riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Le ragioni di Gideon

Posted by pj su 29 dicembre 2008

«So di aver fatto di tutto perché in Criminal Minds la violenza fosse contenuta. Ma alla fine ho accettato che sia proprio questo elemento ad attirare l’attenzione del pubblico. Me ne sono fatto una ragione. Questo è ciò che il pubblico vuole, in tutto il mondo». È il motivo per cui un anno fa Mandy Patinkin, alias Jason Gideon, lasciava Criminal Minds, una delle serie poliziesche di stampo psicologico più amate degli ultimi anni.

La serie tv definita dalla Stampa come «la più cupa, angosciante, avviluppata com’è nell’analisi non dei crimini ma dei criminali» perdeva così il leader dell’Unità di analisi comportamentale dell’Fbi, sempre in giro per gli USA a caccia di cattivi, psicopatici e serial killer.

Criminal Minds ha continuato il suo cammino sostituendo Patinkin con Joe Mantegna e riequilibrando lo spazio dato agli altri profiler della squadra: il risultato, al momento, non convince del tutto, ma probabilmente è questione di tempo.

L’addio di Gideon-Patinkin tornava in mente ieri, nell’assistere all’episodio mandato in onda da RaiDue dove un pazzo, psicolabile e psicopatico uccide decine di donne (e le conserva), prima di farsi scoprire con un rituale macabro che rivela i suoi delitti e ulteriori dettagli raccapriccianti sulle sue pratiche.

Definirla una puntata da film dell’orrore potrebbe anche suonare come un complimento: la bravura degli autori nel riprodurre l’analisi del comportamento tenuto dal serial killer compensa ampiamente la violenza e il sangue che non si vedono, con risultati da voltastomaco.

Tuttavia per lo spettatore comune, affascinato dalle indagini psicologiche più che dalla violenza, le trame sempre più trucide della serie televisiva (la cui visione peraltro è consigliata al solo pubblico adulto, come precisa correttamente l’annuncio che apre ogni puntata), caratterizzate dalla scelta di premere sull’acceleratore dell’orrore, rappresentano un’involuzione, più che uno sviluppo.

Nessuno pretende che Criminal Minds sia istruttivo, didattico, formativo.
Ma raccontare la mente umana per quella sentina che può diventare è esercizio che si può svolgere con mano leggera, sezionando le vicende in profondità pur senza eccessi; oppure con mano pesante, facendo leva sul gusto dell’orrido e sui peggiori istinti dello spettatore.

Pare che gli autori, serie dopo serie, abbiano scelto la seconda strada, che rende sicuramente di più, in termini di pubblico. Ma, se questi devono essere i mezzi per raggiungere l’obiettivo, senza limiti di alcun genere, non si può non comprendere Gideon-Patinkin e la sua decisione di lasciare il campo.

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