riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Rappresentazioni fedeli

Posted by pj su 24 dicembre 2008

“La moschea dentro il presepe: insorge la Lega, cattolici divisi”. La notizia compare, tra le altre testate, in prima pagina su Repubblica, e fa riflettere.

Non è la prima volta che constatiamo come la civiltà occidentale sia diventata più realista del re, e più politicamente corretta di quanto le venga richiesto: spesso i musulmani che vivono accanto a noi si stupiscono (o dicono di stupirsi) per i nostri eccessi di scrupolo. Come questo, appunto.

Dicevamo, il presepe. Diamo per scontato che il presepe sia un uso non condiviso negli ambienti cristiani diversi da quello cattolico, dato che non risultano riscontri biblici in relazione a festeggiamenti e rappresentazioni della natività (e infatti la tradizione risale a Francesco d’Assisi).

Chiarito questo, si può discutere serenamente sulla sostanza: e forse, viene da pensare, non è così malvagia l’idea di rammentare al popolo ignorante – ieri come oggi – quella che per la fede cristiana è una vicenda focale nella storia dell’umanità.

Naturalmente, però, in questo caso il presepe dovrebbe raccontare fedelmente, e non inventare nuovi ruoli e introdurre nel’ambientazione personaggi impropri, come si fa da generazioni.

Certo, di spettacolare resterebbe ben poco: niente grotte (era una stalla), niente magi (che non erano per forza tre, né sono giunti quella notte), niente neve (i pastori non sarebbero stati all’aperto, di notte, con le pecore), niente bue e asinello (non presenti nel racconto biblico). Semmai ci potrebbero stare una Maria provata dai dolori del parto, un Giuseppe perplesso di fronte all’Immensità di quel che stava accadendo davanti ai suoi occhi, un bambino non più bello o pulito di tanti altri neonati.

A rappresentarla così, visivamente parlando, non è che renda molto. E proprio per quello il quadro originale si è arricchito di animali, zampognari, scene di vita quotidiana di ogni epoca, segnando il primo esempio di patchwork transgenerazionale.

Ci riflettevo l’altro giorno, passando in una di quelle piazze del XXI secolo che sono i centri commerciali. In una zona del centro veniva proposta una mostra di presepi allestiti in ambientazioni diverse: dai bauli ai tronchi d’albero. Di fronte a ogni rappresentazione l’occhio si perdeva nei mille particolari, dettagli artistici, scene nella scena: i contadini, i pastori, le case, i bambini, il fuoco, le donne alla finestra… l’attenzione si concentrava sui mille dettagli che riproducevano la vita agreste in tutti i suoi aspetti. E, inevitabilmente, si scostava dalla vicenda più banale, intima e meno spettacolare: la nascita di Gesù.

Che poi, a ben guardare, è quel che succede in ogni risvolto del periodo natalizio: si celebra la festa senza ricordare il festeggiato, in un tripudio autoreferenziale che si autoalimenta e crea una festa sempre più vuota e fine se stessa.

Anno dopo anno l’attenzione si sposta su elementi di contorno – dal pranzo alle decorazioni, dagli auguri ai regali – tanto che ormai si può festeggiare il natale senza nemmeno sapere quale sia l’elemento centrale dell’avvenimento.

In questo, sì, il presepe è una rappresentazione del natale. Purtroppo per entrambi.

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