riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

    Vi aspetto su riflessietici.wordpress.com

La vita degli altri

Posted by pj su 9 settembre 2008

“Gerusalemme nel mirino della milizia religiosa”, scrive La Stampa: si fanno sempre più pressanti le azioni dei “guardiani della morale”, ronde di giovani ultraortodossi che da due mesi terrorizzano «le famiglie del quartiere aggredendo le donne con gli avambracci immodestamente scoperti e irrompendo nei bazar high-tech più audaci».

Nel quartiere Mea Shearim esiste «un collegio di rabbini responsabile delle regole del decoro: “la commissione ha anche un braccio armato, le mishmret hatzniut, squadre della modestia, incaricate di correggere le devianze”», spiega il direttore della radio ultraortodossa.

Non c’è da scandalizzarsi. Gli estremisti esistono in ogni ambiente, politico o religioso che sia. E le milizie religiose non sono una novità nemmeno per i più sprovveduti: in Afghanistan c’erano i guardiani della rivoluzione, pronti a censurare perfino un burqa poco casto.

Nemmeno l’ambiente cristiano è immune da spinte legaliste, e qualche realtà religiosa si è spinta a dettare le misure delle gonne e la sobrietà degli ornamenti.

Sicuramente provvedimenti simili hanno alla base valide ragioni: lo smarrimento del buonsenso, prima ancora che la perdita dei valori, ha disorientato le sensibilità in fatto di vita sociale, di obiettivi, e finanche di abbigliamento; la mancanza di senso estetico e di rispetto per il prossimo ha fatto il resto, e ci ha portati dove siamo.

Che esista un controllo – come all’ingresso dei luoghi di culto – ha un senso, anche per rispetto alla sensibilità di chi potrebbe rimanere offeso da alcuni eccessi. Ma le milizie, in qualunque forma le si voglia intendere, sono un’altra cosa. Non sono solo una cosa sbagliata: sono una cosa triste.

Passare la vita a criticare, additare, nella peggiore delle ipotesi anche fermare fisicamente un eccesso non è sintomo di una ricchezza, ma di una mancanza. Significa vivere la vita degli altri perché non se ne ha una propria. E forse significa anche voler coinvolgere gli altri nella propria infelicità, non potendo, volendo, sapendo vivere diversamente.

Anche questa, in fondo, è una dipendenza. Anche se viene vista e spacciata come spiritualità.

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