riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Quel futuro che non arriva

Posted by pj su 19 novembre 2008

I conservatori inglesi si fanno combattivi: motivo del contendere, nientemeno che il futuro della società, messo in pericolo dalla crisi della famiglia. Si divorzia troppo e ci si sposa poco, questo in sintesi il pensiero dei Tory, e questo comporta una società sempre più frammentata, che alleva bambini sempre più disorientati da genitori ondivaghi dalla vita sentimentale sempre più provvisoria.

Anche a non voler dare troppo credito alle parole dei conservatori, sono sotto gli occhi di tutti le cronache che parlano di una Gran Bretagna assediata da gang di adolescenti ribelli, mentre le gravidanze sono in aumento tra le giovanissime; ora si aggiungono anche bambini che vengono cacciati in numero sempre maggiore (nell’ultimo anno addirittura quattrocento) dagli asili in quanto risultano ingestibili.

Le soluzioni adottate? Coprifuoco serale per i minorenni; somministrazione di anticoncezionali alle tredicenni; psicologi e cure per l’iperattività agli enfant terrible. In una parola: palliativi.

Non esiste cura senza diagnosi. E la diagnosi nessuno ha il coraggio di stilarla. D’altronde c’è da capirlo: ammettere il fallimento della propria teoria educativa è difficile. È difficile riconoscere che non ha funzionato l’idea di tirare su una generazione senza rispetto per le regole e le persone – tantomeno per le autorità -, senza valori e principi, senza limiti e paletti.

Di correre ai ripari non sembra esserci la minima intenzione: i paladini dell’anarchia infantile continuano imperterriti per la propria strada, atteggiandosi a piccoli Galilei incompresi e maltrattati; in attesa che la storia dia loro ragione proseguono i loro esperimenti contro ogni evidenza e continuano a tacciare di moralismo chi solleva qualche obiezione al loro metodo.

Con la superiorità di chi è convinto di incarnare il progresso discettano, si lanciano in improbabili distinguo, si arroccano dietro al comodo concetto di fatalità di fronte a vicende che, invece, sarebbero state più che prevedibili.

Accettare un presente di sacrifici come dazio per un futuro radioso è comprensibile e accettabile. Purché, nel cammino, non ci si lasci accecare dall’ideologia.

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4 Risposte to “Quel futuro che non arriva”

  1. Anonimo said

    A me sembra anche una questione di coerenza; un po’ come quando senti un medico o un infermiere che dicono che non si deve fumare e poi loro fumano senza problemi, o la dietista che ti stila una dieta per dimagrire ed è abbondantemente sovrappeso (esempi veri, verissimi :-)).

    Come fanno degli adulti che non rispettano regole e persone a insegnare ai giovanissimi a rispettarle?
    C’è poco da fare: l’esempio colpisce più di mille parole, di studi e regole.

    Che non vuol dire che in una famiglia in cui l’esempio è corretto poi non capiti di avere figli poco rispettosi, ma almeno c’è la consapevolezza di aver fatto del proprio meglio.

  2. laura said

    sisi, anonimo, come quella frase che dice: le tue azioni parlano cosi’ forte che non riesco a sentire quello che dici… 🙂

  3. raffaella said

    Si parla troppo e si fanno pochi fatti

  4. pj said

    Vero. E, aggiungerei, purtroppo da noi le cose non vanno molto meglio: per decenni ci siamo salvati, parzialmente, grazie al formalismo religioso che ci ha accompagnati e che – nel bene e nel male – ha condizionato l’immaginario collettivo. Ora però le coscienze sembrano in libera uscita, senza coerenza e senza obblighi; se da un lato c’è chi spinge sull’acceleratore della destrutturazione sociale (ognuno per sé, ognuno libero di fare quel che vuole), dall’altro chi dovrebbe sostenere le ragioni dell’etica cristiana si ritrova spesso senza armi adeguate, chiuso in un’apologetica di formule stantìe, imparate a suo tempo e mai aggiornate confrontandole con le nuove sfide della società.

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