché la fede è bella quando viene condivisa; e quindi è lecito che io mi interroghi sul come mai un altro cristiano non l’abbia fatto. Kakà avrà avuto i suoi buoni motivi, ma non incontrarsi con altri credenti non è uscire dagli schemi, è uscire dal campo di gioco.

    • RADIOLONDRA said

      Verissimo, non bisogna essere allergici alle critiche; ma è altrettnto vero che bisogna tenere conto del fatto che altri vivono in modo diverso da noi la loro fede e che altri possono avere un modo diverso dal nostro di testimoniarla.
      Non ho la più pallida idea sul tipo e sulla quantità di fede del fratello in questione, e francamente non sono neanche curioso al riguardo, (Giov. 21:21-22 insegna).
      Io se andassi ad abitare in una nuova citta, non cercherei subito di contattare i cristiani del posto; primo, perchè il cristiano nel servire Dio non fa programmi, ma cerca la guida dello Spirito Santo; secondo, perchè precedenti esperienze mi hanno confermato in tal senso.

  4. […] Uno dei calciatori cristiani più rilevanti lascia il nostro campionato. Mancherà di più come calciatore o come cristiano? […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: