riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Pregiudizi alla rovescia

Posted by pj su 2 febbraio 2009

Due ragazze sono state cacciate dalla Luteran High School della California per “essersi comportate in modo compatibile con il lesbismo”: ad avvisare i docenti era stato un altro studente, dopo che una delle due lo aveva invitato a visitare il suo spazio Myspace, dove – a quanto pare – la ragazza enfatizzava la sua tendenza sessuale.

In seguito all’espulsione le ragazze avevano fatto ricorso, ma la Corte d’appello della California ha dato loro torto.

Da parte della scuola pare evidente che non si sia trattato di un atto di discriminazione. Come ricorda un giudice della Corte, «il messaggio religioso della scuola è strettamente legato alle sue funzioni secolari, lo scopo di mandare un ragazzo o una ragazza a un istituto religioso è di far si che impari anche i temi mondani dentro un contesto religioso». E la Lutheran High School è parte di una confessione che considera «l’omosessualità un peccato».

Mandare i propri figli in una scuola confessionale comporta il desiderio che vengano formati secondo certi parametri; la scuola è basata su certi, specifici valori, che non si può pretendere non vengano applicati.
Giusto o sbagliato si voglia considerare un rapporto omosessuale – non è di questo che si discute ora -, sarebbe successa la stessa cosa qualora uno studente avesse trasgredito altre regole, raccontando pubblicamente ed promuovendo le sue esperienze di tossicodipendente o le sue avventure sessuali prematrimoniali (immaginiamo che la Luteran High School abbia tra i suoi valori anche la castità).

La chiave della vicenda sta nel fatto che le due ragazze non sono state “sorprese”, ma hanno raccontato, forse enfatizzato, un comportamento che andava contro i principi della scuola che frequentavano. Ben consapevoli, probabilmente, delle conseguenze.

Poi si può discutere finché si vuole se sia giusto o non avere un certo credo, una certa opinione, se sia ragionevole che la Bibbia consideri peccato un certo comportamento o una certa tendenza. Se ne può discutere ma non è questo il punto, anche se, a margine di ogni vicenda simile, viene scomodato lo spettro dell’omofobia.

Il problema nasce dalla reverse discrimination, la stessa condizione in base alla quale si sospetta che il figlio di un personaggio noto sia agevolato nella sua carriera, e si pretende che non debba avere successo a prescindere dalle sue qualità.

In ogni vicenda dove entrano in gioco le tendenze sessuali, si presume ci siano pregiudizi nei confronti dei diversi, e quindi si ha buon gioco a invocare la omofobia con polemiche che però, in molti casi, sono solo strumentali e mirano a imporre – appunto – una discriminazione inversa: il diverso deve avere per forza ragione, in ogni contesto e a ogni occasione, proprio in quanto diverso. Se questo non avviene, la controparte viene liquidata come omofoba, e la vicenda diventa l’ennesimo, gonfiato caso di discriminazione.

Non va dimenticato che la Luteran High School è una scuola privata – in una scuola pubblica il discorso sarebbe stato diverso -, e si tratta di una scuola chiaramente confessionale: come ricordava il giudice, se un genitore vi iscrive i figli è perché vuole che vengano loro inculcati certi principi cristiani, specifiche conoscenze dottrinali evangeliche, strumenti per guardare il mondo circostante da una certa prospettiva.

In questo contesto la scuola si è limitata a portare avanti i propri principi con un provvedimento forse drastico ma sostanzialmente corretto, richiedendo ai suoi studenti il rispetto di un codice di comportamento. Intervenendo ha sollevato (facili) polemiche; d’altro canto se non fosse intervenuta sarebbe venuta meno ai suoi obblighi e al suo mandato.

La coperta è corta, specie per chi mal pensa.

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8 Risposte to “Pregiudizi alla rovescia”

  1. lodger said

    Ottima argomentazione contro i finanziamenti pubblici alle scuole confessionali. Bravo. E apprezzo anche il riferimento ai rapporti prematrimoniali: immagino che anche su quelle ostentazioni la scuola luterana sia super-vigile. Lo immagino ma non ci giurerei. Lei forse sì.

    Domanda: chi ha fatto la polemica sull’omofobia? Nel Suo resoconto questo dettaglio è sfuggito …

  2. lodger said

    Qualunque cosa si puo’ ostentare, anche il fatto di respirare. Io non confondo le due cose. Anche chi pretenda di stabilire cosa sia essere e cosa sia ostentare non merita di essere preso troppo sul serio. Ci tengo a precisare che anche secondo me la sentenza e’ giusta soprattutto perche’ ribadisce il carattere ideologico, quindi non pubblico, dell’educazione confessionale.

    • pj said

      Siamo d’accordo: non è facile stabilire parametri in base ai quali distinguere l’essere dall’ostentare; molto si basa sul buonsenso, che purtroppo è merce rara.
      In merito al carattere ideologico dell’educazione confessionale, viene in mente l’esempio dei telegiornali: Emilio Fede non nega di essere schierato, e proprio in base a questa premessa lo spettatore può filtrare quello che esce dal suo Tg (o evitarlo, se preferisce). Il problema si pone quando ad assumere un atteggiamento partigiano è un telegiornale che si professa “pubblico” e “obiettivo”.
      L’educazione confessionale non è neutra per definizione; viene però da chiedersi se, da parte sua, la scuola pubblica sia davvero “obiettiva” come ci si aspetterebbe.

  3. lodger said

    Pubblica significa aperta a tutti, soprattutto al confronto tra le diverse culture di una societa’ aperta al cambiamento e interessata al riconoscimento della diversita’, nell’ambito della legalita’ definita da un patto (politico) di convivenza costituzionale. Descrizione un po’ lunga ma semplice.
    In questo senso, “pubblico” e “obiettivo” non sono sinonimi, anzi sembrano contrari. In una scuola pubblica non ci dovrebbe essere spazio per alcuna verita’ obiettiva (le verita’ del catechismo sono, invece, tutte obiettive per definizione, quanto indimostrabili empiricamente).

    Emilio Fede occupa una frequenza tv abusiva. Lo dicono alcune sentenze della magistratura. Il fatto che continui a trasmettere a scapito di altre emittenti suggerisce che bisogna forse trovare un altro esempio per descrivere il pluralismo dell’informazione italiana, se esiste, e la liberta’ di accesso alle informazioni.

    • pj said

      Se l’obiettivo della scuola pubblica è quello di proporre una congerie di realtà soggettive senza indirizzi e senza scale di valori, la strada è quella giusta. Suona strano, peraltro, che ben pochi ne siano soddisfatti: forse devono solo rendersi conto della bontà dei risultati, non appena emergerà qualche dato positivo.

      Per quanto riguarda la questione-Fede, non ho alcun motivo di difendere Rete4 e tantomeno tifo per l’illegalità (chi legge i miei post lo sa); tuttavia credo sia opportuno rilevare che, sul piano logico, “legislazione” e “pluralismo” non sono sinonimi, proprio come non lo sono “pubblico” e “obiettivo”. Tanto che le radio libere, negli anni Settanta, sono nate proprio sul gap tra queste due espressioni (absit iniuria).

  4. lodger said

    La pluralita’ e’ un valore, la convivenza e’ un valore, la comprensione e’ un valore, il dialogo e’ un valore. Sono valori occidentali, che non devono piacere per forza, non a caso non piacciono ai talebani delle diverse parrocchie. Sulla qualita’ dell’istruzione pubblica italiana Lei e’ in linea col ministro Gelmini: non sa di cosa parla oppure si spiega male.

    Sul pluralismo dell’informazione: vero, non e’ una questione che si possa risolvere nel campo della logica pura. Basterebbe porla sul piano del mercato (modello USA) o su quello dell’interesse pubblico (Gran Bretagna, Germania, Francia) per cominciare a riflettere su una circolazione delle informazioni piu’ congeniale alla vita di una democrazia.

    • pj said

      Mi fa piacere venire a scoprire la presenza di tutti questi valori nella scuola italiana. Le cronache non sempre confermano questa tendenza; probabilmente, però, nemmeno i media sanno di cosa parlano oppure si spiegano male.

      In merito al ministro Gelmini e ai suoi predecessori di ogni parte politica, difficile non notare che tutti hanno tentato di cambiare radicalmente la scuola. O qualcosa non va all’interno del mondo dell’istruzione, oppure sono tutti in malafede. O, magari, nemmeno loro sanno di cosa parlano.

      Stiamo andando fuori tema, per cui preferisco non continuare. Grazie comunque del franco confronto: sono tra quelli che lo considerano un valore e uno stimolo a fare (e pensare) meglio. Se poi un giorno o l’altro arriveranno buone notizie sul fronte della scuola, sarò ancora più contento.

  5. lodger said

    Grazie a Lei, e’ stato un piacere. Non si fidi delle cronache. Le scuole pubbliche sono dappertutto. Vada a vedere di persona e sono sicuro che trovera’ qualcosa di buono, di cui neanche i ministri sanno niente.

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