riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

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    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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Il disagio che accomuna

Posted by pj su 7 luglio 2008

Lenny Kravitz stupisce ancora, e stavolta non per la trasgressione. Ad Andrea Laffranchi del Corriere racconta che da mesi vive in maniera casta: lui, gaudente incallito con un carnet di conquiste femminili, note e meno note, che potrebbe riempire un album.

«C’è stato un periodo in cui è stato così. Ma anche se l’ho fatto, non era il modo giusto di comportarsi. Ora seguo la volontà di Dio e non la mia. Voglio crescere più forte grazie a Dio».

Non solo: come ricorda Laffranchi, in un brano contenuto nell’ultimo album Kravitz “canta di non aver bisogno di aerei privati, diamanti e champagne”, che hanno caratterizzato in maniera marcata il suo passato. «Per questo ora posso dire che non mi servono – spiega -. È Dio che ti rende felice e che riempie la tua vita. Ora so su quale strada mi trovo e dove sto andando: verso Dio, lo spirito, l’amore, non verso le cose materiali».

E a parlarne è uno che di “cose materiali” ne ha avute e viste tante: eccessi, lusso sfrenato, piacere senza limiti. Ma che, evidentemente, a un certo punto si è reso conto che la vita non poteva essere tutta lì.

Qualche malizioso obietterà che è facile, dopo aver vissuto il meglio della vita, emozioni di grande impatto, situazioni che i comuni mortali nemmeno immaginano, dire “non mi servono più quelle cose”: chi non riesce a pagare il mutuo vive la quotidianità in maniera più frustrante e forse, prima di concordare, apprezzerebbe la possibilità di passare qualche giorno da Kravitz. Una reazione d’impulso, che però non tiene conto di come possa essere difficile per i tanti Kravitz riuscire a cambiare vita, pur rendendosi conto di essere in un vicolo cieco. Ne sono testimoni, loro malgrado, le tante popstar che entrano ed escono dai centri di riabilitazione, e con la loro ribellione esprimono quel disagio interiore che nemmeno gli agi riescono ad anestetizzare.

Per i “ricchi” passare la cruna di un ago è difficile oggi come ieri. E sono sempre troppo pochi coloro che possono dire, con Salomone, “ho provato di tutto e di più, ma ho visto che niente mi dava davvero quel che cercavo”. Per questo non è solo una consolazione da perdenti pensare che una vita ordinaria sia un privilegio, e sia la via meno dolorosa per raggiungere la Risposta.

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3 Risposte to “Il disagio che accomuna”

  1. Sandra said

    Ma è davvero più facile per persone che hanno avuto tutto dalla vita accorgersi che in fondo è niente, che quel tutto non basta a riempire quel vuoto che ti si è scavato dentro? Io credo che per persone come Kravitz sia più difficile: chissà se nei momenti difficili non gli verrà da rimpiangere i tempi della fama e della ricchezza sfrenata, il tutto e subito. Spero per lui che la sua conversione sia vera, sincera e profonda, per lui stesso e perché se così fosse sarà una gran bella testimonianza e un esempio da seguire…

  2. Marco said

    Concordo con il pensiero dell’autore di questo commento.
    Quanti di noi si schierano contro il modo di vivere “mondano” e “materialista” ma, se ne avessero le possibilità economiche, si troverebbero dentro un vortice dal quale non riescono più ad uscire?
    Se le fonti sono esatti, apprezzo e stimo il Sig. Kravitz per la sua scelta.

  3. Sandra said

    Ciao Marco, quello che dici è vero. A vivere nel benessere ci si abitua bene e in fretta, magari poi dimenticando che nulla ci appartiene e che quello che ci viene donato dovremmo usarlo per dare gloria a Dio, che si tratti di beni materiali, ma anche dei nostri talenti.

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