riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Giovani, carini, disperati

Posted by pj su 3 maggio 2009

Sul Corriere è in corso un interessante dibattito sui giovani.

A lanciare la prima pietra è stata Isabella Bossi Fedrigotti, che con il suo editoriale “I nostri figli senza maestri” lamenta una generazione che passa per le pagine di cronaca nera senza emozioni, commettendo azioni atroci per noia e con indifferenza, e “quando li arrestano, si coglie per lo più la freddezza e l’indifferenza, non solo per le vittime ma anche per i propri cari e il proprio destino, quasi che qualsiasi cosa —compreso il carcere — fosse preferibile all’insopportabile noia che li affligge”.

Giovani che non conosciamo né riconosciamo, parlandone spesso come elementi estranei, non come persone che vivono sotto i nostri tetti.
La colpa? La giornalista la assegna alla famiglia assente (“i ragazzi sono privi della costante ed equilibrante presenza di entrambi i genitori”), e non più affiancata “dagli insegnanti e da altre figure di educatori”. Genitori che “prendono sistematicamente le parti dei figli contro maestri e professori”, rendendo “difficile che si crei quell’alleanza di intenti preziosa per l’educazione”.

Anche “rinunciare a qualsiasi forma di istruzione religiosa è, ovviamente, una scelta rispettabilissima che però priva la famiglia di un supporto non indifferente”.

Bossi Fedrigotti analizza poi “la profondissima infelicità dei giovani. Perché è certo che sono infelici, lo gridano dietro i loro indecifrabili silenzi”, un’infelicità che deriva dall’assenza di una speranza: “quel che atterra i nostri figli, quel che toglie loro qualsiasi energia positiva, quel che li rende tetri e annoiati e, dunque, disponibili alle trasgressioni più atroci, è la mancanza di speranze condivise”.

Una volta c’erano la politica, la religione o la cultura, oggi al massimo la squadra di calcio o il sogno di finire in tv.

Conclude la giornalista: “Poveri ragazzi, viene da dire, però è questo il piatto che abbiamo preparato per loro, gli esempi che abbiamo fornito, i modelli che abbiamo fabbricato.

Alla riflessione di Bossi Fedrigotti è seguita una serie di reazioni dei lettori, riportate sul quotidiano oggi. Lettori che ricordano l’esistenza di “una vasta, sterminata maggioranza silenziosa di giovani che studiano, lavorano (se possono), che non cercano sballi, tantomeno delinquono”.

In merito alla situazione contingente c’è chi rileva le carenze della televisione, di un palinsesto “fatto di vuoto, violenza e volgarità” visto come “troppo potente e invadente”; c’è chi

C’è chi dà la colpa alle donne “che hanno rinunciato a fare le mamme per soddisfare le loro ambizioni professionali”, e chi le accolla agli uomini, “che si sottraggono ai loro doveri di padri, che abbandona­no l’educazione dei figli sulle spalle delle madri, che danno un pessimo esempio con il loro rifiuto di occuparsi non solo della cura della casa ma di solito anche di quella degli anziani genitori”.

C’è anche chi esce dalla disputa, e rileva come “Le famiglie pa­triarcali di un tempo, con nonni e zii conviventi, offrivano più interlocutori ai giovani, cosicché un adolescente in polemica e contrasto con i genitori, poteva trovare altrove ma vicino un confidente, un alleato, a volte, chissà, un maestro” senza andarlo a cercare in compagnie pericolose.

E poi gli indulti, i condoni, i cattivi esempi che frustrano la missione educativa di chi vuole insegnare l’importanza del bene e la necessità dei valori.

Insomma, una discussione proficua su cui riflettere e da cui attingere per comprendere meglio le esigenze di chi ci sta accanto. In una società sempre più disorientata c’è bisogno di qualcuno che sia capace di colmare il vuoto di valori, suggerire un progetto di vita sensato, offrire una soluzione all’infelicità, dare una speranza duratura.

Tutti temi che, vogliamo credere, non sono estranei all’esperienza (e al mandato) di ogni cristiano coerente.

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