riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

Dove si gioca

Posted by pj su 22 settembre 2008

«Sul web finisce il primato dei siti hard: i social network prendono la leadership», segnala il Corriere.

Stando ai dati che emergono dai motori di ricerca, in dieci anni si è dimezzato l’interesse per siti a luci rosse, soppiantato dalla passione per l’interazione del web 2.0, dove la comunicazione è anima di un rapporto paritario e diretto tra gli utenti. Sui social network ci si conosce, ci si confronta, ci si scambia materiale, idee, pareri, si creano gruppi di opinione (e talvolta, sempre più spesso, si demoliscono matrimoni: ma questo è un altro discorso).

Che l’hard non tiri più come una volta può essere una buona notizia, sempre che l’utilizzo sia davvero calato e non si sia invece spostato – come qualche osservatore nota – verso canali diversi dai motori di ricerca.

La rapida ascesa delle reti sociali, invece, ci pone qualche interrogativo in relazione al nostro modo di relazionarci. Ci dice che gli utenti di Internet, oggi sono là: frammentati per interessi, suddivisi per canali più e meno frequentati, disposti a confrontarsi ma secondo certe regole.

Non solo. Per chi, come i cristiani, comunicare un messaggio è essenziale, questi dati non sono indifferenti: ci dicono che i siti-vetrina hanno fatto il loro corso, e non ha senso quindi investirci eccessive energie; ci spiegano che non è più efficace come un tempo l’esposizione di una verità senza la possibilità di riscontro, confronto, obiezione da parte di chi legge; ci indicano la “piazza” da frequentare se vogliamo che il messaggio arrivi ai destinatari.

Attenzione: parliamo di piazze da frequentare, non da creare. I canali esistono già, e hanno un ampio seguito. È lì che si deve svolgere la “missione”. È lì che dobbiamo sollecitare domande, stimolare il dialogo, suggerire risposte. È lì che si gioca la sfida a noi stessi – al nostro approccio, al nostro linguaggio, alla nostra capacità di farci capire da chi ci ascolta – prima ancora che agli altri.

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