riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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L’ultima spiaggia

Posted by pj su 1 ottobre 2008

Ormai i sondaggi imperversano, a prescindere dalla rilevanza del tema: torme di intervistatori tormentano persone che di rispondere a domande più o meno banali non hanno nessuna voglia.

L’ultima, in ordine di tempo, ha coinvolto mille italiani tra i 14 e i 79 anni (praticamente tutta la società produttiva, e oltre) con una domanda da salotto annoiato: cosa porteresti con te se dovessi vivere da solo, per cinque anni, su un atollo sperduto nel Pacifico. Ossia sulla classica isola deserta.

Emerge che gli italiani, noti buongustai, non rinuncerebbero alla pasta e al vino per quanto riguarda gli alimenti; porterebbero la radio e l’orologio come prodotti tecnologici, mentre tra i libri, sull’isola deserta porterebbero con sé la Bibbia.

Il responso sorprende. Stando ai sondaggi di settore, gli italiani non sembrano così affezionati alle Sacre Scritture: non le conoscono, non le praticano, non le leggono. Eppure, se dovessero trovarsi soli e isolati, non porterebbero Guerra e pace o l’Odissea, e nemmeno un testo del laico Odifreddi: riscoprirebbero la Bibbia.

Se è così viene da chiedersi come mai, allora, nell’ordinarietà del quotidiano la Bibbia resti ben chiusa su qualche mensola di casa.

Certo, è colpa del logorio della vita moderna, dello stress, degli impegni che non danno respiro: su un’isola deserta, con cinque anni da passare in serenità e senza le scadenze incombenti, magari nel silenzio assordante della solitudine, sarebbe diverso.

Non è vero, quindi, che la Bibbia non abbia importanza per gli italiani. La Bibbia gode di considerazione e rispetto, e viene vista come una soluzione, una consolazione, una risposta; solo che si tratta di un valore di scorta, un impegno in bassa priorità, una chance residuale.

La Bibbia, dall’italiano medio, non viene percepita come uno strumento utile per una vita sana, ma come un rifugio cui guardare nel momento del bisogno. Come il supermercato. Come il medico. Come Dio, purtroppo.

2 Risposte to “L’ultima spiaggia”

  1. Sandra said

    Ciao PJ, la tua riflessione, purtroppo, è piuttosto realistica: su un’isola deserta porterebbero la Bibbia, come se fosse l’ultima spiaggia a cui approdare.

    Qualche mese fa un caro collega mi telefona per dirmi che sua madre era ricoverata con sintomi che facevano pensare a qualcosa di grave a livello cerebellare; la TAC evidenziava una lesione sospetta al cervelletto. Si può immaginare la disperazione, il dolore. Lo conforto e gli dico che pregherò per sua mamma, invitandolo a fare altrettanto.

    Mi risponde che lo farà, ma che si sente in colpa a rivolgersi a Dio proprio ora che vive un momento tragico, pensa che forse non sia giusto pregare ora se non lo si è fatto mai prima. In effetti il suo ragionamento era, almeno questo, coerente.

    Pensando, da genitore, a quanto è bello quando tuo figlio ti chiede aiuto, anche se magari se non ha bisogno preferisce parlare o confidarsi con gli amici invece che con te, gli ho detto che il Signore gradisce che noi lo cerchiamo e non ci rifiuta, anche se, certamente vorrebbe avere con noi qualcosa di diverso da un contatto sporadico…

    Due giorni dopo il mio collega mi chiama di nuovo, stavolta per chiedermi «Con quanta intensità hai pregato?» e poi dirmi che a un’ulteriore TAC la lesione sospetta non c’è più e nessuno sa spiegarsi perché: parlano addirittura di un difetto della lastra su cui viene stampata la TAC. Parere personale: è più fantasiosa questa motivazione che non pensare a un intervento divino! Ma tant’è…

    Per Tony rimane una cosa inspiegabile e mi riferisce che crede che davvero Dio sia intervenuto. Ovviamente gioisco per lui, sperando e pregando che questo episodio lo porti a riflettere e a prendere una decisione, ma una volta che l’ultima spiaggia non è più tale, che la speranza è tornata, la paura della malattia è svanita, è svanita anche la riconoscenza e Dio è tornato a essere quell’Essere da tenere lì, buono per la prossima volta che ce ne fosse bisogno…

    Sandra

  2. laura said

    io son gia’ contenta se si portano la Bibbia 😀 …se va avanti cosi’ non so tra qualche anno…

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