riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

In partes tres

Posted by pj su 7 aprile 2009

Confessiamolo: un po’ ci eravamo illusi. Mentre le testimonianze dirette, le domande dei lettori, le prime reazioni al dramma si susseguivano a ritmo continuo sulla nostra scrivania, ci aveva sollevati la notizia di un coordinamento che raccogliesse e aiutasse a ottimizzare l’impegno delle realtà e dei credenti evangelici di fronte al terremoto in Abruzzo. Un coordinamento composto da una quindicina di chiese locali provenienti da varie aree denominazionali, oltre a una missione rilevante e all’Alleanza evangelica, disposte a organizzarsi insieme per servire al meglio i bisogni della gente che ha perso tutto.

Sono bastati pochi minuti per sfatare il mito di un’azione congiunta. Il tempo di ricevere un nuovo comunicato di chi preferiva fare da sé, avvalendosi di competenze specifiche e un’esperienza maturata sul campo. Il tempo di scoprire, poco dopo, che una seconda realtà nazionale di peso aveva deciso di muoversi secondo i propri canali.

Naturalmente abbiamo deciso di non fare distinzioni: l’impegno di fronte a un dramma come questo è sempre benvenuto. Certo, sarebbe davvero amaro scoprire, nei prossimi giorni, che il desiderio di operare per conto proprio potrebbe aver causato sovrapposizioni, doppioni, sprechi.

Non succederà, ne siamo certi, perché la buona volontà e il buonsenso prevarranno, e dall’Alto si metterà una pezza ai nostri limiti. Resta un punto interrogativo. Che, viste le premesse, è destinato a resistere a lungo.

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4 Risposte to “In partes tres”

  1. Giovanni said

    Intanto è qualcosa, speriamo che non debbano capitare fatti più gravi per vedere maggiore cooperazione fra le chiese…

  2. laura said

    ok lo so e’ in inglese, ok lo so e’ lungo… al massimo non pb. e’ solo per prendere un esempio dalle papere in questo caso… e di come sono piu’ capaci loro di lavorare in gruppo tante volte di noi… si’ penso che dio ci possa insegnare qualcosa anche con la natura… se non abbiamo troppo orgoglio per riconoscerlo e adottarlo… 🙂
    questo esempio e’ stato usato da una associazione cristiana di recupero… 🙂 in fondo c’e anche il sito da dove ho preso il testo…
    saluti L.
    Our Purpose as demonstrated by GEESE
    Next fall, when you see geese heading south for the winter, flying along in ‘V’ formation, you might consider what science has discovered as to why they fly that way. As each bird flaps its wings, it creates an uplift for the bird immediately following. By flying in ‘V’ formation, the whole flock adds at least 71 percent greater flying range than if each bird flew on its own.

    People who share a common direction and sense of community can get where they are going more quickly and easily, because they are traveling on the thrust of one another.

    When a goose falls out of formation, it suddenly feels the drag and resistance of trying to go it alone – and quickly gets back into formation to take advantage of the lifting power of the bird in front.

    If we have as much sense as a goose, we will stay in formation with those people who are headed the same way we are.

    When the head goose gets tired, it rotates back in the wing and another goose flies point.

    It is sensible to take turns doing demanding jobs, whether with people or with geese flying south.

    Geese honk from behind to encourage those up front to keep up their speed.

    What messages do we give when we honk from behind?

    Finally – and this is important – when a goose gets sick or is wounded by gunshot, and falls out of formation, two other geese fall out with that goose and follow it down to lend help and protection. They stay with the fallen goose until it is able to fly or until it dies; and only then do they launch out on their own, or with another formation to catch up with their group.

    If we have the sense of a goose, we will stand by each other like that.

    –Author Unknown–

    http://christians-in-recovery.org/forms/WhatWeDo.html

  3. Sandra said

    Chissà perché dobbiamo accontentarci di quel “qualcosa”, quando potremmo avere molto di più in fatto di unità, almeno quando si tratta di situazioni così… E invece no, nemmeno davanti alla tragedia riusciamo a superare le divisioni, non riusciamo a vincere la tentazione di dire e voler mostrare che “noi lavoriamo meglio da soli”.

    Sono molto amareggiata…

  4. RADIOLONDRA said

    Gli ultimi tre versi del cap. 19 della seconda Samuele, rispondono all’amarezza di Sandra, non nel senso che infondono ottimismo, ma nel senso che mostrano la vera natura del cuore umano (e il cuore dell’uomo religioso non redento, non è di certo migliore). A mettere poi una pietra tombale sulle illusioni dell’uomo, che sogna un mondo religioso perfetto o perfettibile, ci pensa l’Apostolo Paolo, quando mestamente afferma: “Tutti cercano il lor proprio, non ciò che è di Cristo Gesù.”
    Prendiamo atto, e senza scoraggiamento alcuno, facciamo ognuno la nostra parte, guardando a Gesù, senza attendere niente da nessuno, ne per noi, ne per altri.
    Salvo eccezzioni, Dio non cerca organizzatori e unificatori ecumenici, ma singoli, che come Abramo chiama SOLI, benedice e usa.

    “Il popolo del paese si dà alla violenza, commette rapine, calpesta l’afflitto e il povero, opprime lo straniero, contro ogni equità. Ed io ho cercato tra loro QUALCUNO che riparasse la cinta e stesse sulla breccia davanti a me in favore del paese, perché io non lo distruggessi; ma non l’ho trovato.” (Ez. 22:29-30)

    C’è qualcuno, ancora oggi, disposto a stare sulla breccia ?

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