riflessi etici

prospettive cristiane sull'attualità

  • L’avventura continua…

    Dal primo novembre 2011 biblicamente diventa Riflessi etici. Cambiano il nome e il formato grafico, ma l’obiettivo del progetto – dal 2005 – resta lo stesso: cogliere nell'attualità i riflessi etici che emergono dai fatti, dai commenti, dalle proposte, dalle speranze di chi ci sta attorno. Rispecchiando valori che vale la pena di riscoprire pienamente e vivere con coerenza.

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La ragazza del fiume

Posted by pj su 24 giugno 2008

«Due milioni e settecentomila spettatori: questo il numero delle persone che hanno seguito ieri sera “Chi l’ha visto“, il programma di RaiTre dedicato alle persone scomparse e agli omicidi misteriosi. Nel corso della puntata, stravolta rispetto ai piani originari a causa delle nuove rivelazioni sul caso Orlandi, Federica Sciarelli è tornata anche sulla vicenda del cadavere di donna ritrovato nel Po lo scorso 25 maggio».

Se poi non saranno stati proprio due milioni e settecentomila gli spettatori arrivati svegli fino alle 22.40 per seguire il collegamento con Milano, non importa: è già una soddisfazione che la nostra testata venga interpellata da un programma Rai come fonte autorevole in relazione a un caso che, in qualche modo, risulta legato al mondo evangelico.

Nel breve intervento in diretta ho tentato di dare un quadro quanto più ampio possibile per inquadrare correttamente il contesto evangelico ed evitare quindi che il braccialetto venga considerato come un banale feticcio; la vicenda però mi ha fatto, ancora una volta, pensare.

Nel ragionare su un paio di possibili ipotesi sul perché una ragazza trovata cadavere nel Po portasse al polso un braccialetto “evangelico”, mi sono reso conto di quanto sia semplice, tutto sommato, che casi come questo avvengano.

In una normalissima chiesa evangelica arriva un volto nuovo: è una ragazza dal passato difficile, lo testimoniano un paio di ampi e aggressivi tatuaggi – di cui uno recente – e un modo di vestire trasandato per i nostri canoni. Viene da lontano, non si è mai ambientata nella zona perché il tempo disponibile l’ha trascorso con compagnie poco raccomandabili, e per questo è rimasta straniera nella città dove, per scelta o per ventura, vive ormai da anni.

La ragazza cerca: cerca una soluzione per la sua vita, cerca una risposta. Trova la fede. O, almeno, un granello di Parola si posa nel suo cuore. Le si apre un mondo che non conosceva, fatto di amore, solidarietà, persone semplici e sincere, magari un po’ fissate ma buone, che le fanno ritrovare fiducia nel genere umano. Capisce che può farcela, e comincia timidamente – lei, piantina ancora fragile – a frequentare culti e riunioni, fermandosi volentieri a scambiare due parole, magari senza aprirsi troppo per non scoperchiare un passato che preferisce seppellire. E che invece, a breve, seppellirà lei in un sacco, prima di buttarla nel fiume.

A un certo punto questa ragazza, che si è fatta vedere in chiesa per qualche mese con ragionevole costanza e buon interesse nei confronti della fede, sparisce improvvisamente.

Cosa fa la chiesa? Forse si chiede che fine abbia fatto. Ma non va a cercarla: in fondo venire in chiesa è una scelta, e poi magari ora ne frequenta una dove si trova meglio (lei, che era sempre presente con il sorriso sincero e stupito di chi ha trovato un tesoro), o magari si è trasferita, in fondo non era del posto, e poi a chi vuoi chiedere? Sì, l’abbiamo accompagnata una volta a casa ma non sappiamo esattamente dove abiti, e magari la mettiamo in imbarazzo, disturbiamo.

Magari potrebbero farlo i giovani? Ecco, sì, qualche ragazza potrebbe “fare una visita” con la scusa di vedere come sta: ma poi si sa come finiscono le cose, talvolta è più piacevole un concerto o un’evangelizzazione, e poi come fai a giudicare, se il Signore vuole ce la farà incrociare uno di questi giorni. E comunque, sia chiaro, preghiamo sempre per coloro “che si sono allontanati”. Com’è che si chiamava, a proposito, quella ragazza che si era avvicinata alla fede per un periodo, qualche mese fa?

Naturalmente la chiesa rappresentata qui sopra non è la nostra, ci mancherebbe altro. Noi non lasceremmo mai una persona in difficoltà senza fare del nostro meglio per aiutarla. Non è nostra abitudine rassegnarci quando un’anima comincia a perdersi. Siamo pronti a collaborare con i responsabili della comunità nella cura dei più deboli, confortandoci e incoraggiandoci l’un l’altro come dice la Bibbia. Come farebbe Gesù. Già.

“Cosa farebbe Gesù”: a volte viene da pensare che quel braccialetto dovrebbero renderlo obbligatorio. Come i vaccini.

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3 Risposte to “La ragazza del fiume”

  1. Franco TS said

    Spero di essere il primo, ma sopratutto non l’ultimo, ad inserire un commento in questo Blog del carissimo amico, collega, fratello, conterraneo, ecc.ecc (basta così se non andiamo troppo per le lunghe)PAOLO.

    E’stata una vera gioia vederlo ieri sera su RAI 3 in “Chi l’ha visto”, sopratutto per ciò che ha detto, che in fin dei conti è stata una vera e propria testimonianza evangelica, un’occasione per far si che altri possano venire alla conoscenza del Vangelo e sono convinto che molti, per curiosità o altro, saranno andati o andranno a visitare il sito di evangelici.net, che sta diventando sempre più punto di riferimento del mondo evangelico in Italia e la prova che sia stato interpellato il responsabile per questa storia lo dimostra chiaramente.

    Interessante, chiaro e preciso anche nell’inquadrare una certa situazione delle chiese evangeliche italiane che spesso si ripete e a cui siamo tutti noi, che ci definiamo credenti evangelici, chiamati a rispondere ma sopratutto chiamati a cambiare atteggiamento; spesso accade che perdiamo di vista persone che forse sono entrate nelle o NELLA NOSTRA chiesa, per poche volte, e magari avevano bisogni particolari, vivono momenti difficili, ma noi non ce ne siamo accorti, o non ci siamo neppure interessati. Capisco anche che a volte non siamo pronti ad affrontare problematiche particolari, come sicuramente aveva questa ragazza trovata nel Po, o non volgiamo prepararci ad affrontarli, perchè siamo chiusi in uno schema, ci aspettiamo che anche gli altri si adattino al nostro schema e se non lo fanno, non siamo pronti ad aiutarli rischiando di perderli.

    Se quella di ieri sera è stata un’occasione anche di testimonianza è stato anche un momento di richiamo per noi, per la nostra coscenza, per la nostra vita di fede.
    Cosa farebbe Gesù? Ma forse dovremmo chiederci: COSA FACCIAMO (o non facciamo) NOI?

  2. laura said

    hahahahhaha e’ verooo 😀 vaccinazione obbligatoria! una cosa che ti rimane nel ‘sangue’ 😀 …come una specie di… battesimo? 😀 (cancella cancella :D)
    ciao laura

  3. Sandra said

    Ciao Franco, concordo con te: il passaggio di PJ a “Chi l’ha visto?” è stata di certo una buona occasione per testimoniare.
    Confermo il maggior numero di visitatori su ev.net, oltre un centinaio in più nel giro di pochi minuti, ancora mentre Paolo era in onda.

    La nota di rimprovero verso i credenti, che spesso sono troppo assorti per accorgersi di chi non si fa più vedere in chiesa, spero faccia riflettere…

    “Ma forse dovremmo chiederci: COSA FACCIAMO (o non facciamo) NOI?”
    Sicuramente quello che non facciamo supera di gran lunga quello che potremmo e dovremmo fare 😦

    Ciao, Sandra.

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