riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

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    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Uscite a rischio

Posted by pj su 14 gennaio 2009

Ha fatto discutere, giovedì scorso, il commento di Nicola Legrottaglie sul conflitto mediorientale: il calciatore – evangelico – della Juventus ha dichiarato «Sapevo già che sarebbe successo, è una profezia della Bibbia. Il popolo di Israele era quello prediletto da Dio. Ma non l’ha riconosciuto e ora ne sta pagando le conseguenze».

Immancabile il vespaio di polemiche che ne è seguito, tanto da richiedere una precisazione da parte dell’atleta in una lettera pubblicata sullo stesso giornale il giorno dopo: «non era mia intenzione utilizzare la Bibbia per giustificare il conflitto in corso», ha spiegato Legrottaglie, precisando che «Lo Stato di Israele è un Paese che rispetto e che mi auguro possa trovare la pace».

Come ha affermato un giornalista di Radio24, “mettendola così, si giustifica tutto”: Israele non ha “riconosciuto Dio”, e quindi si è addossato tutti i mali di cui ha sofferto in questi ultimi due millenni.

Non ci addentriamo nella contesa: sulla questione si sono affrontati generazioni di storici e teologi ebrei, cristiani e laici, e non sarà certo un post di poche righe a dirimere la questione, con tutti i rischi che si corrono a generalizzare o a trarre conclusioni affrettate.

Ecco, appunto: ci sono temi di cui dovrebbero parlare gli esperti. Non i calciatori, e nemmeno i credenti, se non hanno competenze specifiche in materia. Naturalmente esiste la libertà di espressione, ma è necessario essere consapevoli che, avvalendosene, si corre il rischio di vedere il proprio pensiero frainteso, equivocato, distorto.

Con un pericolo ulteriore: le parole espresse nel momento, nel posto o nel modo sbagliato rischiano di compromettere quel che di buono si è detto, fatto, dimostrato fino a quel momento.

In questi mesi i giornali hanno testimoniato interesse e restituito una buona impressione per il cambiamento di Legrottaglie sul piano umano, morale, spirituale; la sua conversione ha fatto notizia, e il suo messaggio sull’importanza di rivolgersi a Gesù facendone il proprio salvatore ha avuto una risonanza notevole.

Nonostante questi risvolti positivi, non ci stupiremmo se da oggi Legrottaglie venisse ricordato per questa infelice uscita – che, alle orecchie di un pubblico distratto, può suonare addirittura antiebraica – più che per le belle dichiarazioni di fede date in precedenza. E non ci stupiremmo nemmeno se qualche malevolo (non sono pochi) cogliesse l’occasione per generalizzare: “gli evangelici, quelli che…”.

Sarebbe triste se una frase detta a cuor leggero si trasformasse in un pesante autogol.

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6 Risposte to “Uscite a rischio”

  1. Francesco said

    Beh, in effetti il povero LeGrottaglie forse “non sapeva ciò che faceva” quando ha pronunciato quest’infelice frase.Infatti,alla luce di ciò che ha detto,anche l’Olocausto degli anni ’40 dovrebbe essere giustificato (mentre la responsabilità è delle dittature degenerate che lo hanno sostenuto ed attuato!).Questo dovrebbe spingere tutte le persone religiose,e noi evangelici in particolare,a non pensare che le profezie della Bibbia debbano essere prese come pretesto per giustificare gli atti abominevoli delle persone malvagie ed assassine…..E ciò spero davvero che avvenga anche in quegli ambienti in cui si giustifica qualsiasi azione politica e militare da parte dello Stato di Israele.Infatti gli ebrei erano il popolo prediletto dal Signore, ma fino a 2000 anni fa! Oggi gli ebrei che vivono in Israele non hanno mica accettato Gesù Cristo! Quindi nemmeno possiamo giustificare,come avviene in certi ambienti,tutte le azioni,a volte sinceramente sbagliate,che quello stato (che io amo poichè sento che sono i nostri “fratelli maggiori”) compie……Bastano queste brevi considerazioni,che spero vengano pubblicate, a farci capire che la questione è tanto tanto complessa e che forse ha sbagliato il giornalista a chiedere un parere al povero LeGrottaglie,calciatore credente sicuramente,ma non esperto teologo che si interessa di politica internazionale! Un saluto e un grazie a chi ha creato questo bel sito web in cui si può dialogare su argomenti così importanti! Ciao e VIVA LA PACE!!!!!!!!!!!!

  2. Salve PJ, volevo dire la mia, pur non essendo un teologo (ho solo iniziato a studiare teologia da da troppo poco tempo per fare curriculum).

    Secondo me l’espressione di Nicola, detta senz’altro in buona fede, è figlia indiretta della dottrina della sostituzione. Troppo spesso ho sentito pastori dire che i mali di Israele sono da attribuirsi al non aver accettato Gesù. Ma per le conferenze che ho sentito sul tema, e le letture (poche) fatte, posso dire che questo è teologicamente errato.

    Gesù disse “padre perdonali perchè non sanno quello che fanno”. Capiamo cosa vuol dire questa preghiera e siamo consapevoli che Dio ha accettato ed esaudito questa richiesta.

    D’altronde il popolo d’Israele non ha rifiutato Gesù perchè era deluso da questo Messia e ne voleva un altro. Non l’avevano proprio riconosciuto, questo perchè erano lontani da Dio e lo Spirito Santo non ha potuto rivelarlo se non a poche persone che cercavano di Dio e si sono lasciate da Lui parlare e convincere circa quel Gesù figlio di Giuseppe.

    Il problema quindi non è il non aver accettato Gesù in senso stretto, ma l’essere col cuore lontano da Dio e pieno di se stessi.

    Detto questo comunque non mi risulta che i problemi del popolo di Israele siano iniziati dopo la morte di Cristo ma molto prima, è stato un popolo sempre avversato, in quanto popolo di Dio. La vicinanza o meno a Dio poi, sancisce la vittoria o la sconfitta.

    Almeno, questo è quello che credo di aver capito.

    Dio ci benedica

  3. Francesco, perdonami fratello, ma facciamo attenzione a quel che diciamo.

    Israele è ancora il popolo prediletto da Dio. Non hanno ancora (ci sono già più di 14.000 ebrei messianici, Alleluja in palestina) accettato in massa Gesù, sono lontani da Dio. E con questo? Dio come è paziente con me e con te, lo è anche con il suo popolo, è vero stare lontano da Dio crea dei problemi, ma il piano di Dio rimane immutato. Basta leggere dei 144.000 e capire che pure ai tempi della fine, Israele sta esattamente al centro del piano di Dio per la storia del mondo.

  4. Francesco said

    Caro Giorgio,sono pienamente daccordo con te.Volevo solo sottolineare che purtroppo anche in Israele ci sono persone lontane da Dio,come pure si può vedere in tutta la Sacra Bibbia (a partire dal vitello d’oro in poi,ma anche prima)…Volevo solo dire in poche righe (ed è per questo che forse non ci sono riuscito…) che non bisogna nè “idolatrare”(nel senso di osannare sempre il popolo israeliano attuale) e nè criticarlo eccessivamente…è il popolo di Dio ed è un vero miracolo che sia tornato in Palestina dopo 2000 anni!Solo che secondo me,come è naturale,solo una parte di esso è realmente ispirata dall’antico spirito religioso.Ci sono pure persone menefreghiste in esso,persone che vanno in discoteca,si ubriacano ecc.ecc.(ne ho conosciute tante personalmente).Voglio dire soltanto che,come noi cristiani,anche loro in alcuni casi hanno dei difetti,non seguono tutti la Torah………Spero di essermi un pò spiegato….E poi spero che Dio cambi sempre il cuore di tutte le persone del mondo,se questo glorificherà il Suo Santo Nome,verso l’accettazione del Suo Figlio Gesù.Penso che sei daccordo con me.Un abbraccio fraterno e grazie per avermi ripreso con dolcezza.Dio ci benedica!

  5. veronica said

    bravo nicola…dite la Verità e la Verità vi farà liberi…chi vuole servire Dio in Verità non deve riguardare nessuno…hai detto quello che la Bibbia afferma…senza paura…Dio ti benedica

    • pj said

      Forse è il caso di ricordare che, stando alla Bibbia, i problemi di Israele con le popolazioni circostanti sono sorti ben prima del rifiuto di Gesù come messia: fin dal ritorno dall’Egitto il popolo ebraico ha accettato di convivere con i popoli vicini, adottando i loro costumi e i loro dei, venendo meno alla raccomandazione divina di non contaminarsi e rifiutando di tornare a Dio.

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