riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

L’arte di accontentarsi

Posted by pj su 17 ottobre 2008

Una volta era un lusso, oggi una necessità: in Lombardia è boom dell’usato. Dal 2004 a oggi il numero di negozi relativi a prodotti di seconda mano è aumentato del 37%. Negli anni Ottanta e Novanta – spiega su Libero il presidente del Movimento dei consumatori, Sandro Miano – era chic girare per mercatini, quasi un gioco; oggi è un bisogno per una fascia di popolazione sempre più ampia.

Un quadro desolante, se teniamo conto che stiamo parlando dell’Italia nell’anno di grazia 2008, non di qualche paese dell’est che negli anni Novanta si stava faticosamente rialzando da decenni di comunismo.

Di fronte a questa situazione, sorge però una domanda impertinente: e se questa crisi fosse salutare?

Tutti coloro che hanno una cantina sapranno lo sconforto che prende quando si tratta di fare pulizia: sempre più spesso vi parcheggiamo, in attesa della discarica, oggetti che non usiamo più, sostituiti da prodotti più nuovi, più efficaci (qualcuno direbbe, con un brutto neolalismo, “più performanti”), magari anche esteticamente più piacevoli.

Lo sconforto iniziale assume una forma più acuta pensando al fatto che quella radio, quel computer, quel televisore che prendono polvere sono ancora funzionanti. Certo: i nuovi acquisti, quelli che fanno bella mostra di sé in salotto, sulla scrivania, in camera da letto sono certamente migliori. Ma ci sarà mai un momento in cui potremo possedere un oggetto di cui non esista un non plus ultra?

E allora, ecco che la crisi potrebbe essere davvero salutare, e potrebbe farci riscoprire un’arte messa in cantina insieme al vecchio Nokia formato mattone: l’arte di accontentarsi. Potremmo, finalmente, renderci conto che abbiamo tutto quello che ci serve. Accettare che qualcosa potrebbe non essere alla nostra portata, perché solo i bambini vogliono tutto, subito e indipendentemente dalle conseguenze. Ricordare che “tutto attorno a me” e “voglio il meglio” sono solo slogan scritti a beneficio di chi vende, non di chi si misura ogni giorno con un bilancio familiare.

La felicità non sta nel possedere, ma nell’essere. Non è fuori, ma dentro. Non è effimera, ma profonda. Non si nutre di esteriorità, ma di spiritualità.

Accontentarsi non è l’arte dei perdenti, ma dei realisti. Ed essere responsabili non significa essere meno felici.

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