riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

In attesa di un mondo perfetto

Posted by pj su 4 marzo 2009

A Berlino il 26 aprile si deciderà con un referendum il futuro dell’ora di religione a scuola.

Abolita nel 2006 per fare spazio a una più neutra ora di etica («una sorta di educazione civica – scrive Il Giornale – nella quale trovano spazio anche le storie delle religioni, raccontate però in maniera neutrale e asettica»), l’ora di religione è reclamata a gran voce da un composito gruppo di cristiani – evangelici e cattolici – che chiedono di dare spazio, nell’agenda scolastica, a lezioni che permettano di conoscere la propria confessione.

I sostenitori dell’ora di religione, raggruppati nel comitato Pro-Reli, rilevano che «le lezioni di etica non sembrano aver sviluppato quella tolleranza che i suoi sostenitori si proponevano e la conoscenza delle religioni è rimasta nell’angolo». Non propongono di abolire l’insegnamento, ma solo di «aggiungere la scelta di frequentare vere e proprie lezioni di religione».

Le autorità locali non vedono di buon occhio l’iniziativa referendaria, che grazie alla mobilitazione delle confessioni cristiane ha raccolto 250 mila firme (quando ne sarebbero bastate 170 mila).

«Ci muoviamo evitando ogni tipo di strumentalizzazione politica – spiega Christoph Lehmann, avvocato ideatore del gruppo Pro-Reli – e la nostra proposta non si ferma solo alle confessioni cristiane: vogliamo che ogni studente possa scegliere fra la lezione di etica e una regolare lezione di religione, sia essa cattolica, evangelica, ebraica o musulmana».

Il motivo? «La tolleranza è possibile solo quando si conosce a fondo la propria religione, evitando i fondamentalismi dei cattivi maestri».

Probabilmente da un punto di vista laico non è del tutto corretto che la scuola pubblica offra una tribuna alle religioni. Sul piano pratico, però, va rilevato ancora una volta che il pensiero debole non riesce a garantire la convivenza civile: fare un passo indietro non aiuta, perché ci sarà sempre qualcuno pronto ad approfittare di quel vuoto.

Probabilmente da un punto di vita multiculturale si considera essenziale imparare a conoscere l’altro per capirlo e accettarlo. Ma non è facile comprendere le ragioni dell’altro se non si conoscono le proprie.

Probabilmente da un punto di vista spirituale non è la scuola a dover dare lezioni di moderazione contro l’integralismo, eppure la scuola è uno dei pochi spazi pubblici che possano suggerire una prospettiva diversa, su cui quantomeno riflettere.

Insomma, probabilmente nessuna di queste soluzioni è quella ideale. Sarebbe bello vedere un mondo sereno, dove ognuno vive ed esprime la propria fede senza offendere gli altri e senza vedersi limitare, dove la violenza viene fermata sul nascere dalle autorità e dalla riprovazione popolare, dove la convivenza quotidiana è garantita dalla serenità di una fede solida e appagante.

Sarebbe bello, certo. Fino a quando però dovremo confrontarci con la nostra realtà quotidiana, sarà il caso di non fermarsi ai sogni, ma studiare giorno dopo giorno soluzioni concrete. Sicuramente imperfette, ma quantomeno praticabili.

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